Personaggi

Elia da Cortona

di Ornella Mariani
Elia da Cortona.
Elia da Cortona.

Elia da Cortona

Inflessibile nella pretesa parità fra Dotti, Chierici e Laici a fronte della Regola e della disciplina conventuale, sollevò l’ostilità della corrente anglo/franco/tedesca alla preminenza italiana della gestione dell’Ordine e la più dura opposizione fu provocata dal tentativo violento di soppressione del gruppo estratto dagli Zelanti della povertà e dell’ideale francescano e definiti disubbidienti.

L’attività di censura, avallata dal Papa, fu amplificata dalle persecuzioni e dagli arresti di Frate Cesario da Spira, verosimilmente morto di sevizie in carcere. Tuttavia, proprio a proposito del controverso Frate, Thomas Eccleston si era chiesto …Chi, in tutto il mondo cristiano, più imponente e più famoso di Elia? …,  … madre … e padre degli altri frati… per San Francesco d’Assisi la cui dottrina, ispirando i fermenti religiosi del XIII secolo, fondò sulla Paupertas contro la mondanità ecclesiale.

Il forte messaggio, a quattro anni dalla morte del Santo, fu oggetto della Bolla Quo elongati  con la quale Gre­gorio IX sostenne che la sua eredità spirituale ­non aveva carattere giuridico vincolante per i Frati Minori. Infatti, il ministerio generale di Elia da Cortona, verso la metà del XIII secolo, con le sue imponenti opere edilizie; con la raccolta delle elemosine; con i suoi Magister all’Università di Parigi non perseguì gli ideali del Fondatore dell’Ordine.

In effetti, le prime contrapposizioni sull’interpretazione del messaggio francescano dettero luogo a due correnti di pensiero: quella degli Spirituali, fedeli allo spirito della indigenza assoluta e delle visioni escatologiche di Gioacchino da Fiore; quella dei Conventuali, inclini alla cle­ricalizzazione.

In gioco c’era la sorte della Ecclesia carnalis o Meretrix magna.

Frater Helias peccator, come si firmò nell’unico scritto pervenutoci, o Venerabilis Pater et Dominus, come il notaio Raniero da Cortona lo definì, ovvero Elia Bonusbaro o Bonibarone era nato verso il1180 in una incerta località fra Assisi e Cortona e aveva condotto gli studi notarili a Bologna.

Quanto di lui si conosce è deducibile dalla Cronica di Salimbene di Parma che, pur condividendone il saio, fu un suo accanito detrattore.

Entrato nel 1211 nell’Ordine; divenuto fedele discepolo, amico e confidente di Francesco d’ Assisi che lo designò alla successione come Ministrum ordinis Fratorum Minorum, egli fu personaggio di spicco del suo secolo ed attento propugnatore della separazione del potere spirituale dal potere temporale.

Nel 1217, riorganizzato l’edificio monastico in Province, Custodie, Conventi e Romitori, si recò in Siria e Terra santa ove riscosse ampi consensi per l’indiscusso talento negoziale e per i solidi rapporti con i Musulmani: una volta in quelle terre, nel 1219, Francesco d’Assisi restò assai impressionato dalla sua reputazione e lo volle suo Vicario fra il 1221 e il 1227, consolidandone l’esperienza con una missione in Germania e l’altra in Inghilterra in quegli stessi anni in cui veniva promulgata la Regola Bollata.

Nel 1226, proprio Elia benedisse il trapasso del Santo rendendone noto il miracolo delle Stimmate.

Della sua competenza diplomatica, poi, si avvalse anche l’Imperatore Federico II per il conseguimento di due obiettivi: ripianamento dei rapporti con l’Imperatore Latino di Costantinopoli Baldovino II e il Basileus di Nicea Giovanni Vatatzes, in funzione di un accordo utile alla intera Cristianità; definizione delle clausole del matrimonio di quest’ultimo con la propria figlia Costanza.

Riducendo gli spazi di manovra papale in un’area ove la Chiesa era assai presente e legando l’Impero d’Oriente alla causa sveva, il sodalizio suscitò tutto il risentimento della Curia romana che lo definì molestum et grave. Pertanto, già attivo Consigliere della Corona, Elia influenzò la concezione laica dello Stato federiciano esponendosi a dure critiche quando la contrapposizione fra Frati Spirituali e Frati Conventuali o Relaxati, sulla diversa applicazione della Regola, degenerò nella risoluzione del Capitolo a deporlo e a sostituirlo con Alberto da Pisa.

Ancorché delegittimato, però, egli seguitò a curare i lavori della basilica di Assisi, consacrata nel maggio del 1230: il 25 di quel mese vi fece traslare le spoglie di San Francesco ed il completamento dell’opera, nel 1232, gli valse la riconferma a Generale dell’Ordine già diviso. Tuttavia, poiché nel Capitolo del 1239 non fu riconfermato nell’incarico, tornò ad Assisi come custode della basilica, prima di ritirarsi a Cortona.

In questa località, il 16 maggio gli fu notificata la deposizione e la scomunica di Gregorio IX, per le relazioni intrattenute con lo scomunicato Imperatore. Per contro il provvedimento, che seguiva il secondo interdetto già irrogato allo Svevo il 6 marzo precedente ed anticipava di un mese la lettera pastorale Sedes Apostolica, con la quale si invitava l’Ordine alla predicazione antimperiale, valse al Frate la nomina a Dilecto familiari et fideli Nostro; l’impegno di Consulente organizzativo dell’Esercito imperiale ed una serie di incarichi diplomatici, il più delicato dei quali fu la missione svolta in Oriente nel 1240.

Di fatto, la censura papale affondava radici nella morte di san Francesco quando Elia, che ne condivideva l’ideale pauperistico, prese a dibattere il tema della costruzione della basilica di Assisi con l’ala oltranzista degli Spirituali: quei Francescani che osservavano alla lettera la Regola ed il testamento francescano e che nel maggio del 1227 avevano brigato per sfiduciarlo. Nel 1232, però, grazie alla popolarità conseguita per la realizzazione dell’imponente opera, egli era stato rieletto Generale dell’Ordine già diviso in Conventuali o Relaxati e Spirituali: gli uni tesi ad una parziale attenuazione della Regola; gli altri proiettati verso un inderogabile rigore mistico, ostile ai metodi del Frate a loro avviso responsabile di abusi di autorità e di arresti ed esili comminati ai Fratelli dissenzienti, circa la raccolta di denaro per l’esecuzione del santuario assisiano.

Furono costoro, ricorrendo a Gregorio IX, a spingere per la sua deposizione e per la sua scomunica.

Fra il 1242 ed il 1244, reduce dalla missione di pace fra Baldovino II di Costantinopoli e Giovanni di Nicea, egli portò una importante reliquia della Santa Croce che donò alla chiesa di san Francesco in Cortona: perdonato e reintegrato, fu però ancora espulso e anatemizzato da Innocenzo IV.

Il 22 aprile del 1253 si spense, riconciliato con la Comunità ed assolto.

Alla notizia del suo decesso, il Papa inviò a Cortona frate Valasco dei Minori per una inchiesta sugli ultimi giorni del Monaco ghibellino: come risultò dagli atti dell’inchiesta, durata dal 2 al 6 maggio e raccolti dal notaio Benvenisse, i testimoni furono escussi sul suo stato mentale, risultandone che il 19 di quel mese, sabato santo, egli aveva fatto chiamare l’Arciprete Bencio di Cortona e aveva chiesto l’assoluzione giurando di rimettersi all’autorità della Chiesa e di andare, appena le condizioni di salute lo avessero consentito, personalmente a chiedere perdono al Papa.

Il giorno dopo la Pasqua, pertanto, ricevette il sacramento eucaristico dal Confratello Deotefece.

Colui che san Francesco aveva definito Padre e madre di tutti i suoi figli; che Bernardo da Bessa chiamava Vir adeo in sapientia humana famosus, ut rares in ea pares in Italia putaretur habere; che fece esclamare a Tommaso da Eccleston Quis in niverso Christianitatis orbe vel gratiosor vel famosior quam Elias?, restò comunque condannato alla damnatio memoriae per l’amicizia con l’Imperatore e per averne condiviso la visione del mondo rispetto alla quale l’Impero si poneva come Istituzione sovrannaturale unendo, come sostenne il Kantorowicz, Francescanesimo e Laicismo.

Per comprendere la sua importanza storica è sufficiente riassumere le tappe della sua esistenza:

Primo Ministro Provinciale di Toscana;

Primo Ministro Provinciale di Terra santa;

Primo Ministro Generale dell’Ordine;

Primo Custode del Sacro Convento, della Tomba di san Francesco e della Basilica che Gregorio IX proclamò Caput et mater della Confraternita.

Così si espresse santa Chiara, nel 1236, inuna lettera indirizzata alla beata Agnese di Praga: …Attieniti ai consigli del Venerabile e Padre Nostro Frate Elia, Ministro Generale, e anteponili ai consigli di qualsiasi altro e ritienili più preziosi per te di qualsiasi dono…

Con ogni evidenza, nei suoi confronti fu orchestrata una campagna diffamatoria per quel suo propendere ad un razionalismo protoilluminista che pose in dubbio gli stereotipi agiografici contrabbandati per verità assoluta.

La sua attività si articolò su due fasi: una prima, riferita al periodo del Primo Generalato, fra il 1221 e il 1227; una seconda, legata al Secondo Generalato, fra il 1232 e il 1239 e fra il 1238 e il 1253 risultando … uomo ornato talmente di umana sapienza e prudenza, da essere sommamente stimato tra gli uomini del suo tempo sia dalla Curia romana che da quella imperiale…  (Cronaca dei XIV Generali).

E’ certo che grazie a lui l’Ordine conobbe un grande sviluppo:  diviso in trentaquattro Provincie (cismontane e ultramontane), fornì un rilevante contributo agli Studi di Parigi e Bologna, alle Missioni e alle attività di apostolato sociale.

Spentosi

Inumato in san Francesco di Cortona, fu riesumato dagli Spirituali che ne scempiarono i resti.

Poco prima di morire, com’è testimoniato da Tommaso da Celano nella Vita Prima, san Francesco gli aveva detto: …Ti benedico, o figlio, in tutto e per tutto; e come l'Altissimo, sotto la tua direzione, rese numerosi i miei fratelli e figlioli, così su Te e in Te li benedico tutti. In cielo e in terra ti benedica Dio, Re di tutte le cose. Ti benedico come posso e più di quanto è in mio potere, e quello che non posso fare io, lo faccia in Te Colui, che tutto può. Si ricordi Dio del tuo lavoro e della tua opera e ti riservi la tua mercede nel giorno della retribuzione dei giusti. Che tu possa trovare qualunque benedizione desideri e sia esaudita qualsiasi tua giusta domanda…

Tanto non impedì la distruzione dei registri del Sacro Convento ed una disdicevole propaganda, cui partecipò lo stesso Tommaso da Celano.

Federico II: …Questo Papa, in odio a noi, ha deposto dal ministero generale un generoso e coscienzioso frate Elia, costituito Ministro dell'Ordine dei Frati Minori dallo stesso Padre dell'Ordine Beato Francesco, al tempo del suo transito: perché, per amore della giustizia a cui si è dedicato col cuore e con l'azione, promovendo la pace dell'Impero, difendeva con evidenti argomenti il nostro nome, l'onore e il bene della pace…

Il Frate era stato legatissimo anche ad Agnese d’Assisi e, ancorchè destituito e scomunicato, conservò stretti contatti con lei e la sorella Chiara che gli restò …fedele anche quando ha già oltrepassato il suo zenit…

L’Ordine di Elia si sviluppò:

in Umbria e Marche con Liberato da Macerata e Angelo Clareno da Cingoli: nel 1294 Celestino V gli permise di emanciparsi dai Conventuali definendolo Poveri Eremiti, ma Bonifacio VIII gli revocò ogni privilegio e Giovanni XXII li scomunicò;

in Francia meridionale con Pierre Jean Olivi: anatemizzati, grazie alla mediazione del Medico spagnolo Arnaldo di Villanueva presso la Corona partenopea e presso Clemente V, si puntò alla conciliazione fra il Generale della Confraternita Gundisalvo di Valleboa e Raymond Gaufredi. Tuttavia nel 1314, il decesso di Clemente V e la consacrazione di Giovanni XXII, portò ad una raffica di arresti ed atti persecutori culminati nel rinvìo dei Frati alle torture dell’Inquisizione e ai roghi;

in Toscana ove, per effetto della tensione, un folto gruppo di Confratelli emigrò in Sicilia.

Il Movimento si riorganizzò grazie ad Enrico de Ceva e al Re aragonese Federico III che ne approvò lo statuto, malgrado la Bolla di scomunica Gloriosam Ecclesiam irrogata dal Papa nel 1318: cacciati dall’isola, ripararono a Napoli, sotto la protezione di Roberto d’Angiò.

I Decreti di Giovanni XXII emessi nel 1322, 1325, 1327, 1329, 1330 e 1331 ne favorirono l’integrazione con i Michelisti di Michele da Cesena.

Bibliografia