Personaggi

Filippo II Augusto

di Ornella Mariani
Filippo II Augusto, Re di Francia
Filippo II Augusto, Re di Francia

La sua nascita fu vissuta come un miracolo: si era atteso per più di trent'anni quell'erede che Luigi VII il Giovane ebbe solo dalla terza moglie Adèle di Champagne.

Lo chiamarono, pertanto, Filippo Dieudonné, ovvero donato da Dio.

Settimo Sovrano della dinastia dei Capetingi; detto anche il Guercio o il Conquistatore; nato a Parigi il 21 agosto del 1165 e morto a Mantes-la- Jolie il 14 luglio del 1223; tre volte sposato: con Isabella di Hainaut, Ingeborga di Danimarca e Agnès di Merano, ebbe l'appellativo di Augusto nel luglio del 1185 quando riannesse alla Corona l'Artois, il Valois, l'Amiens e parte del Vermandois.

La sua nascita, enfatizzata dalla concessione della libertà a tutti i Servi della Gleba, sembrò annunciarne il destino: egli avrebbe aumentato la potenza della Monarchia e rafforzato le basi dell'unificazione dello Stato gettate dai predecessori. Nella cornice della lotta alla Grande Feudalità, infatti, dopo aver vissuto in costante conflitto con i Sovrani inglesi suoi vassalli: Enrico II, Riccardo I, Giovanni senza Terre, recuperò i feudi di Normandia, Angiò e Turenna; sconfisse a Bouvines nel 1214 l'Imperatore Ottone IV di Brunswick a vantaggio di Federico II di Hohenstaufen; ricondusse in orbita francese i territori continentali controllati dall'Inghilterra; fu, per ben quarantatre anni, tra i Re più stimati del Medio Evo anche per il contributo fornito alla fine dell'Epoca feudale ed alla formazione della coscienza nazionale francese.

Quattordicenne, era stato associato al trono con grande fervore religioso poiché, poco prima della consacrazione, un incidente di caccia aveva gravemente compromesso la sua salute. Temendo per la sua vita, il padre si era recato in Inghilterra a pregare sulla tomba del martire Thomas Beckett e, ottenutane la guarigione, lo aveva intronizzato a Reims il 1° novembre con la benedizione dello zio Arcivescovo Guglielmo Bianche mani.

Il 18 settembre del 1180 Luigi VII si spense: ancorché quindicenne Filippo ascese al trono rivelandosi fin da subito dotato di talento politico ma privo di scrupoli: appena insediato, per rimpinguare le depauperate casse, emanò un decreto di espulsione degli Ebrei cui confiscò i beni, imputando loro le calamità che funestavano la Nazione ed archiviando la tolleranza politica paterna. Successivamente, surclassato per lustro e potenza dal suo vassallo nominale Enrico II d'Inghilterra, sottoscrisse il Trattato di Gisors e sposò Isabella di Hainaut che incoronò Regina consorte a saint-Denis il 28 maggio del 1180 e la cui dote dell'Artois gli conferì autorità nei confronti delle case di Fiandra e Champagne. Nel 1181 spezzò l'alleanza del Conte Filippo I di Fiandra col Duca di Brabante Goffredo III e col Primate di Colonia Filippo di Heinsberg, così acquisendo col Trattato di Boves del luglio del 1185 il possesso dei feudi del Vermandois e dell'Amiènois.

Gli restò da definire solo il conflittuale rapporto con i Plantageneti, la cui sovranità si estendeva sull'Angiò, Normandia, Vexin e Bretagna, mentre la sua vita privata era angustiata dalla sterilità della moglie in danno della quale, nel 1184, aveva inoltrato quella richiesta di nullità del vincolo coniugale fermamente respinta dall'Assemblea di Senlis.

Fra il 1186 ed il 1188, l'irrequieto Filippo riaccese una logorante guerra con gli Inglesi, sfruttando le rivalità di Riccardo I e Giovanni senza Terre ma accettò alla fine quella tregua sollecitata fin dal 1187 da Gregorio VIII, esigente l'allestimento della Terza Crociata ed il recupero di Gerusalemme: il 5 settembre di quello stesso anno nacque l'inatteso Luigi VIII, cui furono assegnati Peronne ed Artois come patrimonio della madre.

Il 6 luglio del 1189 si spense Enrico II d'Inghilterra; a distanza di un anno, il 14 luglio del 1190, mancò anche la Regina Isabella, durante un parto gemellare concluso dal decesso anche delle creature. Tali eventi, coincidenti con l'aggravarsi della situazione politica in Terrasanta, alla fine dell'estate del 1190 indussero Riccardo I e Filippo Augusto ad imporre ai sudditi la Decima del Saladino per finanziare la spedizione e a partire per l'Outremer, ov'erano stati già preceduti dall'Imperatore Federico I.

Mossero l'uno da Genova e l'altro da Marsiglia incontrandosi a Messina, ove la loro conflittualità s'inasprì quando l'uno infranse la promessa di matrimonio contratta con Alice di Francia sorella dell'altro: indignato, il Capetingio abbandonò l'isola il 30 marzo del 1191 e proseguì da solo per la Terra Santa mentre il Plantageneto, accampate vane pretese successorie sul Regno isolano, otteneva solo il 4 ottobre successivo la liberazione di sua sorella Regina vedova Giovanna, tenuta prigioniera da Tancredi d'Altavilla.

Il 18 maggio precedente, i Tedeschi avevano già sbaragliato i Turchi a Konya e il 10 giugno l'Hohenstaufen era annegato nel fiume Salef: il giovane figlio omonimo aveva condotto le truppe verso il Principato di Antiochia, ma era stato a sua volta stroncato dalla peste assieme a gran parte dell'esercito.

Filippo Augusto giunse a san Giovanni d'Acri il 20 aprile del 1191; Riccardo, sposatosi intanto a Limassol con Berengaria di Navarra, arrivò l'8 giugno. Insieme a Leopoldo d'Austria, capo delle forze imperiali sopravvissute all'epidemia, sostennero l'assedio della città crollata il 12 luglio; ma spartizione del bottino ed eredità del trono gerosolimitano accesero violenti contrasti: privato della vista ad un occhio; contrariato dalle contrapposizioni locali; allarmato dalla guerra di successione sollevata dalla morte del Conte Filippo di Fiandra e preoccupato dall'appesantirsi della situazione politica europea, ove al trono del Sacro Romano Impero era asceso il sanguinario Enrico VI, il Capetingio lasciò la Terrasanta con il Duca austriaco nell'agosto successivo. Una volta in patria, intervenne nella questione fiamminga che contrapponeva Baldovino V di Hainaut V alla Contessa di Beaumont Eleonora di Vermandois sostenendo il primo, previa corresponsione di cinquemila marchi d'argento, e stabilendo con decreto del 1192 che Valois e Vermandois restassero alla seconda, alla cui morte i territori sarebbero rientrati nel possesso della Corona. Ma il suo pensiero era impegnato dalla precarietà della sua stessa linea dinastica, affidata ad un unico figlio. Deciso a nuove nozze, pertanto, scelse la diciottenne Ingeborga, sorella di Re Knud VI di Danimarca: la sposò ad Amiens il 14 agosto del 1193 ma già nei giorni successivi ne invalidò l'incoronazione; la rinchiuse nel monastero di saint-Maur–des-Fossés; chiese l'annullamento del vincolo per ragioni che, pur consolidate da sette anni di prigionia, restano sconosciute; prese, infine, come amante Agnese di Merano con la quale legittimò una scandalosa convivenza.

Tuttavia, le questioni private erano incalzate dalle urgenze politiche internazionali: reduce dalla crociata, Riccardo d'Inghilterra era stato arrestato da Leopoldo d'Austria su ordine di Enrico VI.

Dopo la vittoria conseguita ad Arsuf su Saladino, il Plantageneto aveva conquistato Giaffa ed aveva impegnato Safadin, fratello del rivale, in negoziati di pace: il naufragio delle trattative lo aveva indotto alla marcia su Ascalona. Così, il 21 settembre del 1192, dopo alterne vicende diplomatiche e militari, era finalmente maturata la tregua quinquennale: Gerusalemme restava sotto controllo musulmano, ma ai Cristiani era consentito di accedervi.

Il 9 ottobre successivo, il più irriducibile ed insubordinato Vassallo di Francia era rientrato in Occidente. Arrestato su ordine dell'Imperatore per aver osato accampare diritti sul Regno di Sicilia, dote di Costanza d'Altavilla, era stato prigioniero per quindici mesi: il suo rilascio era stato subordinato alla consegna di centomila marchi d'argento. Durante la sua forzata assenza, Filippo Augusto aveva appoggiato l'usurpazione di Giovanni senza Terre ottenendo in cambio la Normandia orientale, il Verneuil, il Vaudreuil e l'Évreux.

Ma la liberazione di Riccardo, il 2 febbraio del 1194, aprì una nuova stagione di conflitti anglo/francesi risoltasi con la restituzione di tutti quei feudi e con la Tregua di Vernon del gennaio del 1199.

Fu un accordo di breve durata poiché, mentre Innocenzo III esigeva una ulteriore campagna in Oriente, il Sovrano inglese invase il Vexin: il 6 aprile successivo, tuttavia, durante l'assedio di Châlus, egli fu mortalmente colpito da una freccia di balestra.

Nella complessa successione, che contrappose Giovanni senza Terre al diciannovenne Arturo I di Bretagna, figlio di suo fratello maggiore Goffredo II, mancato tredici anni prima, si inserì il Capetingio: nella primavera di quell'anno accettò l'omaggio del giovane Conte ma, in contrasto con gli impegni contratti, nel maggio del 1200 sottoscrisse il Trattato di Goulet nel quale fissava le nozze del figlio Luigi con Bianca di Castiglia, nipote di Giovanni.

L'evento concentrò le ostilità in Aquitania ove Filippo Augusto inscenò una nuova manovra politica: si riavvicinò ad Arturo; convocò il rivale e, a fronte della sua contumacia, gli confiscò i feudi francesi.

Il seguito si sarebbe giocato in campo!

Un anno avanti, il Sovrano aveva revocato il decreto a suo tempo emesso contro gli Ebrei e ripristinato la pacifica convivenza etnica: l'iniziativa mirava ad allentare le tensioni con la Chiesa maturate quando Innocenzo III gli aveva intimato di cessare la scandalosa convivenza con Agnese di Merano; di allontanarla dalla Corte e di riassegnare il titolo di Regina e di consorte alla ripudiata Ingeborga, ancora confinata nella torre di Étampes.

In sprezzo alle prescrizioni, Filippo aveva celebrato un matrimonio/farsa.

Indignato, il 13 gennaio del 1200 il Papa, interdisse l'intera Francia dichiarando la nullità del nuovo vincolo e disponendo la chiusura di tutti i luoghi di culto del territorio nazionale: il provvedimento sarebbe stato revocato solo quando il Re avesse allontanato la concubina.

Filippo era di fatto bigamo.

Il Concilio di Soissons del marzo del 1201 risolse la questione, obbligandolo a rinunciare allo scioglimento dell'unione con la moglie legittima: nel luglio di quell'anno, Agnese morì mettendo al mondo Filippo.

Il Papa revocò la scomunica e la Francia ebbe assicurata la continuità dinastica.

Nella primavera del 1202, il Capetingio marciò sulla Normandia mentre Arturo di Bretagna, che aveva attaccato il Poitou, veniva sconfitto e arrestato durante l'assedio di Mirebeau: in quella località fu assassinato all'inizio del 1203, forse proprio su mandato dello zio Giovanni.

Senza indugi, il Sovrano occupò Le Vaudreuil; invase Château- Gaillard, arresa il 6 marzo del 1204; prese Falaise, Caen, Bayeux, Rouen, Verneuil ed Arques e concluse la conquista della regione. Nell'agosto, poi, superata la valle della Loira, s'impadronì di Poitiers; nel 1205, dopo aver riproposto la procedura di scioglimento del matrimonio ancora valido, sostenendo di non averlo mai consumato, espugnò Loches e Chinon; il 13 ottobre del 1206, infine, concesse agli Inglesi la Tregua di Thouars. Da quel momento, si dette al consolidamento della Monarchia incontrando forti resistenze delle Fiandre e della Contea di Boulogne e mettendo in fuga Rinaldo di Dammartin che aveva iniziato opere di fortificazione a Mortain, benché sua figlia Matilde avesse sposato l'erede al trono francese.

In quel confuso contesto politico, aggravato dalla morte dell'Imperatore tedesco, la cui successione era stata contesa fra Ottone di Brunswick e Filippo di Svevia: l'uno sostenuto dallo zio Giovanni senza Terre e dal Papa, l'altro appoggiato dalla Corona francese, veniva affermandosi per talento diplomatico e competenza politica il Cardinale vercellese Guala Bicchieri, inviato dalla Curia Romana a predicare la crociata; a riformare i costumi del Clero; a definire l'annosa causa divorzile del Capetingio e a dirimere i contrasti sorti fra Chiesa e Inghilterra per la successione al soglio di Canterbury, reso vacante dalla morte di Hubert Walter. In sprezzo dei diritti del Re nella selezione dei propri Vassalli, il Papa ne aveva respinto il candidato e la reazione non s'era fatta attendere: nel luglio del 1207 il Sovrano aveva espulso il Clero. Innocenzo aveva replicato lanciando l'interdetto su tutto il Regno, nella convinzione di provocare la ribellione dei sudditi. Nel novembre del 1209, aveva poi scomunicato Giovanni e, nel febbraio del 1213, aveva minacciato sanzioni più rigorose se non fosse stata trovata soluzione al problema. I termini erano stati fissati dal Legato Pandulph nel mese di maggio: Giovanni aveva offerto di cedere il Regno a Dio e a san Pietro e Paolo per un servizio feudale di mille soldi all'anno, formalizzando l'impegno con la Bulla aurea.

Ma nel giugno del 1208, Filippo di Svevia era stato assassinato e, privo di rivali, Ottone era stato incoronato Imperatore nell'ottobre del 1209. In una manciata di mesi, Innocenzo III si era pentito di averlo favorito e lo aveva anatemizzato per le manifeste velleità egèmoni sull' Italia del Sud.

Non aveva perso tempo Filippo Augusto: deciso ad eliminare un pericoloso confinante, peraltro stretto parente dell'invisa dinastia plantageneta, aveva favorevolmente influenzato il Papa proponendogli Federico II di Sicilia come contraltare del Brunswick e così favorendone l'incoronazione a Re dei Romani nel 1212. Nello stesso anno, aveva restituito ad Ingeborga la libertà e lo status di Regina: Guala Bicchieri poteva ora pianificare con lui le condizioni di un intervento militare nella regione di Tolosa, contro gli Albigesi e i Narbonesi.

In coincidenza di quegli eventi, reintegrato nei suoi diritti da Giovanni senza Terre, il transfuga Rinaldo di Dammartin attuò la sua vendetta antifrancese sollecitando la formazione di una coalizione anglo/tedesca.

L'8 aprile del 1213, accogliendo l'appello di Innocenzo III, il Capetingio riunì i vassalli a Soissons: posto il figlio Luigi alla guida della spedizione antinglese, cui non aderì Ferrando delle Fiandre, sodale con Enrico I di Brabante, affidò la reggenza della regione a Filippo di Hainaut. Ma la progettata invasione dell'Inghilterra fallì a causa dell'assalto subìto dalla flotta francese a Damme nel maggio del 1213. Nei mesi successivi, Filippo Augusto ed il figlio infierirono contro Fiandra e Boulogne distruggendo molte città del Nord.

Venti di guerra spiravano sempre più impetuosi: nel febbraio del 1214 Giovanni senza Terre sbarcò a La Rochelle, contando di assalire alle spalle i Francesi. Preso il Limosino ed il Poitou, in maggio si diresse verso la valle della Loira ed occupò Angers ma il giovane Luigi, alla testa della sua temuta e leggendaria Cavalleria, puntò su La Roche-aux-Moines e gettò nel panico gli Inglesi mettendoli in rotta il 2 luglio.

Il resto della partita si sarebbe giocato a Bouvines, ove le Armate di Filippo si sarebbero battute contro la coalizione di Ottone di Brunswick sfidando la Tregua di Dio.

Bouvines

Quella giornata rappresentò, forse, il momento più alto della politica di Filippo Augusto II.

Di fatto, nel Giorno del Signore del 27 luglio del 1214, un Imperatore ed un Re scomunicati si misurarono con un Sovrano cristiano cui la sorte dispensò la vittoria.

Protagonisti del groviglio di eventi che fece da retroterra alla Battaglia di Bouvines furono Innocenzo III; il giovanissimo Federico II di Sicilia; l'inaffidabile Ottone IV; lo zio Giovanni senza Terre e Filippo Augusto di Francia che, col rivale inglese, trascinava una annosa contesa per il possesso dell'Anjou e del Poitou.

Gli Hohenstaufen fra alleanze politiche e nuziali avevano assunto il controllo di un territorio dal cuore dell'Europa alla Sicilia ma, alla morte di Enrico VI, l'Imperatrice vedova Costanza d'Altavilla aveva rinunciato per il figlio alla corona imperiale ed aveva assunto la reggenza del Regno isolano designando il Papa tutore dell'erede minorenne. Al Sovrano, nel 1208, il Clero e le Baronie avevano giurato fedeltà mentre, in conseguenza dell'assassinio di Filippo di Svevia, il Primate romano aveva consacrato al trono tedesco Ottone di Brunswick previo impegno a rispettare le prerogative peninsulari della Chiesa. Presto però costui, deciso ad impadronirsi proprio dell'Italia meridionale, aveva tradito gli accordi: la singolare circostanza che un Guelfo avesse giocato Innocenzo III, chiamò in causa il Re francese. Di fatto, nella forma egli intervenne in difesa degli interessi federiciani, ma nella sostanza badò alla stabilità dei confini del suo Regno ed alla possibilità di ridimensionare la potenza plantageneta; di fatto, più che a consolidare un asse franco/staufico, mirò a scongiurare una coalizione anglo/tedesca in funzione antifrancese; di fatto, riuscì con abile diplomazia a sciogliere la diffidenza del Pontefice, nel quale vivo era il timore dell'unione delle corone di Sicilia e dell'Impero e dei gravi e conseguenti pregiudizi alla sicurezza ecclesiale: il sostegno alla causa ghibellina caldeggiata dal Filippo Augusto fu subordinato alla parola del giovane Staufen di mai legare le due realtà politiche.

Ottone IV fu scomunicato il 18 novembre del 1210.

Liberi dal vincolo di fedeltà, i Grandi Feudatari lo deposero ed offrirono la corona imperiale al quindicenne Staufen. Tuttavia, deciso a giocare fino in fondo la partita, il Brunswick si dispose alla guerra avvalendosi della solida alleanza dello zio Giovanni senza Terre, a sua volta intenzionato a liquidare le pretese territoriali del Capetingio.

In definitiva, grovigli di rancori e rivalità trascinati per secoli, in quel torrido giorno di luglio, raggiunsero il loro acme coinvolgendo tutti i primi attori della politica europea: Impero, Papato, Regno di Francia, Regno d'Inghilterra e Regno di Sicilia.

Giovanni senza Terre elaborò i piani della campagna militare puntando ad attirare verso Sud il Filippo Augusto, per allontanarlo dalla base logistica alloggiata a Parigi e sulla quale già marciavano le truppe del nipote Ottone IV e dei Conti dei Paesi Bassi; ma, contro ogni attesa, il 2 luglio subì uno pesante smacco nella Battaglia di La Roche-aux-Moines.

Tre settimane più tardi il Brunswick si acquartierò a Valenciennes, mentre il Re di Francia sceglieva un terreno di scontro favorevole alla sua ben nota Cavalleria: il 27 luglio, pertanto, occupò l'enorme pianura ad Est del fiume Marque; protesse i fianchi con la Cavalleria; istruì les Milices des Communes ammassando al centro la Fanteria, su tre fronti di due file ciascuno; alloggiò nelle retrovie le forze di riserva sventolanti l'Oriflamme de saint-Denis, tenendo alle spalle il ponte di Bouvines ed il territorio imperiale e di fronte gli agguerriti eserciti nemici schierati in direzione Sud/Ovest.

L'afa irrespirabile enfatizzava la tensione.

Tutto era pronto per quello scontro concluso dalla vittoria del fronte franco/ecclesiale/staufico. Avviatosi verso le Fiandre alla testa delle avanguardie pronte a congiungersi all'esercito inglese in sosta a La Rochelle, l'irriducibile Sassone assieme a Gerardo di Rauderose; Corrado e Dormondo di Westfalia; Otto von Thecklenborg; Bernardo d'Horstmar; il Duca di Brabante; il Conte di Boulogne e il Conte di Fiandra, cadde nelle maglie della trappola tesa dai trentamila uomini che, riuniti sotto il simbolo dei gigli dei Francesi, li annientarono in meno di due ore, nell'area fra Lille e Tournay, e senza neppure aspettare l'arrivo dei pur sollecitati rincalzi.

In circa ventimila, pronti a una lotta mortale, avevano atteso il suono dei corni di guerra stando all'ombra dei gonfaloni e degli stemmi: i gigli di Filippo Augusto e l'Aquila dello scomunicato Sassone.

Tremila Cavalieri e circa settemila Fanti tedeschi si erano posti in assetto, contro un paio di migliaia di Cavalieri e cinquemila Fanti francesi: il primo affondo si era risoltoe in una furiosa mischia delle opposte Cavallerie sul lato destro franco; ma il combattimento più serrato presto aveva coinvolto i due centri: la Fanteria dei Paesi Bassi aveva opposto resistenza ai Francesi e costretto Filippo Augusto all'impegno della riserva: egli stesso aveva rischiato la vita nel difendersi dall'ardore fiammingo. Alloggiati sull'ala sinistra, i suoi Feudatari erano riusciti a fronteggiare gli Imperiali e a disarcionare il Conte di Salisbury William Longsword, preso prigioniero dal Vescovo di Beauvais proprio mentre sul fianco opposto veniva catturato anche il tenace Conte Ferrando di Fiandra. L'entusiasmo si era diffuso fra le fila francesi ma il loro lato destro aveva d'improvviso scricchiolato, soverchiato numericamente dai Tedeschi. Era stato allora che la furiosa carica a lancia bassa della Cavalleria capetingia aveva reagito e in due ore di sanguinosa zuffa segnato l'esito della battaglia: mentre strenuamente battendosi a supporto degli alleati, Reginaldo di Boulogne aveva composto un micidiale cerchio di settecento Picchieri del Brabante e mentre il Brunswick aveva diretto le residue risorse al centro delle linee avversarie, mirando direttamente all'antagonista, la Fanteria francese si era data ad una pesante controffensiva. L'Imperatore era stato disarcionato e salvato dal tempestivo intervento di alcuni Sassoni: le ali capetinge ne avevano profittato per serrarsi in un'ultima manovra aggressiva che aveva tagliati la ritirata agli avversari provocandone la disfatta definitiva.

La ignominiosa fuga del Brunswick dal campo di battaglia aveva celebrato il trionfo della coalizione franco/tedesca, enfatizzato dalla conquista dell'aquila d'oro degli stendardi imperiali inviati a Federico II: il nuovo Imperatore.

Il destino dell'Europa era compiuto.

Il Papa gridò al miracolo: la Provvidenza aveva assistito i giusti.

Il successo militare della grandiosa impresa: primo conflitto internazionale combattuto da eserciti nazionali; imponente per lo straordinario numero dei partecipanti e delle armi impegnati alla costruzione del futuro assetto del continente, fu un evento epocale: la strepitosa vittoria di Bouvines, decretando il tramonto dell'astro guelfo, consentì allo Svevo di essere incoronato il 25 luglio del 1215.

Il trionfo delle forze laiche, archiviando un'antica controversia fra le due grandi potenze occidentali: Francia ed Inghilterra, e riconoscendo allo Staufen la legittimità di capo dell' Impero, aveva delineato il futuro di quattro realtà politiche.

L'Inghilterra sconfitta subiva come contraccolpo interno l'attuazione dei principi della Magna Charta, ovvero la carta delle libertà e dei diritti a conferma dell'enorme debolezza istituzionale: Re Giovanni era stato umiliato e costretto a sottoscrivere quel Diploma di privilegio preteso dai Baroni, sedando la rivolta dei Feudatari e degli Ecclesiastici contro gli abusi esplosi dopo la perdita della Normandia. Il documento concludeva l'annoso contrasto sorto fra la Monarchia di Guglielmo il Conquistatore e l'oligarchia baronale soffocata dalla tirannide instaurata dai Plantageneti. Le trattative si conclusero a Rennymedes, il 12 novembre del 1216.

La Francia, che aveva affermato la propria sovranità e precisato i propri confini, riusciva a definire un progetto di unità nazionale ed otteneva il completo controllo dei territori di Angiò, Bretagna, Maine, Normandia e Turenna strappandoli agli Inglesi.

La Germania si avviava verso una lunga fase di stabilità politica.

Il Papa, dal canto suo, raggiungeva il proprio zenit e si sentiva nel diritto di sferrare una dura offensiva contro Valdesi e Catari.

Il 18 settembre di quell'anno, a Chinon Filippo Augusto firmò una tregua quinquennale col Plantageneto che accettò di rinunciare ai possedimenti a Nord della Loira: Berry, Touraine, Angiò e Maine ritornarono sotto il dominio franco. Non pago, chiese la deposizione di Giovanni senza Terre per aver tradito il fratello Riccardo ed ucciso il nipote Arturo e, rilanciando una improbabile interpretazione genealogica della moglie Bianca di Castiglia, incaricò il figlio di condurre una spedizione in Inghilterra. Lo sbarco avvenne nel maggio 1216: Londra fu espugnata e resistettero solo Windsor, Lincoln e Dover. Tuttavia, il Papa scomunicò l'invasore e mantenne il sostegno al Sovrano inglese, spentosi il 19 ottobre del 1216. Quando il Consiglio della Corona designò alla successione il novenne Enrico III, anche Innocenzo era mancato ed il successore Onorio III difendeva i Legittimisti: i Vescovi inglesi, allora, revocarono l'appoggio al giovane Capetingio tornato in Francia all'inizio del 1217 in cerca di nuove alleanze. Tuttavia, battuto da Guglielmo Marshall a Lincoln, in giugno fu costretto alla pace: siglato l'accordo nel settembre del 1217, ottenne la revoca della scomunica.

Congelata nel 1208, la crociata contro l'eresia albigese intanto era stata riproposta da Simone IV di Montfort e dalle Baronie del Nord contro Raimondo VI di Tolosa, incoraggiato da Pietro II d'Aragona le cui mire sulla regione erano pur state liquidate a Muret nel 1213.

Luigi di Francia era partito una prima volta per il Sud nell'aprile del 1215 ed aveva sostenuto le posizioni antieretiche, consentendo al Montfort di diventare Conte di Tolosa con l'approvazione di suo padre e di Onorio III. Tolosa, tuttavia, aveva resistito e il suo aspirante Signore era morto nell'aprile del 1218 lasciandone erede il figlio Amalrico: il Papa sollecitò il Capetingio ad una nuova spedizione e ancora il giovane Principe ripartì nel maggio del 1219 supportando Amalrico nell'assedio di Marmande, di cui massacrò gli abitanti. Quaranta giorni dopo, però, tornò indietro senza essere riuscito ad espugnare Tolosa. Una nuova campagna fu armata nel 1221 sotto il comando del Vescovo di Bourges e di Ugo X di Lusignano: anch'essa fu conclusa dall'insuccesso. Ma per Filippo contava solo mantenere la prosperità del Regno ed il credito personale conseguiti dopo la Battaglia di Bouvines.

Si trovava a Pacy quando, contro il parere dei medici, decise di assistere alla riunione episcopale fissata a Parigi per l'allestimento di una nuova crociata: la fatica del viaggio per Mantes lo stroncò.

Era il 14 luglio del 1223: i suoi funerali furono celebrati a saint-Denis e le sue spoglie, vestite dei paludamenti regali, furono esposte alla venerazione del Popolo. Lasciava al figlio ed erede Luigi VIII un territorio la cui enormità fu sminuita solo dalla Guerra dei Cent'Anni.

Grazie all'amicizia con Federico II di Hohenstaufen, aveva concluso la sua attività politica in un clima di grande consenso popolare consolidando l'ideologia monarchica nell'espressione Rex Franciae già contenuta in un atto diplomatico del 1204: era stato il primo sintomo di matura coscienza nazionale di Stato sovrano conforme alle previsioni elaborate fin dal 1186 dal monaco Rigord, dell'abbazia di saint-Denis, in una cronaca in latino vertente sulle Gesta Philippi Augusti. Completata nel 1208, essa conferiva al Sovrano per la prima volta l'appellativo di Augustus elevandolo al rango di Imperatore romano. Il testo era stato poi limato dal chierico Guglielmo il Bretone, risolvendosi in un apologico elenco dei meriti di Filippo riproposti dalla cronaca in versi Filippide, iniziata nel 1214 e la cui ultima versione fu completata nel 1224.

La politica di Filippo Augusto

Per sfuggire alla frammentazione del Regno conseguente al Feudalesimo, Filippo Augusto istituì un solido e nuovo edificio amministrativo mirato al diretto e personale esercizio del potere sul territorio. Lo organizzò attraverso un'ordinanza del 1190, alla vigilia della partenza per la crociata onde regolare gli eventi di politica interna in sua assenza: mise in carica i Baillis, figure di origine anglo-normanna che nel 1200 assunsero ufficialità anche nei documenti reali. Per conto del Re che li nominava, essi erano una dozzina di individui incaricati di controllare il demanio; di recepire le urgenze dei sudditi; di garantire la Giustizia e di elaborare una contabilità generale del Regno rendendone conto tre volte all'anno.

I Baillis erano assistiti da novantaquattro Prévôts che giudicavano gli affari correnti di una zona precisa e ne gestivano la contabilità. In Angiò, Maine, Turenna, Poitou e Saintonge, Filippo Augusto pose le questioni amministrative nelle mani dei Sénéchaux: titolo che, già ereditario, fu dichiarato intrasmissibile nel 1191.

Di fatto, fin dal suo insediarsi, il Re aveva arricchito di prestigio la Monarchia aggiungendo ai suoi domini l'Artois, l'Amiénois, il Valois, il Vermandois, gran parte del Beauvois, la Normandia, il Maine, la Turena, l'Anjou, rilevanti porzioni del Poitou e della Saintonge; aveva collocato in molte località la sauve –garde che, sotto la sua accorta regìa, operava a tutela di villaggi, città, fondazioni ecclesiastiche, corporazioni laiche; aveva manifestato grande ascendente in diverse Signorie ecclesiastiche e laiche attraverso i Pariages, obbligando un alto numero di pur potenti Feudatari ad altre intese che ne sancissero l'obbidienza alla Corona, che chiedessero il consenso anche sulle nozze delle loro ereditiere e che legittimassero gli atti di maggiore importanza con la previa apposizione del sigillo reale; aveva arginato il dilagare della giurisdizione ecclesiastica e vietato di portare le controversie feudali avanti ai Tribunali ecclesiali, regolando legislativamente anche le Decime; aveva protetto i contadini dalle soverchierie dei Signori fondiari laici ed ecclesiastici, pur non affrontando direttamente l'emancipazione dei servi; aveva mantenuto rispetto delle autonomie urbane, intervenendo con rigore solo contro le violenze operate nei territori soggetti a giurisdizione ecclesiale, pur favorendo la Borghesia che, col Clero e la Nobiltà, aveva acquisito grande importanza; aveva istituito, nelle città governate da suoi Prevosti, Giunte elettive di quattro cittadini deputati ad esprimersi su questioni importanti e, durante la sua permanenza in Oriente, aveva affidato proprio alla Giunta di Parigi la custodia del tesoro e del sigillo reale; aveva potenziato il commercio nelle fiere di Troyes, Provins, Bar-sur-Aube e Lagny, attraverso nuove vie di comunicazione, riforme procedurali giudiziarie e nuovi moduli di circolazione monetaria; aveva dato impulso alle Università di Parigi, Montpéllier e Orléans, archiviando il monopolio culturale del Clero ed affidando i diritti della potestà civile ai Difensori laici; aveva potenziato i traffici marittimi consentendo a Narbona, Arles e Marsiglia di competere con Genova, Venezia, Pisa ed Amalfi; aveva dotato Marsiglia di propri Consoli; aveva posto a disposizione del Popolo Magistrati Regi cui ricorrere contro lo strapotere feudale; aveva insediato a Corte Tribunali supremi: Curtis Regia o Curtis Parium per giudicare i Grandi Vassalli ed utilizzato, al pari delle persecuzioni degli Ebrei, anche quelle degli eretici per esibire zelo religioso: Innocenzo III prestò al suo espansionismo il miglior aiuto offrendogli, attraverso la guerra degli Albigesi, le premesse utili all'assoggettamento della Francia meridionale e alla estensione dell'autorità dello Stato su territori non solo privi di vincoli di dipendenza, ma asserviti all'Impero tedesco.

In sostanza, Filippo Augusto restituì alla Corona l'autorità morale smarrita ed impose ai Vassalli anche il riconoscimento della facoltà legislativa del Re, atteggiandosi a referente delle chiese e dei conflitti tra esse stesse, pur nel reclamare giuramenti e servigi pari a quelli cui erano obbligati i Vassalli laici. In questo senso, non manifestò particolari riguardi per Roma e, circa i feudi ricevuti dai Vescovi di Amiens e Auxerre, rifiutò di prestare impegno di fedeltà, assumendo che il Sovrano di Francia ne era al di sopra. Di fatto, le sue riforme economiche, politiche e sociali favorirono la costruzione di città difese da mura e dotate di mirabili opere architettoniche, testimoni della grandezza del tempo: alla sua morte, la Francia disponeva di una compatta Monarchia territoriale ed era il più potente Stato d'Europa.

Sul piano pratico: nel 1180, trasferì il mercato degli Champeaux al centro di Parigi e ne fissò il regolamento del commercio dei principali prodotti: pane e vino; nel 1186, fece pavimentare le vie principali della capitale; nel 1187 dotò di cinta muraria il cimitero dei Santi Innocenti; nel 1190, prima di partire crociato, volle la costruzione di mura sulla destra della Senna; nel 1194, impose la ricostruzione degli Archivi Reali perduti a causa della Battaglia di Fréteval; nel 1200, emise il decreto di fondazione dell'Università di Parigi; nel 1202, dispose l'ultimazione della Tour neuve ovvero il futuro Louvre; fra il 1209 ed il 1210, organizzò i lavori del Petit Châtelet, sulla rive gauche della Senna fortificandolo nel 1212, dell'ospizio di santa Caterina e dell'Ospedale della Trinità, mentre proseguiva il completamento della Cattedrale di Notre Dame iniziata già nel 1163: il 19 maggio del 1182, terminato il coro, l'altare maggiore fu consacrato mentre, decorata la facciata Ovest, nel 1220 furono conclusi la Galleria dei Re ed il rosone e fu ingrandito il vestibolo: Parigi era forse la più bella e grande città d'Europa.

...Egli accrebbe meravigliosamente il regno di Francia; sostenne e tutelò meravigliosamente la signoria, il diritto e la nobiltà della Corona di Francia ... Fu geloso amante della fede cristiana fin dai primi giorni della sua giovinezza; prese il segno della Croce ... e se lo cucì sulle spalle per liberare il Santo Sepolcro...; andò oltremare con la grande armata contro i nemici della Croce e lavorò con leale e assoluta dedizione fino a quando la città d'Acri fu presa [...]. Fu generoso di elemosine in luoghi diversi...(G. Duby).

Bibliografia: