Personaggi

Gioacchino Da Fiore

di Ornella Mariani
Gioacchino Da Fiore
Gioacchino Da Fiore

Teologo; esegeta; apologeta; riformista; filosofo; asceta; profeta; oppositore dell'Ordine, cui oppose una Confraternita minore detta florense; nato nel cosentino intorno al 1130 da Emma e dal ricco Notaio Mauro di Célico; collocato da Dante fra i Beati sapienti (XII Paradiso, 140/141) :

...E lucemi da lato
il calavrese abate Gioacchino
di spirito profetico dotato...

l'irrequieto Abate calabrese fu autore di numerose opere approvate da Lucio III, Urbano II e Clemente III malgrado le remore circa l'ortodossìa del loro contenuto: l'Adversos Judaeos; la Concordia Novi ac Veteris Testamenti; l'Expositio in Apocalypsim; il Tractatus in quattuor Evangelia; lo Psalterium decem chordarum; il Liber figurarum e, alternando studi biblici a prediche e penitenze, influenzò i fermenti religiosi del secolo XIII e il movimento francescano degli Spirituali conferendo continuità storica alla religione cristiana; proponendo l'istituzione di una Ecclesia spiritualis ed orientando la pressione esegetica contro la mondanità dell'Alto Clero verso la reinterpretazione delle Sacre Scritture e del simbolismo dell'Apocalisse di Giovanni.

Nel 1155, terminati gli studi di greco e latino, fu introdotto dal padre come Curiale nei Tribunali di Cosenza. Passato, poi, presso il Giustizierato della regione, fra il 1166 ed il 1167, lavorò nella Regia Cancelleria di Palermo per Stefano Le Perche; tuttavia, certo di possedere virtù esoteriche, verso il 1168 si trasferì nell'area della Kénosis vocandosi ad una esistenza ascetica; maturando il distacco dal mondo materiale; interessandosi a scienza e filosofia; assumendo cognizioni di tecniche astronomiche, matematiche, costruttive, idrauliche e agricole.

Tornato in Italia; abbandonati i beni; vestito il saio cistercense, dimorò in una grotta sull'Etna nei pressi di un monastero greco, prima di entrare nel convento di Sambucina.

Divenuto Abate di santa Maria di Corazzo nel 1178, fra il 1182 ed il 1189 a Veroli fu autorizzato da Lucio III a ritirarsi a Casamari, ove conobbe il futuro Vescovo di Cosenza Luca Campano, poi suo biografo.

Negli anni successivi conobbe Urbano III ed in seguito tenne rapporti con Clemente III che, con un Admonitorium, lo invitò a sottoporre i suoi scritti al vaglio della Chiesa. Fu in quel periodo che Gioacchino prese ad accogliere discepoli nella càlabra Pietralata dando vita, con Raniero da Ponza, alla prima espressione di Comunità florense. Poco dopo, però, attanagliato da una intensa crisi interiore, lasciò l'Ordine e, a margine di una ulteriore esperienza eremitica, fece erigere un'abbazia in onore di san Giovanni Battista nella località di san Giovanni in Fiore.

Il possesso di quel territorio, verso il 1190, gli fu tuttavia negato dai Funzionari del Regno ed egli ricorse a Re Tancredi ottenendo la concessione di aree demaniali limitrofe all'insediamento monastico.

In seguito, incuneandosi nel lacerante conflitto dinastico normanno/svevo, raggiunse a Napoli Enrico VI; lo invitò a recedere dall'assedio della città e gli predisse la conquista del trono: il 21 ottobre del 1194 a Nicastro, memore della profezia l'Imperatore gli donò il Tenimentum Floris.

Il 25 agosto del 1196, Celestino III approvò la Congregazione florense cui nel 1198, Costanza d'Altavilla confermò le donazioni decretate dal defunto coniuge; ma i rapporti fra l'Imperatrice e l'Abate si deteriorarono quando, manifestata la pretesa di confessarsi restando seduta sul trono, ella fu aspramente rimproverata ed obbligata a riconoscere in lui l'autorità apostolica: ... Giacchè io ora rappresento Cristo e tu la Maddalena penitente... inginocchiati e confessati con umiltà, altrimenti non posso ascoltarti....

Morta la Sovrana, ricevute dal giovanissimo Federico II ulteriori elargizioni in Sila; sottoposte all'approvazione della Curia Romana le sue opere; avviati i lavori dell'Archicenobio di san Giovanni in Fiore, il Frate si ammalò gravemente.

Luca Campano testimoniò che ... gli fu concesso di ardere del desiderio di morte e, raggiunto il vero sabato, di affrettarsi come cervo alle sorgenti delle acque... Trascorreva la notte pregando assiduamente e scrivendo e tuttavia si affrettava alla recita comunitaria del mattutino... e che il 30 marzo del 1202 forse a Pietralta fu stroncato dalla morte.

Il sensus fidelium lo volle subito santo ed il Papato indagò sui suoi numerosi miracoli; ma il processo di beatificazione fu sospeso dalla condanna emessa dal IV Concilio Lateranense del 1215 contro le tesi triteiste espresse nel De unitate seu essentia trinitatis, in opposizione al razionalismo di Pietro Lombardo. La rigida presa di posizione non fu attenuata neppure dalla Bolla con la quale, nel 1220, Onorio III sostenne che le posizioni gioachimite erano conformi ai valori della fede.

La dottrina

Le idee di Gioacchino fondarono sulla Concordia fra Antico e Nuovo Testamento, ponendo in parallelo le principali fasi precristiane e gli eventi ecclesiali in una accezione esasperata dalla pretesa di conferirgli una continuità anche cronologica: a suo avviso, infatti, alla Storia antica circoscritta in quarantadue generazioni della durata di trent'anni l'una, corrispondevano altrettante nella Seconda e Terza Età del Mondo ma distinte in quaranta l'una e due l'altra, peraltro collocate in imprecisati àmbiti temporali. Muovendo dall'annuncio del Giudizio di Dio da parte dei tre Angeli dell'Apocalisse (14, 6-11), egli aveva ricondotto le tre epoche del percorso dell'Umanità ad una figura della Triade: la prima, o Età del Padre, saldandola a resoconti veterotestamentari; la seconda, o Età del Figlio, legandola ad circostanze neotestamentarie; la terza, o Età dello Spirito Santo, deputandola alla rivelazione delle Scritture. A sostegno di quest'ultima, aveva datato il Tempo dalla Pentecoste universale del 1260 indicando in quel numero, ricorrente nell'apocalittica giovannita, (11, 3 - 12, 6) il simbolo del trionfo di una Pace esito della sostituzione della Chiesa gerarchica, dogmatica e mondana con una Istituzione ecumenica, spirituale e tollerante e con l'affermazione della Spiritualis intelligentia; del Monachesimo e della Libertà. L'artificiosa teoria, proposta con toni vibranti ed appassionati nei cinque libri della Concordia Veteris et Novi Testamenti e nelle tavole del Liber figurarum, voleva coinciso il tempo corrente col tempo dell'esilio babilonese, ingenerando certezza dell' imminente rovina della Nuova Babilonia, ovvero l'Impero tedesco, e dell'attesa d'un Papa universale restauratore della Nuova Gerusalemme, ovvero l'Angelo proveniente dall'Oriente preannunciato dall'Apocalisse: libera dalla schiavitù, la Chiesa si sarebbe avviata verso la Terza Età già iniziata e destinata a seguire l'Età del Padre e l'Età del Figlio.

In definitiva, con linguaggio profetico, oscuro ed estraneo ad ogni sistematicità, in particolare circa l'operato ed il destino del Papato, Gioacchino aveva sovvertito la concezione storica cristiana facendo seguire al vecchio principio dell'Antica Alleanza, una Nuova Alleanza il cui stato, a completamento del precedente, era rappresentato da una elevazione spirituale diretta verso la perfezione. Tale visione, in contrasto col tradizionale assetto escatologico, urtando i principi di Innocenzo III, paladino delle prerogative temporali e dell'egemonia papale sul mondo, fu accolta con diffidenza malgrado l'Abate, pur nella convinzione che l'edificio romano non fosse ancora la forma completa del progetto salvifico, aspirasse a renderne le norme mutabili e perfezionabili.

L'attesa del Secondo Avvento e la dottrina delle Età del mondo, incentrate sull'azione dello Spirito Santo in terra, legando le profezie gioachimite alle aspettative millenaristiche ed all' esempio pauperistico, consentirono agli Spirituali d'indicare in san Francesco il capo della Chiesa del terzo status; di considerarsi nuova Chiesa spirituale perseguitata dalla Chiesa carnale del Papa e d'identificare l'antiCristo apocalittico giovannita con Federico II di Svevia.

Malgrado il naufragio delle profezie, le idee dell'Abate continuarono a circolare esaltando la lotta interna all'Ordine francescano; trovando occasione di rilancio nei Flagellanti del 1260; ispirando l'ultima parte delle Collationes in Exaëmeron di san Bonaventura; inducendo vari movimenti religiosi ad interpretare quel terzo status come pretesto per fissare un nuovo ordine monastico e come sollecitazione a disattendere le prescrizioni del Papa, dell'Episcopato e dei Sacramenti. Nel 1254, pertanto, Alessandro IV incaricò una Commissione di valutare le conseguenze della diffusione del pensiero gioachimita; condannò l'attività anche del seguace Gerardo di Borgo san Donnino ed infine confinò nelle regioni dell'eresia quella tesi che, tentando di determinare i rapporti fra le Tre Persone divine della Trinità, aveva influenzato Guglielmo di Boemia; Angelo Clareno; Salimbene de Adam; Pietro di Giovanni Olivi; Guglielmo d'Ockham; Ubertino da Casale; Aumary du Bène; Gerardo Segarelli; i Fratelli del Libero Spirito; gli Apostolici; i Begardi e le Beghine.

Il silenzio era sceso sul controverso Monaco silano, animato da un'ossessione trinitaria che lo aveva indotto a proporsi Profeta di speranze e rendere la Storia un irreale delirio estratto dalla costruzione agostiniana della città teocratica.

Bibliografia: