Personaggi

Giovanni di Borgogna

di Ornella Mariani
Giovanni di Borgogna
Giovanni di Borgogna

Conte di Nevers dal 1384 al 1405; Conte della Franca Contea, dell’Artois e delle Fiandre dal 1404; figlio di Filippo II l’Ardito e di Margherita di Male; pretendente dei Ducati di Brabante e Limburgo; promesso sposo fin dalla nascita a Caterina di Valois, figlia di Carlo V di Francia, Giovanni nacque a Digione il 28 maggio del 1371 e vi si spense il 10 settembre del 1419.
Durante la primissima infanzia, e più propriamente nell’aprile del 1385, la politica di consolidamento dinastico nei Paesi Bassi spinse, tuttavia, il padre ad annullare il contratto nuziale ed a puntare ad una duplice parentela con il Duca di Baviera- Straubing e Conte di Hainaut ed Olanda Alberto I i cui figli Margherita e Guglielmo IV, sposarono a Cambrai, rispettivamente il quattordicenne Duca e la sorella Margherita.

Nel 1396, ancorché solo dodicenne, Giovanni militò accanto a Sigismondo d’Ungheria nella guerra contro il Sultano turco Bayezid I, distinguendosi per ardimento e talento militare il 25 settembre a Nicopoli, ove guadagnò l’appellativo di Senza Paura, malgrado lo scontro si risolvesse in un immane disastro ed in un arresto dal quale fu affrancato solo l'anno successivo, previo versamento di un cospicuo riscatto.

Nel 1404 ereditò il Ducato paterno: a quel tempo, la scena politica nazionale era dominata dal Duca d’Orléans Luigi di Valois, fratello del folle Carlo IV e marito di Valentina Visconti. La sua intensa relazione sentimentale con la cognata: la Regina Isabella, provocò una corale indignazione esasperata dal dissesto finanziario, causa della svalutazione monetaria e della imposizione di nuove imposte.

La Francia vacillava: per tamponare le crepe dinastiche, Giovanni di Borgogna pianificò una politica di intese matrimoniali facendo sposare, nel 1404, i figli Margherita e Filippo III rispettivamente col Delfino Luigi e con la sorella Michela di Valois. Non pago, poi, ottenuto un decreto che lo riconoscesse tutore della prole reale, aprì relazioni col Ceto mercantile, finanziario e culturale di Parigi. Il conseguito potere inasprì i rapporti con Luigi di Valois, cui lo opponeva una solida rivalità per gli interessi nei bacini della Mosa e della Schelda: se l’uno ammisistrava le Fiandre ed il Brabante, l’altro aveva il controllo del Ducato di Lussemburgo e il supporto del Duca di Gheldria.

Fratello di Re Carlo VI, il Duca Luigi era il più autorevole personaggio della Corona: la sua intimità con la cognata; i divertimenti; i lussi e le feste condivise gli alienarono presto le simpatie della gente in particolare perché, in quella fase, il Paese viveva un sofferto regime economico aggravato dalla svalutazione monetaria che egli stesso aveva imposto assieme a nuovi tributi.
La follìa conclamata di Carlo VI, fin dal 1393 sorvegliata da un Consiglio di Reggenza presieduto dal Isabella e la politica di costei, condizionata dallo zio Filippo l’Ardito, padre di Giovanni, cui si opponeva sempre più duramente il suo amante Luigi di Valois, ingarbugliò la situazione appesantita dall’entrata in scena di Giovanni di Borgogna. Il conflitto fra i due si fece sempre più netto e la imposizione di ulteriori imposte mirate a riordinare le sgangherate finanze nazionali fu causa scatenante della sua marcia su Parigi, nel 1405.
Gli amanti fuggirono e solo per la riapertura delle ostilità inglesi, i rivali si riconciliarono e condussero, alla fine del 1406, due campagne militari: Luigi in Guyenna e Giovanni a Calais.
Non fu pace: il contesto politico subì un nuovo sussulto quando si sparse voce che il Valois avesse attentato all’onore della Duchessa di Borgogna.

L’odio riesplose e nel 1407 Luigi fu assassinato mentre usciva dall’appartamento della Regina.
L’inchiesta del Prevosto di Parigi si concluse con la individuazione in Giovanni del mandante del delitto; tuttavia, un’assemblea solenne ad Amiens lo giustificò e l’erede della vittima: il quattordicenne Carlo d’Orléans, sempre più deciso a vendicarsi, prese a coagulare attorno a sé una serie di consensi.
Il Borgognone, per parte sua, ammise allo zio Giovanni di Berry ed al cugino Re di Napoli Luigi II d’Angiò di essere responsabile del fatto di sangue solo per istigazione del demonio e giustificò il tirannicidio come ineludibile esigenza sociale.
Fu la guerra civile.

Dopo aver lasciato Parigi per le pressioni esercitate da Valentina Visconti, vedova della vittima, e dal figlio Carlo, nel febbraio del 1408 il Duca vi tornò e nel marzo successivo fu assolto da un’Assemblea presieduta dal Teologo normanno Giovanni il Piccolo. Tuttavia, a costui, sei mesi dopo, si oppose l’Abate du Cérisy.
Giovanni, che era impegnato nel domare una rivolta in Liegi, raggiunse la capitale e, per effetto del Trattato di Chartres del 9 marzo del 1409, fu definitivamente assolto del crimine: fu, anzi, il Re a proporre la pace anche con i familiari del defunto e, in particolare, col giovane Carlo d’Orléans.
L’iniziativa fu rilanciata dal successivo incontro del novembre del 1410, quando il Borgognone fu addirittura nominato per decreto tutore del Delfino!

Morta Valentina Visconti, Carlo sposò la cugina Isabella di Francia e, dopo la pace con Giovanni di Borgogna, prese a raccogliere consensi della Nobiltà orléanista. L’anno dopo, precocemente vedovo, passò a nuove nozze con Bona d’Armagnac, figlia del pugnace Bernardo VII che sancì un’alleanza tra i partigiani dell’Orléans ed i Conti d’Armagnac il 15 aprile del 1410 a Gien, proprio durante la festa nuziale.
Era stata di fatto costituita la Lega armagnacca, cui aderirono i Duchi di Berry, di Borbone e di Bretagna e i Conti di Alençon e Clermont oltre a molti Cavalieri di Guascogna.

Parallelamente si costituì la Lega borgognona capeggiata da Giovanni: la sostennero i fratelli Antonio di Brabante e Filippo di Nevers, l’Aristocrazia dell’Artois, della Piccardia e della Franca Contea, molti Cavalieri fiamminghi e tedeschi, gran parte delle città del Nord, il Popolo e l’Università di Parigi.
Entrambe le fazioni invocarono l’aiuto inglese.
Nel 1411 i Borgognoni ottennero truppe di rincalzo a difesa di Parigi; nel 1412, in cambio dell’Aquitania, Enrico IV inviò contingenti d’appoggio anche agli Armagnacchi. Nel maggio dello stesso anno, accompagnato dal Delfino, Giovanni assediò in Bourges il Duca di Berry.
Dopo una serie di scontri, si giunse ad una tregua.

La Corona d’oltreManica intervenne, questa volta, a sostegno di Carlo e si definì la pace armata di Auxerre: l’Orléans ed il suocero restarono a Parigi; Giovanni rientrò in Borgogna; ma le casse dello Stato continuarono a prosciugarsi, con conseguenza esigenza di aumentare ulteriormente le tasse.
La circostanza ingenerò malessere fra le Corporazioni dei Macellai e dei Conciatori di pelli la cui reazione fu cavalcata dal Borgognone che, fomentando i disordini, allargò il fronte d’opposizione alla politica fiscale.
Nella generale concitazione, alla fine del 1412, in previsione di una occupazione inglese, gli Stati Generali rimossero dalle loro cariche tutti i Funzionari del Tesoro, confiscandogli i beni per reperire moneta.

Simon Caboche, allora, quale referente della rivolta, si fece autore di numerose esecuzioni sommarie: il Popolo insorse; il 27 aprile del 1413 prese la Bastiglia; parallelamente sequestrò un gruppo di Dame di Corte, rinchiudendole al Louvre ed allo Châtelet.
Giovanni aveva di fatto perso il controllo della situazione.
Ai primi di agosto di quell’anno, anche il Magistrato filoarmagnacco Jean Jouvenel animò un movimento reazionario, promettendo un’amnistia generale e la pace: in settembre, la sua attività ampiamente sostenuta dalla Pubblica Opinione, consentì al Duca d’Orléans di entrare nella capitale; reinsediarvi tutti i Funzionari già espulsi ed avviare una dura persecuzione dei ribelli.
Armagnacchi e Borgognoni si risolsero, allora, ad un incontro a Vernon e vi decisero di accordare una amnistia generale e di sopprimere il governo rivoluzionario che aveva soverchiato la Monarchia.
L’intesa fu firmata a Pontoise il 28 luglio.

Ai primi di agosto, una nuova ondata persecutoria antiborgognona indusse Giovanni a fuggire a Lilla: il suo ritorno nel febbraio del 1414 e il divieto di accesso a Parigi riattizzarono la guerra, cessata poi una manciata di mesi dopo con la pace di Arras.
Maturò in quel clima la rivendicazione inglese del trono francese, maturata già nel 1413: Enrico V avanzò formale richiesta del trono e della mano di Caterina, figlia di Carlo VI.
La pretesa fu ritenuta un delirio dall’establishment francese: gli Uffici di Corte inviarono a Winchester un’Ambasceria con l’assenzo alle nozze e la sola cessione di parte dell’Aquitania.
I Legati furono cacciati e il Re allestì una campagna d’invasione sul continente: lo sbarco armato alla foce della Senna nel 1415, fu favorito dalla segreta alleanza con Giovanni di Borgogna, cui fu promesso appoggio in cambio del riconoscimento della sovranità inglese: il 13 agosto, la Marina costeggiò Cap de la Hève, alla foce della Senna, sotto Le Havre.
Il 22 settembre, ottenuta la capitolazione di Harfleur, l’esercito si mise in marcia verso Calais ma, una volta in Piccardia, vi trovò cinquantamila agguerrite unità dell’Armata francese.

Malgrado l’opinione contraria del Duca di Berry, all’alba del 24 ottobre si combatté la sanguinosa battaglia di Azincourt ove il Duca d’Orléans fu preso prigioniero: una catastrofe. Caddero in campo in oltre diecimila, tra cui Antonio di Brabante e Filippo di Nevers, mentre Carlo d’Orléans veniva catturato.
La disfatta imputata alla follìa del Re; la morte del Delfino nel dicembre del 1415; l’esilio della Regina a Tours e l’insediamento del nuovo Delfino Jean de Tourenne portarono il governo nelle mani di Bernardo VII d’Armagnac, il cui genero Carlo era ancora in mano inglese: egli instaurò a Parigi un terrificante regime astenendosi, invece, dall’adozione di misure contro gli Inglesi che avevano occupato la Normandia.

Deciso a riconoscerne la sovranità sulla Francia, dopo un vano tentativo di accordo col governo, nell’ottobre del 1416 Giovanni di Borgogna incontrò a Calais Enrico V. Nell’aprile successivo, si spense il Delfino cui subentrò Carlo. Messa in ginocchio dalle soverchierie armagnacche, nel maggio del 1418 Parigi aprì le porte al Duca che ne assunse il controllo ma, il 12 giugno, in sua assenza, ci fu una violenta sollevazione: migliaia di Armagnacchi furono massacrati e, fra essi, lo stesso Bernard.

Il 14 luglio successivo, accolto come un eroe dalla popolazione stanca del vessatorio regime di costui, Giovanni richiamò la Regina dall'esilio; le affidò la reggenza a Troyes; fece giustiziare tutti i ribelli ed in autunno abolì tutti i tributi. A fronte della conquista borgognona della capitale, il Delfino Carlo, sotto scorta del nobile bretone Duchastel, uscì dalla città: aveva ereditato la gestione della fazione armagnacca e si era proclamato Reggente del Regno, mentre Enrico d’Inghilterra occupava la Normandia ed entrava a Rouen il 29 luglio 1418, alla testa di circa quarantacinquemila uomini.
Era ora di pace.

Per espellere l’invasore dal territorio nazionale, le parti si incontrarono due volte: a Pouilly e a Corbeil, ove conclusero un’alleanza in funzione antinglese. Tuttavia, sembrando al Delfino che Giovanni mantenesse una condotta ambigua, si convenne un terzo incontro a Montereau ove la situazione precipitò per le reciproche accuse di slealtà. I toni si riaccesero il 10 settembre del 1419, quando il Duca fu assassinato dalla scorta di Carlo: di fatto, era stato vendicato l’omicidio di Luigi d'Orleans e la Francia, sempre più lacerata da un irredimibile odio fra fazioni, scivolava in una nuova stagione di odio e di sangue.

Giovanni di Borgogna aveva avuto da Margherita di Baviera- Straubing otto figli: Caterina; Maria, sposa di Adolfo II Duca di Cleves; Margherita, coniugata a Luigi di Guyenna, Delfino ed erede di Carlo VI; Filippo, Duca di Borgogna; Isabella, impalmata da Oliviero di Penthièvre e Périgord; Giovanna; Anna, maritata a Giovanni di Bedford; Agnese, destinata a Carlo I di Borbone.
A costoro s’affiancarono gli illegittimi Guido, Antonio e Filippotto, nati dalla relazione con Margherita di Borselen; infine Giovanni VI Vescovo di Cambrai, concepito con Agnese de Croy.

Bibliografia: