Personaggi

Guido di Lusignano

di Ornella Mariani
Guido di Lusignano
Guido di Lusignano

Avventuriero francese; figlio del Conte Ugo VIII di Lusignano; nato nel Poitou verso il 1150 e morto a Nicosia nel 1194, fu Re consorte di Gerusalemme e passò alla Storia per aver condotto il Regno gerosolimitano al disastro, in esito alla drammatica battaglia dei Corni di Hattin del 1187.
Quando era giunto in Terrasanta aveva alle spalle già un passato turbolento: nel 1168, reduce da un pellegrinaggio, assieme ai fratelli aveva catturato ed ucciso il Conte Patrick di Salisburgo e, sottoposto a processo, aveva avuto irrogata la pena dell’esilio dalla regione su richiesta del suo Signore feudale Riccardo I d’Inghilterra.
Fra il 1174 ed il 1180 si era recato a Gerusalemme e, poichè il germano Amalrico aveva sposato la figlia del potente Baldovino d’Ibelin, aveva avuto facile accesso a Corte, assumendovi prestigio e potere grazie ai favori ed alla protezione di Agnese di Courtenay, madre divorziata del Re Baldovino IV; Contessa di Giaffa e di Ascalona e moglie in seconde nozze di Reginaldo di Sidone. Ella, anzi, lo nominò Connestabile allontanandolo di fatto dall'orbita politica degli Ibelin e del cugino Raimondo III di Tripoli, già Balio del Regno.
Secondo gli Storici Ernoul e Guglielmo di Tiro, temendo l’ascendente esercitato nel Palazzo dai suoi antagonisti ed in particolare dal Reggente, che pretendeva di combinare le nozze di Sibilla con un Nobile di suo gradimento, Agnese persuase il figlio Baldovino IV a concedere proprio a Guido di Lusignano l’ambìta mano della figlia vedova.

A tal proposito, Ernoul sostiene che Amalrico accompagnò il fratello a Gerusalemme proprio per definire gli accordi nuziali: per Baldovino era di cruciale importanza che la sorella sposasse un Principe straniero in grado di garantire al Regno appoggi ed aiuti, in caso di necessità.
Venuta meno la possibilità di un legame con la Francia per l'ascesa al trono dell’ancora minorenne Re Filippo, la principale speranza di un sostegno militare esterno fu individuata in Enrico II che, consapevole della pericolosa inaffidabilità del suo ribelle Vassallo, aveva ogni interesse a tenerlo lontano dall’Inghilterra.
Il matrimonio di Guido e Sibilla, già madre di Baldovino V, frutto delle sue prime nozze con Guglielmo del Monferrato, fu officiato il giorno di Pasqua del 1180: l’urgenza mirava a prevenire un colpo di mano dei partigiani di Raimondo di Tripoli, decisi a nozze della Principessa con Baldovino di Ibelin. L'unione valse allo sposo il titolo di Conte di Giaffa e Ascalona e quello di Balio del Regno e fu allietata da due figlie: Alice e Maria.
Nel 1182, Guido fu investito della reggenza dal cognato; tuttavia i loro rapporti fiduciari ebbero vita breve poiché la stabilità del territorio gerosolimitano fu resa vacillante dalle continue provocazioni poste in essere da lui e da Rinaldo di Châtillon.
L’assedio musulmano di Kèrak fu la goccia che fece traboccare il vaso e spense ogni ambizione del Lusignano: Baldovino IV lo defraudò degli incarichi per incompetenza militare e, tra la fine del 1183 e il 1184, tentò anche di ottenere l'annullamento del suo vincolo matrimoniale con la sorella.
Fallito, però, il tentativo di indurre Sibilla a lasciare il marito, il Re e l'Alta Corte si risolsero a modificare la linea di successione: l’eredità avrebbe anteposto alla Principessa il figlioletto Baldovino, nato dalle prime nozze con Guglielmo del Monferrato. Parallelamente, si aprì una lunga fase di consultazioni per decidere se, seconda nella linea ereditaria, dovesse essere costei o la sorellastra Isabella, cui erano riconosciuti pari diritti e dignità.
Guido, intanto, fu posto ai margini della famiglia reale e restò nell’ombra fino al 1186.
Nel 1185 da tempo malato, intanto, Baldovino IV fu stroncato dalla lebbra.
Ascese al trono, allora, il nipotino di sette anni che, solo un anno dopo, si spense a sua volta rilanciando la questione successoria: nell’estate del 1186, accompagnati da una scorta armata, Guido e Sibilla giunsero a Gerusalemme per i funerali mentre Raimondo III di Tripoli, intenzionato a mantenere il proprio ascendente, convocava l'Alta Corte con l'appoggio della Regina Madre Maria Comnena.
Ogni manovra risultò vana: Sibilla fu incoronata Regina dal Patriarca Eraclio.
Restava da chiarire la posizione di Guido: prima della investitura ufficiale, ella aveva assicurato agli Uffici di Corte che, in accoglimento alle richieste dell’ampio fronte di opposizione, avrebbe accettato l’annullamento di matrimonio a condizione di mantenere il diritto a scegliere personalmente un nuovo consorte; tuttavia, con grande sorpresa generale, attribuendo enorme significato al gesto, a conclusione della cerimonia d’incoronazione solenne, ella rimosse la tiara dal proprio capo e la porse al marito che la indossò confermando di detenere una corona esclusivamente matrimoniale.
Isabella ed il coniuge Umfredo IV di Toron, pretendenti al trono sostenuti da Maria Comnena, da Raimondo III e dalla famiglia Ibelin, incassarono il colpo ma l'ascesa della rivale non attenuò la forza delle loro pretese, fondate su una valida argomentazione: le nozze di Amalrico I e di Agnese di Courtenay, genitori di Sibilla e Baldovino IV, erano state annullate e la prole era stata legittimata solo per l'intervento della Chiesa ove, invece, Isabella era da considerarsi unica erede di diritto per essere nata dal matrimonio valido dello stesso Amalrico con Maria Comnena.
Unfredo, però, alla fine si dissociò dalle rivendicazioni della moglie e della suocera e decise di giurare fedeltà alla contestata Sovrana, vocandosi a stretto alleato di Guido.
La prima urgenza della Corona, in ogni caso, fu contenere l'avanzata di Saladino.
Nel 1187, contro il diverso parere di Raimondo III di Tripoli, Guido tentò di rompere l'assedio musulmano a Tiberiade, ove fu circondato ed interdetto dai rifornimenti idrici: il 4 luglio le truppe gerosolimitane furono annientate ai Corni di Hattin ed egli fu catturato col fratello Goffredo, con Reginaldo di Châtillon e con Unfredo di Toron.
Secondo le cronache coeve, gli eccellenti prigionieri furono condotti nella tenda del leader nemico che, esibendo ospitale cortesia, offrì al Lusignano un calice d'acqua.
Assetato, Reginaldo glielo sottrasse e il Sultano gli mozzò personalmente la testa.
Quando, atterrito, Guido si prosternò ai suoi piedi, egli pronunciò tali sprezzanti parole: … I Re non uccidono altri Re…
Mentre egli restava ostaggio a Damasco, Sibilla difese Gerusalemme che, tuttavia, capitolò il 2 ottobre. Ella, allora, pregò Saladino di rilasciare il marito che le fu riconsegnato nel 1188: insieme ripararono a Tiro, ultimo avamposto cristiano strenuamente difeso da Corrado del Monferrato.
Costui, però, negò l'ospitalità alla coppia lasciandola per mesi accampata fuori le mura; poi Guido pose sotto assedio San Giovanni d’Acri, anticipando l’arrivo della prima linea della terza crociata e
La moglie lo seguì, spegnendosi nell’estate del 1190 con le due figlie.
L’Alta Corte dichiarò che la morte della Sovrana privava il coniuge di titolo e ruolo ed assegnò la corona ad Isabella, cui gli Ibelin imposero l’immediato divorzio da Unfredo combinandole nozze con lo stesso Corrado, malgrado lo spodestato Lusignano rivendicasse la dignità regia fino al 1192.
Nel 1191 alla testa di una piccola Flotta, egli lasciò San Giovanni d’Acri per Limassol ove chiese il sostegno di Riccardo I d’Inghilterra, di cui era stato Vassallo in Poitou; gli giurò fedeltà; partecipò ai festeggiamenti del suo matrimonio con Berengaria di Navarra e aderì alla campagna contro Isacco Comneno. In cambio, ottenne sostegno nello scontro con Corrado, appoggiato da Filippo II di Francia e da Leopoldo d’Austria.
Il conflitto si risolse in un nuovo assedio di San Giovanni d’Acri, finchè si giunse ad un’intesa temporanea: Guido avrebbe conservato a vita l’autorità regia, ma la legittimità della successione sarebbe stata comunque riconosciuta a Corrado e a Isabella ed ai loro eredi.
Nell'aprile del 1192 Riccardo I d’Inghilterra si decise a fornire soluzione alla querelle e chiese alle Baronie del Regno di pronunciarsi: Corrado fu eletto Re all'unanimità ma, qualche giorno dopo, fu assassinato.
Isabella sposò Enrico II di Champagne e, quando anche costui si spense nel 1197, passò a quarte nozze con Amalrico rilanciando il potere ed il prestigio dei Lusignano.
Nel frattempo, Guido comprava Cipro dai Cavalieri Templari cui era stata assegnata dal Sovrano inglese che l’aveva espropriata ad Isacco Comneno: riconosciuto giuridicamente Signore di Cipro, egli usò comunque il titolo reale fino alla morte.
Il fratello fu intanto riconosciuto dall’Imperatore Enrico VI ed i discendenti dei Lusignano ressero il trono di Cipro fino al 1474.

Bibliografia: