Personaggi

Heinz di Svevia

di Ornella Mariani
Basilica di San Domenico a Bologna.
Basilica di San Domenico a Bologna.

Heinz di Svevia

Fossalta fu teatro della prima battaglia campale vinta dai Guelfi.

Fu combattuta dall’alba al tramonto del 26 maggio del 1249, sul Ponte di Sant’Ambrogio.

Vi si decisero i destini di Federico II, del figlio prediletto e dell’Italia.

I Modenesi vi furono messi in rotta dai Bolognesi e, nella scomposta fuga, lasciarono circa mille e seicento prigionieri fra i quali lo stesso Heinz che, disarmato da Lambertino de Lambertini, Michele degli Orsi e Lambertolo Bottrigari e impedito dal difendersi per la ferita mortale inferta al proprio cavallo, non ebbe opzioni diverse dalla resa.

Assieme a lui furono arrestati i Condottieri Buoso da Doara, Gerardo Pio, Tommasino da Gorzano, Antonino dall’Andito, Marino da Eboli,  il Conte Corrado di Solimburgo e vari Cavalieri, come risulta dai documenti di Archivio custoditi a Bologna.

Lo Stato Maggiore ghibellino era stato di fatto decapitato.

Preceduti da reparti di Cavalleria leggera; dai canti ringraziamento del Vescovo e del Clero; dalle ovazioni popolari rivolte al Podestà Filippo Ugoni e ai suoi Luogotenenti Antonio Lambertazzi e Lodovico Geremei; dall’Aristocrazia abbigliata di zendado rosso e bianco e dalla Magistratura, i Prigionieri sfilarono a piedi: prima i Nobili e, da ultimo, il bellissimo e biondo ventiquattrenne Staufen che, deportato a Castelfranco, nell’attesa di una sistemazione adeguata al suo rango, vi restò fino al 18 agosto del 1249, quando fu trasferito nel castello di Anzola.

Applausi e squilli di trombe esaltarono i festosi e sontuosi addobbi delle vie e, una volta alla cattedrale, il Legato benedisse gli Intervenuti.

Il giorno successivo, il Consiglio rese la libertà ai numerosi ostaggi, previo scambio o riscatto.

Scrisse frate Leandro Alberti che all’eccellente Detenuto furono concessi i servigi di Servi e Valletti, il Sarto Jacopo Fava e il Calzolaio Pietro da Reggio e quanti altri utili alla magnificentias suas usitatas.

Con nota del 9 gennaio del1252, asua custodia furono, poi, deputati sedici giovani di età non inferiore ai trent’anni, pagati per trenta bolognini e sostituibili ogni quindici giorni; ma, negli Statuti del 1260, si dispose che una delle due chiavi della camera del Palazzo di detenzione fosse custodita dai Carcerieri e l’altra dal Podestà cui spettava, ogni mattina, al suono della campana comunale, l’apertura della porta dell’alloggio/prigione.

Nel 1262 i Cittadini scelti dal Potestà per la custodia di Heinz furono costretti ad accettare gratuitamente l’incarico.

In definitiva:  …una stanza ampia ove potesse passeggiare, la quale fino ad hora si vede ivi essere et chiamasi la sala del Re Hentio, ove gli Signori Potestà et Auditori della Rota rendono ordinariamente, a’ loro banchi ivi accomodati, ragione. Sotto la quale sala si trova una stanza, che serve di presente per lo archivio di Bologna, ove si ritirava et stava esso re, guardato sì che non fugisse; ma visitato et salutato ogni giorno da cittadini diversi et nobili bolognesi, quali erano per questo ordinati ...

Matteo da Parigi sostenne che Federico II offrisse invano congrue somme per riscattare il figlio prediletto, proponendone anche lo scambio con un figlio del Marchese di Monferrato e che, a fronte dei fermi e sistematici rifiuti, ricorresse a minacce e rinnovasse nei Bolognesi memoria della spietatezza col quale suo nonno Barbarossa aveva piegato l’insolenza milanese: a queste intimidazioni replicò Rolandino Passaggieri, assumendo che i Bolognesi si sarebbero strenuamente battuti e che avrebbero continuato a detenere Heinz per diritto di guerra.

Le condizioni dell’Ostaggio mutarono con la morte dell’Imperatore: il cronista frà Tommaso toscano annotò che egli fu abbandonato dai suoi Partigiani e restò in assoluta balia del Comune e il Domenicano Jacopo d’Acqui scrisse, nel Chronicon imaginis mundi, che Heinz lamentasse la limitazione delle spese di mantenimento; l’alimentazione fondata su solo pane, vino e frutta e la riduzione a quattro dei suoi Domestici.

Nell’aprile del 1253 evasero Jacopone dal Borgo Cremonese, Niccolò da Giosano, Enrico di Wardestein e Bernardo d’Harstall.

Il Comune multò per cento lire di bolognini i Custodi Michele fornaio di Saragozza, Falco da Firenze, Guiduccio d’Ubaldino, Aliserio di Guidotto di Carboncello e Pietro Pontecchio da Varignana, colpevoli di avere agevolata la fuga.

La vicenda favorì la convinzione del fallito tentativo di fuga anche di Heinz che, nel marzo del 1272, ammalato, dettò le proprie volontà.

Il 14 successivo egli si spense e gli furono tributate dal Comune solenni esequie:

Il suo corpo fu fatto imbalsamare e posto sopra un feretro coperto di finissimo scarlatto, con veste del medesimo, foderata d’ermellino. In testa avea una corona d’ oro gemmata, e in mano uno scettro d’oro. Fu portato sotto un baldacchino di velluto cremesino, foderato di pelli di vajo, con solennissima pompa alla chiesa de’ frati Domenicani, preceduto dal clero, e seguito dai magistrati e da tutta la nobiltà

Nato forse a Cremona verso il 1220 e chiamato Heinrich, in seguito detto Heinz per distinguerlo dal fratellastro Enrico, lo sfortunato Staufen era nato da Alayta von Urslingen che l’Imperatore aveva conosciuto ad Hagenau, durante il suo primo soggiorno in Germania. Dalla loro relazione sarebbe poi nata anche Caterina da Marano.

Molti Storici, tuttavia, assumono si trattasse di Alayta von Vohburg degli Hohenburg e non della figlia del Duca di Spoleto Corrado di Urslingen.

Heinz era bellissimo, intrepido, generoso: … alto di persona e di ben proporzionate membra, spigliato nei moti, franco e ardito nel parlare, prode nel campo e destro in tutti i guerreschi esercizi ….

Nel 1238, irritando la Curia romana aveva sposato Adelasia di Sardegna, di circa quattro lustri più adulta. Figlia di Mariano I e già vedova di Ubaldo Visconti, rispettivamente Giudici di Torres e della Gallura, ella aveva ereditato titolo e beni paterni e coniugali, per effetto anche dell’assassinio del fratello Barisone III.

La coppia, però, visse sempre separata: ella risiedeva nel castello di Ardara, mentre il Giudicato veniva amministrato dall’avventuriero filopapale Michele Zanche.

Si vuole che Ugo de Zori del Monte Acuto e Ubaldo di Castro, solidali con lei, volessero affrancarla dalle pretese egemoniche di costui, di fatto mirando ad ampliare le proprie prerogative comunali su modello dell’Italia settentrionale.

Zanche, pertanto, ne ordinò il trasferimento a Burgos.

Heinz, intanto, Rex Turrium et Gallurae; titolare del Logudoro e Sacri Imperii totius Italiae legatus generalis, nominato dal padre anche Re di Sardegna, elesse residenza a Sassari.

Gregorio IX, che aveva la giurisdizione dell'isola, li scomunicò estendendo il provvedimento alla stessa Adelasia e dando inizio ad una dura conflittualità mentre il giovane Principe, richiamato nella penisola, vi diveniva referente del ghibellinismo italiano e protagonista delle guerre tra l'Impero, i Comuni e il Papato.

Nel 1246, la Giudicessa ottenne lo scioglimento del vincolo nuziale per adulterio e fu sciolta dalla scomunica; ma Heinz, mai ritenendo decaduti i propri diritti, continuò a considerarsi Sovrano delle sue terre fino alla morte e, dopo aver sottratto al Primate romano le città della Marca anconetana, usurpate al genitore durante la minorità, attaccò i Comuni guelfi romagnoli partecipando, nel 1240, all’assedio di Ravenna e Faenza; catturando, il 3 maggio del 1241, con l’appoggio delle Flotte pisana e siciliana nei pressi dell’isola del Giglio, il Clero straniero convocato a Roma da Gregorio IX per deporre l'Imperatore; conducendo fulminee irruzioni nel milanese e nel piacentino.

Nel 1243 si recò a Vercelli; poi soccorse Savona, assediata dai Genovesi; infine marciò su Piacenza, col fratello Manfredi.

Innocenzo IV lo fece oggetto di nuova scomunica e delegittimò Federico II nel Concilio di Lione del 1245.

Fu allora che maturò l’attacco imperiale a Milano e che, durante uno scontro a Gorgonzola, Heinz fu catturato. Presto liberato, l’anno dopo egli attuò numerose scorrerie nel Piacentino e nel Piemonte e, nel 1247, mentre il padre assediava Parma, marciò contro i Guelfi col cognato Ezzelino da Romano.

Nel febbraio del 1248, appresa notizia del drammatico agguato subito a Vittoria da Federico II, il giovane Principe tornò a Cremona e, deciso alla vendetta, ne assunse la Podesteria: nel febbraio dell’anno successivo espugnò Rolo e, in primavera, mosse in aiuto di Modena attaccata dai Bolognesi. Il 26 maggio del 1249, però, a Fossalta, lungo le rive del Panaro, fu intercettato dalla Cavalleria nemica e costretto alla ritirata durante la quale, disarcionato, fu tratto prigioniero assieme ad oltre mille Fanti e quattrocento Cavalieri.

Rinchiuso prima a Castelfranco e ad Anzola, il 24 agosto fu condotto a Bologna ed alloggiato in detenzione nel nuovo palazzo del Comune: per il valoroso Staufen fu il carcere a vita alleviato dalle sole cure e premure della sorella Caterina.

Dopo ventitré anni di carcere, egli morì a Bologna il 14 marzo del 1272 e fu sepolto nella Basilica di San Domenico con ogni solennità.

Il suo sepolcro è stato aperto tre volte: nel 1376, nel 1586 e nel 1731.

Le sue ossa, assieme a corona, spada e speroni, furono chiuse dietro il muro e sulla lapide fu affisso il ritratto che tutt’oggi si vede.

Heinz ebbe solo figlie femmine: Elena, Maddalena e Costanza.

Autore di varie rime e componimenti poetici, condividendo la passione paterna per la Poesia e l’amore per la Puglia, la immortalò con questi versi:

Và, canzonetta mia
e saluta messere
dilli lo mal ch'i'aggio
quelli che m'à 'n bailìa
sì distretto mi tene
ch'eo viver non por{r}aggio
Salutami Toscana
quella ched è sovrana
in cüi regna tutta cortesia:
e vanne in Puglia piana,
la magna Capitana,
là dov'è lo mio core nott'e dia

La sua romantica e tragica figura ha ispirato varia Letteratura: Enzio, del Gesuita Simone Maria Poggi; Il re Enzio in campo, di Domenico Maria Creta; l’anonimo Il re prigioniero; Re Enzo su libretto di Alberto Donini e musica di Ottorino Respighi; Le Canzoni di re Enzio, di Giovanni Pascoli.

Bibliografia