Personaggi

Hunyadi Jànos

di Ornella Mariani
Jànos Hunyadi.
Jànos Hunyadi.

Dopo la vittoria conseguita nella Battaglia del Kosovo nel 1389 e in quella di Nicopoli il 25 settembre del 1396, gli Ottomani conquistarono la più gran parte dei Balcani e ridussero l’Impero Bizantino alla sola area limitrofa a Costantinopoli, costantemente tenuta in stato d’assedio. La loro ulteriore avanzata, condizionata dal Re d’Ungheria, capo della grande coalizione cristiana, fu causa delle guerre ottomane/ungheresi in esito alle quali il territorio fu devastato e diviso fra Turchi ed Asburgo austriaci. Tanto non impedì, e per ben dieci lustri, al Sultano Maometto II di essere umiliato dal Voivoda di Transilvania Jànos Hunyádi, Reggente del Regno d’Ungheria; coraggioso Condottiero ed abile Politico.

Il dibattito sulle origini della sua famiglia è ancora controverso: per alcune fonti, sua madre fu Erzsébet di Cincis, figlia di un membro della Nobiltà minore romena; per altre, la magiara Erzsébet Morzsinay. Si ignora, poi, se il padre Vajk fosse di estrazione Kumana o valacca ma è certo che si fosse distinto al servizio dell’ Imperatore Sigismondo d’Ungheria e che ne fosse stato compensato col titolo di Conte e Signoria sul castello di Hunyad, divenendo Vajk Hunyádi. Detto il Cavaliere Bianco, Janòs nacque verso il 1387 e si spense nel 1456, consegnandosi alla storia per aver sconfitto i Turchi a Varna nel 1444 e a Belgrado nel 1446.

Fin da giovane, come già il genitore, anch’egli servì Sigismondo accompagnandolo a Francoforte nel 1410, per la rivendicazione del diritto alla tiara imperiale; aderendo all’Ordine del Drago: una confraternita politico/ militare vicina alla Corona ed incaricata della difesa dei confini orientali; distinguendosi nell’azione di contrasto all’eresia hussita nel 1420. Tuttavia, prima di porsi definitivamente agli ordini del Sovrano nell’ assedio di Smeredevo del 1437, aveva militato anche tra i ranghi dell’italiano Filippo Buondelmonte degli Scolari, Signore di Orsova, e si era fatto valere, tra il 1431 ed il 1433, presso il Duca Filippo Maria Visconti.
Per l’attività prestata, Jànos ottenne privilegi, titoli ed anche il ruolo di Consigliere imperiale e consolidò il proprio potere sposando nel 1432 la nobildonna Erzsébet Szilágy, padrona di gran parte della regione del Salaj: dall’unione nacquero i figli László e Mattia.
Nel 1438, Alberto II, successo a Sigismondo, lo designò Ban di Severin a difesa dell’area da infiltrazioni ottomane ma, morto il Sovrano, in danno del legittimo erede Ladislao il Postumo, Hunyádi appoggiò la candidatura di Ladislao III Jagellone di Polonia a Re d’Ungheria onde garantire una guida salda al Regno, indebolito dalle mire dei tutori Elisabetta di Lussemburgo e l’inviso Ulrich di Celje, poi assassinato.

Incoronato nel 1440 col nome di Ulászò I, il Sovrano polacco delegò il potere di controllo dell’Ungheria al Consigliere Zbigniew Olesnicky, Vescovo di Cracovia: in quell’anno, il Cavaliere Bianco soverchiò Murad III in Bosnia; ma l’anno successivo i Turchi lo cacciarono dalla Serbia. Ancora in vantaggio fra il 1442 e 1443 a Nagyszeben, egli sconfisse il Sultano; attaccò la Valacchia e ne depose il Voivoda filoottomano Vlad II Dracul, sostituendolo con Basarab II; sgominò un’altra Armata nemica e, quale Capo delle forze cristiane, incoraggiò la crociata bandita da Eugenio IV impegnandosi alla riconquista dei Balcani. Alla testa delle prime linee, infatti, sfondò la resistenza di Ihtiman; riconquistò Niš; sbaragliò tre potenti eserciti avversari; occupò Sofia e mise in rotta Murad a Snaim.

Nel febbraio del 1444, dopo aver devastato le posizioni turche di Bosnia, Herzegovina, Serbia, Bulgaria ed Albania, i Crociati ripararono a Costantinopoli. Il crescente successo delle operazioni condotte durante la prima fase della spedizione persuase il Despota serbo Durad Brankovic, il Principe albanese Giorgio Kastrioti e Mircea II di Valacchia ad allearsi con Jànos e Ladislao: mentre il Legato papale Giuliano Cesarini sorvegliava i preparativi militari, il preoccupato Sultano mandò a Seghedino Ambasciatori incaricati di proporre una tregua decennale.

Fu il Cardinale a suggerire di simularne l’accoglimento, funzionalmente ad un’azione già preordinata. Nel frattempo, Jànos sottoscrisse i patti anche per il suo Re.
A due giorni dall’intesa convenuta, però, Cesarini apprese che un’Armata navale veneziana puntava sul Bosforo per intralciare i Turchi, ormai decisi a rientrare in Grecia e a raggiungere Murad riparato in Anatolia.
Sollecitato dal Porporato, Ladislao si pose in marcia verso Costantinopoli, ma Brankovic sabotò la missione; persuase Kastrioti a disertarla ed avvertì segretamente Murad che, col sostegno genovese, sbarcò in armi a Varna.
Il 1° novembre 1444 quarantamila fra Ungheresi, Polacchi, Serbi, Transilvani, Boemi e Crociati sfidarono sessantamila Ottomani.
A sera, in campo si contarono circa ventimila morti fra i due schieramenti.

Quella battaglia fu la fase culminante della Crociata e l’epilogo di eventi verificatisi anni prima: a seguito delle intese raggiunte nei Concili di Basilea, Ferrara e Firenze, nel 1438 il Basileus bizantino Giovanni VIII Paleologo aveva accettato di superare lo Scisma proprio per ottenere dai Potentati cristiani europei ogni possibile aiuto nella lotta al minaccioso espansionismo turco.
Nel 1443, e per tutelare i Bizantini e per difendere l’Ungheria cui tre anni prima era stata sottratta Belgrado, aveva sollecitato il continente alla sacra spedizione e formato un’ampia coalizione: i ripetuti successi cristiani, in particolare quello inizialmente conseguito da Brankovic, che aveva liberato le bulgare Nissa e Sofia, avevano costretto i Turchi alla ritirata. Al Sultano, impegnato sui fronti di Anatolia, Albania, Morea, non restò che accettare i trattati di Adrianopoli: una tregua decennale durante la quale s’impegnava a non invadere alcun Paese cristiano e a restituire alcuni territori all'Ungheria e alla Serbia. Non soddisfatto il Papa, ad avviso del quale Murad avrebbe dovuto rinunciare all’intera area balcanica, invalidò i patti e persuase l’Ungheria a riprendere la guerra, impegnando anche la Serenissima che, per dividere l’Impero ottomano, schierò la potente Marina tra i Balcani e l’Asia Minore.

Murad, allora, si rivolse alla Repubblica genovese.
Il 10 novembre del 1444, malgrado l’inferiorità numerica, Hunyádi alla testa di metà dell’esercito ungherese dette scacco ai Turchi; ma il suo vantaggio fu vanificato dal giovane Ladislao che, alla guida della retroguardia, si gettò nella mischia sottovalutando la potenza d’urto dei Giannizzeri e ne fu massacrato. Cadde, con lui, anche il Cardinale Cesarini.
I Crociati superstiti ripararono oltre il Danubio, sotto il comando di Mircea II di Valacchia, e Jànos tentò di sottrarsi rocambolescamente alla cattura finchè non cadde in un agguato tesogli da Vlad II Dracul, che lo liberò previo pagamento dell’ingente riscatto corrisposto dall’Aristocrazia magiara.

La battaglia, naturalmente, ebbe come conseguenze politiche il mantenimento della regione balcanica da parte dei Turchi e la sospensione delle clausole di ogni precedente negoziato. Il Basileus, che meglio più di tutti si era impegnato per il buona esito della spedizione, dovette piegarsi al Sultano e diventarne Vassallo.

Per effetto della morte di Ladislao la Nobiltà ungherese, intanto, elesse cinque Capitani e gli affidò il comando della Nazione assegnando a Jànos il controllo della Transilvania e delle terre irrigate dal Tibisco. L’Ungheria, tuttavia, scivolò nell’anarchia e fu necessario individuare un Reggente che governasse per conto del minore Ladislao il Postumo: la scelta ricadde ancora su Hunyádi che, investito del ruolo il 5 giugno del 1446, marciò contro l’Imperatore Federico III, del quale il piccolo erede era prigioniero; pose a sacco Stiria, Carinzia e Carniola e minacciò Vienna, finchè pervenne ad una tregua di due anni.

Nel 1447, Jànos riportò la Valacchia in orbita ungherese decretando la decapitazione del Voivoda Vlad Dracul e facendone seppellire vivo il figlio Mircea II; poi, sconfitti i Draculesti, insediò sul trono Vladislav II. L’anno successivo, riprese la campagna contro i Turchi ricevendo il titolo di Principe da Niccolò V. Infine, marciò sulla Moldavia e vi restaurò il potere del Voivoda Petru II, dopo avere occupato e fortificato il porto di Chilia.

Nel giugno di quell’anno, Murad II attaccò contemporaneamente proprio questa località e Costantinopoli, ma fu sconfitto: in settembre, gli Ungheresi varcarono il Danubio e puntarono verso Sud per riunirsi a Kastrioti, mentre Mihály Szilágyi batteva i Turchi nella valacca Vidin.
Ancora una volta Brankovic spiccò per slealtà: rivelata la presenza albanese, favorì la sconfitta di Jànos nella seconda battaglia del Kosovo il 18 ottobre del 1448; lo catturò e lo deportò nelle segrete di Smederevo.

Nel 1450, liberato dai compatrioti, egli riaprì le trattative con Federico III per la libertà del giovane Ladislao; ma il mancato accordo consentì all’Aristocrazia capeggiata dal Conte di Celje di accusarlo di cospirazione funzionale al mantenimento del potere.
Egli, allora, abbandonò anche il ruolo di Reggente; tuttavia, nel 1453, Ladislao il Postumo si insediò e come primo atto, riscattandone l’immagine, lo nominò Conte di Beszterce-Naszód e Capitano Generale del Regno, non trascurando di farne giustiziare il figlio per vendicare la morte dello zio tutore.

La reazione violentissima dell’Aristocrazia insorta in difesa di Jànos, già Voivoda di Transilvania e Signore di Belgrado, costrinse il Re alla fuga. In procinto di sposare Maddalena, figlia di Carlo VII di Francia, egli era sulla via di Praga quando morì in circostanze ancora misteriose: con lui si estinse la linea asburgico/albertina.

Nel 1453, padrone di Costantinopoli, Maometto II puntò all’Ungheria progettando di penetrare in Europa attraverso Belgrado, che assediò. La città fu però soccorsa da Jànos che la approvvigionò a proprie spese; vi insediò un presidio comandato dal germano Mihály e dal figlio László; reclutò uomini freschi ed armò duecento navi, mentre il Frate francescano Giovanni da Capestrano raccoglieva adesioni crociate nel basso Popolo.
Il 14 luglio del 1456 l’Armata navale ottomana fu distrutta e il 21 successivo l’esercito fu respinto a Rumelia da Szilágyi, che favorì l’attività di attacco ungherese: a margine di un cruento e breve scontro, il Sultano fuggì. L’11 agosto, però, aggredito dalla peste, Jànos si spense.

Fu sepolto nella cattedrale cattolica transilvana di Alba Iulia e la sua statua domina la Piazza degli Eroi di Budapest.
Suo figlio Mattìa Corvino ascese al trono nel 1458 e governò fino al 1490.
Emulo del padre, contrastò i Turchi col supporto dell’abile Voivoda di Moldavia Stefan III.
Il crescente potere del Regno di Polonia, intanto, spinse la Moldavia a chiedere l’appoggio di Bayezid II per mantenere l’indipendenza.

Bibliografia: