Personaggi

Lotario I

di Ornella Mariani
Lotario I.
Lotario I.

Lotario I

Primogenito del Re di Aquitania e Imperatore Ludovico il Pio e di Ermengarda di Hesbaye; Re d’Italia, Re di Lotaringia, Re di Provenza e Imperatore dei Romani; incoronato ad Aquisgrana dal suo stesso genitore il 5 aprile dell’823 e consacrato da Pasquale I a Roma; coniuge di Ermengarda di Tours; padre di Ludovico II il Giovane, di Hiltrud, di Bertha, di Irmgard, di Gisela, di Lotario II, di Rotrud e di Carlo di Provenza, nacque verso il 795 e morì nell’abbazia di Prum il 29 settembre dell’855.

Si conosce poco dei primi anni della sua infanzia e giovinezza, verosimilmente trascorse alla Corte del nonno Carlo Magno alla cui morte fu inviato a governare la Baviera, nel quadro di una regalità secondaria: Unterkönigtum.

Nell'817, insede di Dieta di Aquisgrana, Ludovico lo associò al trono, sancendone l’egemonia rispetto ai fratelli Pipino e Ludovico il Germanico, cui concesse rispettivamente le corone di Aquitania, la Settimania, la regione tolosana e di Baviera, Carinzia e Boemia.

Tale ripartizione, nota come Ordinatio Imperi fu ratificata a Nimega nell’819.

Nell’821, Lotario sposò la Contessa Ermengarda di Tours, a parere del Cronista Thegano, discendente dalla famiglia degli Eticonidi.

L’anno successivo, stando agli Annales Xantenses, fu incaricato dal padre di prendere possesso del Regnum Longobardorum, ovvero dell’Italia, e, secondo Eginardo, fu accompagnato dal Monaco Wala, dall'Abate Adalardo e da Gerungo, Capo dell’esercito, per essere assistito nel rilancio della giurisdizione imperiale nei territori sottoposti al controllo di Pasquale I.

La Penisola, era stata affidata nell'812 aBernardo, figlio di Pipino, il quale un anno dopo ne era divenuto Re senza che il suo ruolo venisse messo in discussione dal decesso di Carlo Magno e dalla successione di Ludovico il Pio.

La rottura era maturata proprio in seguito alla Ordinatio Imperii dell'817 con la quale, di fatto escludendolo, l’Imperatore aveva diviso fra i tre figli l'enorme territorio ereditato e, dichiarando l’Italia subordinata all'autorità imperiale, ne aveva avocato il possesso.

Dopo avere invano cospirato contro l’Autorità centrale, Bernardo si era consegnato al giudizio della Corte e, con i sodali, aveva avuto commutata la pena capitale nell'accecamento.

Il territorio italiano, da allora, era caduto nell’anarchia.

La promulgazione del provvedimento, nel quale era affermato che … Regnum vero Italiae eo modo predicto filio nostro, si Deus voluerit ut successor noster existat, per omnia subiectum sit, sicut et patri nostro fuit et nobis Deo volente praesenti tempore subiectum manet…, avviò un rapporto ambiguo di Lotario con l'Italia e con lo stesso Impero del quale era dichiarato Consors pur non disponendo di un'autonoma titolarità territoriale, oltre quella peninsulare concessagli con una applicazione neppure immediata. Pertanto, quando vi arrivò, dotato della sola investitura sancita dal decreto, risiedette a Pavia recandosi poi a Roma su invito di Pasquale I.

Il 5 aprile dell’823, …apud sanctum Petrum et regni coronam et imperatoris atque augusti nomen accepit…, eseguendo fedelmente le disposizioni paterne; concentrando la più intensa produzione legislativa negli anni fra l'822 e l'825 e trattenendosi saltuariamente nella penisola, considerata un rifugio per sé e per i suoi partigiani nelle fasi di scontro che avrebbe poi avuto col padre e con i fratelli.

Tra la metà dell'823 e l'inizio dell'824, due membri della Curia pontificia: il Primicerio dei Notai Teodoro e il Nomenclatore Leone, furono accusati di cospirare con i Franchi in danno della Chiesa e, quando era giunta voce della loro esecuzione da parte di Uomini del seguito papale, assieme a dicerie che la imputavano allo stesso Pasquale I, senza dare neppure il tempo di svolgere le indagini, costui si limitò a negare il proprio coinvolgimento nella vicenda. Sta di fatto che al momento della sua morte, nel febbraio dell’824, la tensione a Roma era altissima: tanto da impedire la tumulazione della salma in San Pietro.

Intervenne, allora, Wala imponendo un Primate in grado di attenuare le agitazioni: Eugenio II  non deluse le aspettative e, quando Lotario si mosse per accertare le responsabilità dell’ accaduto, collaborò fino a promulgare la Constitutio Romana che ponesse fine ai disordini e ridefinisse i rapporti fra Chiesa e Impero.

Obiettivo del provvedimento consisteva nel ripianare i problemi contingenti derivati dai cambiamenti del quadro politico italiano; dall’avvento dei Franchi; dal loro rapporto privilegiato con la Curia romana e dalle reazioni degli Aristocratici longobardi del Sud e della stessa Popolazione capitolina, ostile al potere acquisito dal Pontefice anche ben oltre i confini.

Gli equilibri furono ricomposti attraverso anche una rivisitazione del diritto che, muovendo dall'obbedienza dovuta al Primate e ai suoi Duchi e Giudici, nel solco della consuetudine franca consentiva di scegliere la legge in base alla quale si volesse essere giudicati e sanciva la presenza di due Messi permanenti, rispettivamente di nomina papale e imperiale, con funzione di garanzia circa l'equità dei giudizi. Quanto all’elezione del Vescovo di Roma, venivano ripristinati: i diritti dei Laici estromessi nel 769; il giuramento di fedeltà del Popolo agli Imperatori; il riconoscimento dell'autorità imperiale da parte del Papa prima della consacrazione, da celebrarsi alla presenza di un Fiduciario dell’Impero e del Popolo sostanzialmente significando che era l’Imperatore ad orientare quella elezione.

Eugenio II giurò, ma si suppone che la Constitutio non fu applicata nel pieno rispetto di quanto definito.

Nei decenni successivi lo stesso Lotario non esitò a disattenderla quando le contingenze lo resero necessario: egli doveva occuparsi di altri onerosi problemi del Regnum, a partire dalle questioni economiche e sociali cui dette una prima risposta con l'Assemblea generale di Corteolona, nel maggio dell'825; con il riordino dell’insegnamento pubblico e la istituzione di sedi scolastiche in nove città; col Capitulare Papiense promulgato a Pavia, dove aveva convocato una Dieta per rivedere i capitolari emanati dal padre e dal nonno Carlo Magno, al fine di individuare quelli validi nella penisola. Tuttavia, l'instabilità montò in tutto il territorio peninsulare, estendendosi anche alla Chiesa e alle aree a essa contigue, parallelamente ad elementi di tensione maturati anche in famiglia: restato vedovo, l’Imperatore passò a nuove nozze con Giuditta dei Welf dalla quale, a Francoforte il 13 giugno dell’823, nacque Carlo, provocando notevoli problemi successori rispetto al contenuto della Ordinatio Imperi dell'817.

Ludovico, infatti, tentò di assegnargli beni ma, poiché le disposizioni non lo prevedevano, incontrò forti resistenze in tutti e tre i figli di primo letto.

Nel perdurare del malessere familiare, morto Pasquale I, nell’824 l’Imperatore tornò a Roma per incontrare Eugenio II e, nel novembre successivo, emise ordinanze che favorissero il buon governo dell’Italia e confermò le relazioni tra Chiesa e Impero sancite dalla Constitutio romana,  riconoscendo  l’egemonia della Potenza secolare.

Nell’agosto dell’829, poi, in sede di Dieta di Worms, Ludovico sovvertì i vecchi equilibri fissati dalla Ordinatio Imperii: in danno di Lotario, inviato in Italia con l’interdizione dell’uso del titolo imperiale, intestò al piccolo Carlo la Svevia, l'Alsazia, la Rezia, la Borgogna e il distretto di Coira e lo affidò alla tutela del Conte di Barcellona Bernardo di Settimania, già insignito del titolo di Ciambellano ed infeudato della Marca di Spagna.

In pochissimi mesi, però, gli eventi furono ribaltati: nell'830, mentre il Nobile spagnolo e l'imperatore, lasciata Aquisgrana, si portavano in Bretagna per ridurne all’obbedienza gli abitanti insofferenti all’autorità centrale e per poi puntare su Parigi, solidali col fratello maggiore Pipino I Ludovico il Germanico riunirono un esercito di Guasconi e Neustriani e marciarono sulla stessa Parigi, decisi a deporre il padre; a punire la matrigna, accusata di adulterio con Bernardo e ad uccidere costui, rocambolescamente riparato nei suoi domini.

Era maggio quando, constatata la inferiorità numerica delle proprie forze, Ludovico il Pio abdicò consegnandosi a Compiègne; Giuditta fu chiusa in un monastero di Poitiers; i suoi fratelli Corrado e Rodolfo furono tonsurati e confinati in un cenobio dell’Aquitania e lo status quo ante fu ripristinato.

Parallelamente, però, in quel clima di veleni e di intrighi, giunse voce a Lotario che, aizzato da Wala, Pipino fosse in procinto di sottrargli Regno e ruolo.

Vera o falsa che fosse, la notizia fece da sponda ad un nuovo colpo di scena: i due germani  fecero di nuovo fronte comune col genitore e, in una riunione tenuta a Nimega alla fine dell' 830, l’Imperatore revocò le umilianti disposizioni subite a Compiègne e, nell’831 ad Aquisgrana, riconsolidata la propria autorità e riconquistato il consenso di tutta l’Aristocrazia del Regno, elaborò una nuova divisione dell'Impero individuando, similmente alle disposizioni precedenti, tre aree: nella tripartizione subentrò Carlo.

Nessun accenno rivolse, invece, all’Italia ed agli interessi del primogenito, così adottando una strategia politica mirata a sottrargli privilegi e a porlo in posizione marginale finché non avesse riconosciuto i diritti del fratellastro.

Due anni più tardi, consapevoli della lesione anche delle loro proprie prerogative, Pipino I e Ludovico II insorsero nuovamente, radunandosi nella piana di Colmar ove convenne anche il padre, con l'intenzione di trattare.

Nella spinosa contrapposizione familiare si inserì Gregorio IV, assumendo il ruolo di paciere ed accompagnando Lotario: era il momento opportuno per affermare la superiorità del governo spirituale del Papa rispetto al Sovrano.

A fronte della rigidità dei figli, a Ludovico il Pio non restarono altre opzioni dalla resa: nuovamente umiliato e abbandonato dall’esercito, fu costretto a riconoscere la successione del maggiore dei suoi figli al soglio dell’Impero; a rinunciare alla dignità imperiale; ad accettare la rimessa in vigore delle vecchie ripartizioni territoriali che escludevano Carlo.

Col supporto del Vescovo Ebbone di Reims, i tre fratelli, dunque, deposero il genitore confinandolo nel monastero di San Medardo a Soissons.

Il 30 giugno successivo, Lotario fu proclamato Imperatore unico.

Presto, però, maturarono nuovi dissapori e Pipino e Ludovico si decisero a reintegrare Ludovico il Pio nella carica.

Era il 1° marzo dell’834: a fine d’anno Lotario fu arrestato.

L’Imperatore, tuttavia, gli perdonò; gli confermò il titolo di Re d’Italia e il ruolo di paladino della Chiesa e, il 28 febbraio dell’835 a Metz, si fece nuovamente consacrare col fermo proposito di regolare l’eredità di Carlo.

Nella Dieta di Aquisgrana dell’837, pertanto, in danno di Pipino I e di Ludovico il Germanico assegnò all’ultimogenito, ormai maggiorenne, la fascia territoriale tra la Loira e la Senna e avviò il riavvicinamento con Lotario in vista dell'incontro di Worms dell'838; ma il 13 dicembre di quell’anno Pipino morì e la scena cambiò ancora: l‘Imperatore non riconobbe i diritti del giovane erede Pipino II e confermò a Ludovico la sola Baviera.

A Worms nel giugno dell'839, pertanto, si procedette ad una nuova spartizione dei beni: l’Impero sarebbe stato diviso in due, con la linea di demarcazione da Nord a Sud lungo la Mosa e fino alla Mosella e a Toul, attraversando la Borgogna e il lago di Ginevra e, valicate le Alpi, fino al Mediterraneo.

A Ludovico II dette il governo della Baviera; a Carlo assegnò l’area occidentale e a Lotario confermò il titolo imperiale e la lunga fascia dalla Penisola italiana al mare del Nord.

Nessuna concessione fu fatta all’omonimo figlio ed erede del defunto Pipino.

Il 20 giugno dell'840, Ludovico il Pio si spense dopo aver mandato le insegne imperiali al figlio che, rinnegando ogni precedente disposizione e nel rispetto della Ordinatio Imperi dell'817, pretese la sovranità su tutto l’Impero riconoscendo i due fratelli solo come Re Vassalli.

In un incontro su un'isola del Reno, poi, onde prevenire ulteriori ribellioni familiari, dopo aver convenuto una tregua con Ludovico, che aveva occupato tutti i territori alla destra del fiume, attaccò Carlo. Costui, però, rifiutò di combattere ed accettò la riduzione del proprio patrimonio alle sole Aquitania e Provenza.

Sembrava finalmente arrivata la pace, quando si decise un incontro di conciliazione fissandolo nella primavera successiva ad Attigny.

Benché atteso, Lotario non vi si presentò.

I fratelli ne fecero la scintilla per un nuovo conflitto: si coalizzarono e schierarono gli eserciti a  Châlons sur Marne, mentre il Sovrano raccoglieva le truppe ad Auxerre in attesa dei rinforzi guasconi del nipote ed alleato: il diseredato Pipino II.

La battaglia cominciò il 25 giugno a Fontaney e fu un massacro.

Ludovico II sopraffece gli Imperiali, malgrado i Guasconi di Pipino II annientassero le truppe di Carlo il Calvo: Lotario arretrò ad Aquisgrana

Successivamente, la guerra continuò con alterne fortune e nel febbraio dell’842 la coalizione si consolidò col Giuramento di Strasburgo: Lotario fuggì da Aquisgrana senza combattere e, inseguito dagli irriducibili germani, arretrò verso Sud.

Giunto sul Rodano, però, riconobbe le proprie colpe e dette disponibilità, attraverso Legati, a dividere l’Impero in tre parti.

Nel giugno dell’842 a Mâcon, incontrò i fratelli e, all’interno di un piano di tregua, decisero di affidare le garanzie della ripartizione ad una commissione di centoventi membri che si riunirono a Coblenza con un nulla di fatto, finché si convenne il Trattato di Verdun dell’agosto dell’843: a Carlo spettò tutta l’area occidentale del Regno dei Franchi, dall'oceano alla Mosa;

Ludovico prese la parte orientale fino al Reno.

Lotario, quale primogenito, assunse il titolo imperiale e i territori compresi tra i Regni dei germani; la Provenza; l’Italia; l’area fra il mar del Nord e la catena alpina lungo la Mosa, il Reno e il Rodano ovvero la Lotharingia e giù fino al Mediterraneo.

Dei rispettivi domini fu stabilita l’ereditarietà.

Nell’846, il Conte Giselberto di Maasgau, alleato di Pipino II e Vassallo di Carlo il Calvo, rapì Ermengarda, figlia di Lotario che per l’oltraggio subìto rifiutò il rinnovo dei patti.

Nel frattempo, i Saraceni del Mezzogiorno italiano avevano minacciato Roma e saccheggiato la basilica di San Pietro, profanando le spoglie dell’Apostolo: a fronte della sconfitta da costoro inflitta al proprio figlio Ludovico ed alla occupazione di Benevento, Lotario allestì una formidabile spedizione che mise in fuga gli Invasori. Pacificati, poi, i Principi longobardi dell’ area sannitico/salernitana, ancora Ludovico, per volere paterno, fu consacrato ed unto co/Imperatore da Leone IV e nominato Re d’Italia.

Nell’855, già vedovo di Ermengarda di Tours, Lotario si ammalò gravemente e certo di non guarire, rinunciò al trono: il 23 settembre entrò nell'Abbazia di Prüm e prese i voti.

Prima di morire, divise i beni tra i tre figli:

al primogenito Ludovico confermò le corone italiana e imperiale;

al secondogenito Lotario II dette la Frisia ed i territori compresi tra il Reno ad Est, la Schelda ad Ovest e i Monti del Giura con la Borgogna e la Savoia a Sud, assieme al titolo di Re di Lotharingia;

al terzogenito Carlo assegnò la Provenza, Lione, la Borgogna transgiuriana e la tiara di Provenza.

Sebbene immerso nelle complesse questioni familiari, Lotario non aveva smesso di occuparsi dei problemi italiani: nell'840 aveva stipulato un patto con Venezia poiché, atteso il  fallimento dei tentativi di annessione dei Predecessori, era necessario regolare i rapporti tra il Regnum e la città lagunare. Per effetto di quell’intesa, egli assunse una sorta di egemonia soprattutto in virtù del Preceptum emanato nel settembre dell'841 e col quale, richiamandosi ad un precedente accordo franco-bizantino redatto da Carlo Magno, riconobbe autonomia al Ducato nel diritto al pieno godimento dei beni laici ed ecclesiastici.

L’iniziativa aveva seguito di pochi mesi il sanguinoso scontro familiare che, consumatosi in campo aperto il 25 giugno841 aFontenoy, aveva segnato la fine dell'unità imperiale e la nascita delle autonomie nazionali.

Pochi mesi più tardi: il 14 febbraio dell’842, la drammaticità di quegli eventi era stata amplificata dagli accordi di Verdun e dal Giuramento di Strasburgo fra Carlo e Ludovico i cui referenti si espressero rispettivamente in una lingua romanza protofrancese e in un tedesco arcaico, di fatto sancendo la frantumazione dell’edificio carolino.

Nella notte tra il 28 ed il 29 settembre dell’855, Lotario si spense: il suo primogenito Ludovico assumeva la guida dell’Italia; Lotario II riceveva i territori tra il Reno e la Mosa; Carlo prendeva la Provenza.

Su sua richiesta, fu sepolto nell'abbazia stessa ove Rabano Mauro scrisse l’epitaffio; ma le spoglie andarono perdute nel 1721, durante i lavori di restauro dell’edificio e rinvenute solo nel 1860, quando il Kaiser di Germania Guglielmo II dispose l’allestimento di una nuova tomba.

Dalle nozze con Ermengarda erano nati otto figli: Ludovico II, Re d’Italia, co/Imperatore e poi Imperatore; Hiltrud, sposa del Conte Berengario; Irmgard, coniugata dopo il rapimento, con il Conte Giseberto di Maasgau; Bertha, Abbadessa di Avenay e forse anche di Faremoutiers; Gisela, Abbadessa di San Salvatore a Brescia; Lotario II, Re di Lorena e marito della Contessa; Rotrude, maritata al Conte Lamberto di Nantes; Carlo, Re di Provenza.

Dalla relazione con la concubina Doda nacque, invece, Carlomanno di cui non si hanno notizie.

Bibliografia