Personaggi

Ludovico il Pio

di Ornella Mariani
Denaro Ludovico il Pio
Denaro Ludovico il Pio

Il 28 gennaio dell'814 ad Aix-la–Chapelle, dopo sei giorni di febbri pleuriche, morì Carlo Magno la cui potenza era riconosciuta tanto in Oriente dagli Arabi Abbasidi, quanto in Occidente dagli Arabi Omayyadi e dalle genti europee e slave. Lasciava, per la disinvoltura dei suoi costumi, una situazione ereditaria resa assai complessa da almeno dieci legami coniugali e diciannove fra figli legittimi ed illegittimi.

Ascese al trono l'unico dei sopravvissuti.

Ludovico il Pio o Louis le Débonnaire, nato verso il 778 a Casseuil– sur–Garonne, colto, mite e religioso tanto da promulgare diversi Capitolari utili alla riforma monastica, terzo figlio dell'Imperatore fu incoronato fin da bambino Re d'Aquitania.

Dall'814 all'840, occupò lo scranno imperiale fra alterne e drammatiche vicende familiari.

In conformità alla consuetudine franca, egli avrebbe dovuto ripartire l'eredità con i fratelli Carlo il Giovane e Pipino Re d'Italia, dopo l'esclusione dall'asse successorio di Pipino il Gobbo che, pur primogenito, era illegittimo e, quale protagonista nel 792 di un infruttuoso tentativo di rivolta al padre, era stato rinchiuso a vita in un monastero; tuttavia, malgrado le disposizioni della Divisio Regnorum dell'806, i due coeredi morirono fra l'810 e l'811 e Ludovico, già associato all'Impero dall'813, assunse nell'814 la guida dell'intero dominio franco.

Incoronato nell'816, si avvalse della collaborazione del nobile visigoto Benedetto d'Aniane per riformare la Chiesa e fra le prime iniziative adottate, si accertò che tutte le case religiose del Regno aderissero alla Regola benedettina. Sposato ad Ermengarda di Hesbaye, dalla quale ebbe Lotario, Pipino II e Ludovico il Germanico, regolò la non facile eredità nel luglio dell'817 quando l'Assemblea dei Grandi, riunita ad Aquisgrana, approvò l'Ordinatio Imperii fondata sull'unità politica dell'immenso patrimonio territoriale: alla sua morte, la dignità imperiale sarebbe stata assunta dal primogenito e la dignità regia sarebbe stata divisa fra i figli minori, deputati l'uno al controllo dell'Aquitania, della Guascogna, della Marca spagnola, della Settimania, della Borgogna e della Baviera; l'altro, della Carinzia e della Marca orientale. Nell'atto, inviato all'approvazione del Papa, non fece cenno all'Italia né al suo Re Bernardo, di fatto escluso dalla successione cui pur aveva diritto quale figlio di Pipino I. Pertanto, i Consiglieri Eginardo ed Eggideo, il Conte Reginerio, il Primate Valfoldo di Cremona, l'Arcivescovo Anselmo di Milano ed altri Dignitari della Chiesa lo istigarono alla ribellione. Informato da Rotaldo e da Suppone da Brescia dei proposito insurrezionali del nipote, il Sovrano convocò l'Eribanno e raggiunse Châlons ove, invece, il giovane si presentò per chiedere il perdono, grazie alla mediazione dell'Imperatrice Ermengarda. Tuttavia, lo zio lo fece arrestare con i suoi sostenitori e, nella Pasqua dell'818, ordinò la celebrazione di un duplice processo: uno a carico degli Ecclesiastici, l'altro a carico del nipote e dei suoi fiancheggiatori laici. Se i primi furono giudicati da un'assise di Vescovi e condannati alla perdita del decoro ed alla clausura, in danno degli altri fu invece emessa una condanna a morte per alto tradimento, commutata in carcere perpetuo ed accecamento.

La sentenza fu eseguita il 15 aprile dello stesso anno, con tale brutalità da provocare la morte di Bernardo fra sofferenze atroci. Il drammatico epilogo della vicenda, però, suscitò nell' Imperatore tali rimorsi da indurlo, nell' 821, a liberare i sopravvissuti e a fare atto di pubblica penitenza ad Attigny ove, per espiare la colpa di assassinio e sacrilegio, accettò di vivere per qualche tempo da mendicante incassando elemosine per la Chiesa.

Roma, intanto, fin dalla morte di Carlo Magno, era stata teatro di tensioni fra sostenitori e nemici del Papa che, fuori dall'assenso imperiale, prevaricando le prerogative della Corona distratta da una temporanea infermità del giovane Re, si era fatto giustizia irrogando una lunga serie di pene capitali; appropriandosi di molti terreni pubblici e erigendo domus cultae.

Quella esibizione di autonomia, aveva irritato l'Imperatore che aveva incaricato di una inchiesta congiunta lo zio materno e lo stesso Bernardo, mentre i tumulti degeneravano tanto da richiedere l'intervento del Duca Guenigiso di Spoleto: appoggiato dalle truppe imperiali, costui aveva riportato l'ordine in città ma la morte di Leone III il 12 giugno dell'814 e la elezione di Stefano IV, anch'egli consacrato senza il previo riconoscimento del Sovrano, aveva irrigidito ulteriormente la Corte. Diplomaticamente, il Papa si era affrettato ad imporre ai Capitolini il giuramento di fedeltà all'Impero ed aveva annunciato una visita a Reims. Mosso da Roma nell'agosto dell'816 sotto scorta di Bernardo e grandiosamente accolto in Francia, dopo tre giorni di solenni festeggiamenti, nella cattedrale di san Remigio ov'era stato battezzato Clodoveo, egli aveva incoronato Ludovico e la moglie ricondolidando la storica alleanza tra Papato e monarchia franca. Il 20 gennaio dell'817, anche Stefano si era spento e gli era succeduto Pasquale I che, dopo essersi fatto consacrare autonomamente, aveva inviato alla Cancelleria imperiale giustificazioni e conferma di rinnovo dei privilegi di san Pietro e chiesto, ottenendola, l'abolizione del diritto di approvazione con il Pactum cum Paschali pontefice, sulla cui autenticità insistono ancora diffuse perplessità. Ludovico, intanto, si era impegnato alla fedele prosecuzione della politica paterna ed alla bonifica della licenziosa vita di Corte inviando Missi Dominici in tutto il Regno, con funzioni ispettive; ricevendo i Danesi nell'815; i Sardi e gli Arabi nell'816; gli Sloveni nell'818; i Bulgari nell'823. Nel frattempo aveva regolato la successione, suscitando quello scontento degenerato nella tragica ed ingiusta fine di Bernardo. Liquidato il nipote, associò all'Impero il primogenito e lo assegnò al governo dell'Italia.

Accompagnato dalla consorte e da un gruppo di Consiglieri, nell'autunno dell'822 Lotario scese nella penisola e fu incoronato a Roma il 5 aprile dell'823 da Pasquale I. La sua presenza nella città, tuttavia, ridestò l'ostilità fra Aristocrazia capitolina e Clero e causò la decapitazione di alcuni cospiratori accusati di lesa maestà.

L'Imperatore aprì una nuova inchiesta, condizionata dalle frettolose giustificazioni del Papa che l'11 febbraio dell'824 si spense. Gli subentrò Eugenio II: anche la sua elezione avvenne motu proprio mentre Lotario faceva restituire alle famiglie delle vittime dei provvedimenti adottati dal precedente Pontefice i beni confiscatigli e, contro la corruttela degli ambienti ecclesiali romani e a tutela dei diritti dei Laici, promulgava la Costituzione Lotharii.

Nell'estate dell'825, tornò in Francia ove l'unità dell'Impero si avviava alla frantumazione: deceduta nell'818 l'Imperatrice Ermengarda, dopo un anno di vedovanza Ludovico aveva contratto seconde nozze con Giuditta di Baviera.

La nascita di Carlo il Calvo scatenò un'annosa guerra fratricida: l'assegnazione dell' Alemannia, Rezia e parte della Borgogna a questo quarto figlio, disposta nella Dieta di Worms dell'agosto dell'828 con contestuale convocazione a Corte del Conte Bernardo di Barcellona, incontrò la feroce opposizione degli eredi del primo letto e del partito imperialista.

Indifferenti alla reputazione internazionale del padre, cui nell'827 l'Imperatore bizantino Michele II fece dono di un libro di Dionigi di Atene: il Corpus Aeropagiticum, una sintesi organica di neoplatonismo e teologia cristiana, i tre germani lesi nei loro interessi accusarono la matrigna di essere l'amante del Conte Bernardo; posero in dubbio la paternità del fratellastro e sostennero l'essere in atto una cospirazione in danno del Sovrano per espropriarlo dell'Impero a vantaggio del piccolo Carlo.

La congiura ebbe le sue conseguenze nel maggio dell'830 quando, convocata a Compiègne, l'Assemblea dei Grandi assistette alle gravissime accuse formulate in danno del padre da Lotario, giunto dall'Italia, da Pipino e da Ludovico: l'Imperatore era causa di pericolo e di disonore alla salute dell'Impero.

Alle corde il Sovrano, che in quel periodo si accingeva a stroncare la riellione bretone, promise di tener fede alla Odinatio Imperii dell'817; accettò di ripudiare Giuditta e di confinarla in un convento; cacciò dalla Corte il Conte Bernardo, del quale fece arrestare i sostenitori; reintegrò Lotario nei suoi diritti, ma nell'intimo non accettò quella vergognosa esautorazione: egli era perfettamente consapevole che non l'adulterio della moglie, ma l'aristocrazia franca ostile all' accentramento dei poteri nelle sue mani era il vero motivo del contedere e che anche i dissidi intervenuti tra i suoi figli erano stati fomentati dai Nobili, per accaparrarsi vantaggi.

Così, per riaversi dell'umiliazione subìta; per riunirsi alla amata consorte e per riprendersi il potere sottrattogli, brigò per accattivarsi Pipino II, Ludovico ed il Clero e convocò un'assise a Nimega per l'ottobre dell'830: riabilitatavi Giuditta, la fece tornare a Corte. Il provvedimento: un sostanziale segnale di riscossa, fu amplificato dall'adunanza di Aquisgrana del febbraio dell'831, dove fu operata una nuova suddivisione dell'Impero: l'Aquitania fu assegnata a Pipino II, la Baviera a Ludovico il Germanico, l'Alemannia a Carlo. L'Italia, invece, fu lasciata a Lotario che vi si trattenne per tutto l'anno 832 e per parte del successivo, mantenendo le sue relazioni con gli Imperialisti francesi e preparandosi allo scontro armato. Ma i tre fratelli, seguitando a considerare un intruso il quarto e sostenuti da Gregorio IV, con l'intenzione di passare a vie di fatto, nella primavera dell'833 si riunirono nell'alsaziana Kolmar. Vi convenne anche il padre che, mosso da Worms, giunse il 24 giugno a Rothfeld.

Il Papa, che in nome dell'unità cristiana dell'Impero pure aveva fomentato quella drammatica crisi familiare, si propose mediatore di pace e sollecitò il Sovrano alla pace con i figli; ma quando incontrò costoro, fu tanto disgustato dalla malvagità dei loro sentimenti, da rinunciare alla missione e tornarsene a Roma. Nella notte fra il 29 e il 30 giugno gran parte delle truppe del Sovrano defezionò, consegnandolo all'onta della resa: garantito dall'impegno che nessuna rappresaglia si sarebbe abbattuta sulla moglie e sul piccolo Carlo, si recò nel quartiere militare dei figli ribelli che, lungi dal tener fede alla promessa, arrestarono Giuditta, confinandola nel monastero di Tortona; fecero rinchiudere il piccolo fratellastro nel convento di Prum, nelle Ardenne; detronizzarono il padre e lo internarono nel chiostro di s. Médard, a Soisson.

Da quel momento, quella località fu chiamata Lugenfeld o campo della menzogna.

Circa tre mesi più tardi, nell'ottobre di quello stesso 833, Lotario convocò un'assemblea a Compiègne e fece giudicare Ludovico colpevole di omicidio e spergiuro, ottenendone la pubblica ammissione di colpa. Ma quella penosa scena, conclusa dalla deposizione del legittimo Imperatore, suscitò viva emozione e rimorso in Pipino e Ludovico il Germanico e indignazione popolare nei confronti del partito degli Imperialisti: il malcontento montato verso l'irriducibile e spietato primogenito si trasformò in aperta ostilità quando egli scortò alla clausura il genitore che rifiutò di vestire il saio, finché gli fosse restato anche un minimo di libertà: Nunquam se facturum, aiebat, quamdiu de se nullam potestatem haberet, aliquod votum.

Confinato a saint- Dénis il Sovrano destituito, Lotario si recò a Parigi e vi convocò l'Eribanno per pareggiare i conti anche ai germani; ma ben pochi Nobili risposero all'appello ed egli per prudenza si ritirò a Vienne, nel Delfinato: anche il Papa gli aveva voltato le spalle.

Era la fine dell'inverno dell'834.

Il 1° marzo successivo, Pipino e Ludovico il Germanico in armi liberarono il vecchio Imperatore che, assolto dai Vescovi e reintegrato nella dignità, tornò ad Aquisgrana ove era atteso dall' ultimogenito e da Giuditta liberata dal Vescovo di Verona Rotaldo e dal Conte Bonifazio di Lucca. In estate, alla testa di un forte esercito giunse a Blois con i due figli maggiori deciso ad affrontare Lotario. Ma costui, in settembre, pur inoltratosi già fino a Orléans, credette più saggio sottomettersi e tornare in Italia con i suoi sostenitori: l'Abate Wala, il Conte Matfrido, ed Eberardo cui, in premio per la fedeltà esibita, assegnò rispettivamente il governo dell' abbazia di Bobbio; la Valtellina; la Marca del Friuli.

In quella apparente stagione di pace, Ludovico il Pio espresse il desiderio di visitare le tombe degli Apostoli, ma il suo vero scopo stava nell'esigenza di affermare la sua autorità anche in Italia. Lotario se ne allarmò e, per interdirgli l'accesso nella penisola, rafforzò le difese dei valichi alpini e vietò ai Legati papali di superare Bologna. Tuttavia, l'impegno paterno nella Frisia minacciata dai Normanni, rinviò il regolamento di conti alla fine dell'837 quando, all' Assemblea di Aquisgrana, furono assegnati a Carlo i territori ubicati tra il Weser e la Loira con Parigi capitale: Sassonia, Burgundia, Frisia, Neustria. La circostanza mutò nuovamente il quadro delle alleanze: risentito, Ludovico il Germanico si schierò con Lotario che incontrò in Trentino nel marzo dell'838. La notizia fu appresa con allarme a Corte ma Ludovico non reagì: era assai preso dai lavori assembleari da tenersi a Quiérzy in settembre e, pertanto, procedette alla ridivisione dei territori fra il primogenito ed il quindicenne Carlo che incoronò e gratificò di altre concessioni. Il 10 dicembre si spense Pipino II, lasciando due minori di cui uno omonimo. Era necessario intervenire nuovamente sulla complessa e discussa successione: Lotario e il padre si erano intanto riconciliati, l'uno disposto a secondare l'altro in favore dell'ultimogenito e con evidente pregiudizio di Ludovico il Germanico cui, nella ripartizione di Worms del giugno dell'839, fu assegnata la sola Baviera. Il resto dell'Impero fu diviso tra il primo e l'ultimo figlio: all'uno, l'Italia e i territori ad Oriente del Rodano, della Saona e della Mosa; all'altro, le Contee ad Occidente dei tre fiumi, comprese l'Aquitania, la Guascogna e la Marca bretone. Finalmente soddisfatto, Lotario tornò in Italia ove nel febbraio dell'840 stipulò un trattato con i Veneziani: il Pactum Lotharii. Ma la serenità conseguita, fu incrinata nel giugno successivo, quando la tormentata esistenza di Ludovico il Pio si concluse ad Ingelheim: ora che disponeva della dignità imperiale, l'incorreggibile erede tornò in Francia per scrivere un nuovo capitolo della guerra fratricida.

Bibliografia: