Personaggi

Ottokar di Boemia

di Ornella Mariani
Ottokar di Boemia
Ottokar di Boemia

Ottokar di Boemia

Secondogenito di Venceslao I e di Cuneconda di Svevia e sposo dal 1252 di Margherita di Babenberg, dalla quale divorziò dopo nove anni per mancanza di prole, Ottokar II di Boemia nacque verso il 1230 e si spense a Dürnkrut il 26 agosto del 1278.

Membro della dinastia dei Premislidi, con l’estinzione del ramo familiare coniugale riconosciuto dal 1251 Duca d’Austria e Margravio di Moravia, ascese al trono nel 1253 a causa della morte del fratello maggiore Vladislao.

Fra i primi suoi atti politici: l’iniziativa crociata contro gli Slavi della Prussia Orientale dalla quale, col sostegno dei Cavalieri teutonici, ricavò nel  1254 il possesso del castello di Königsberg e lo scontro con la coalizione che riuniva attorno a Bela d’Ungheria i Duchi di Slesia, Daniele di Galizia ed i Cumani. Solo grazie alla mediazione della Curia di Roma, la questione si ripianò per effetto della Pace di Buda che divise i lasciti dei Babenberg fra l’Ungheria ela Boemia, rispettivamente assegnando all’unala Stiria meridionale e all’altra l’Austria ela Stiria settentrionale. Nel 1261, però, Ottokar riuscì a recuperare la regione, così riunendo i due cruciali Stati dell’Europa centrale; ampliando i propri domini versola Carinzia ela Carniola, fino al Patriarcato di Aquileia e, nel 1270, deceduto Bela, occupando anchela Slovacchia. Nello stesso anno passò a nozze con la figlia di Rostilav IV di Kiev: Cunegonda, dalla quale ebbe quattro figli.

Era la fase del Grande Interregno, conseguenziale alla deposizione e poi alla morte di Federico II ed alla difficoltà di scegliere un successore che desse garanzie allo spirito egèmone della Chiesa.

L’edificio imperiale, però, proprio mentre Ottokar assegnava alla Boemia la massima espansione territoriale, vacillava in una lunga crisi che portò alla decadenza il potere della Corona.

Anche il Sovrano aspirava alla sacra tiara e, quando si spense Riccardo di Cornovaglia, proprio allarmati dal suo enorme e spregiudicato potere i Principi Elettori elessero Re di Germania Rodolfo d’Asburgo, il cui ruolo egli non riconobbe mai.

Era il 1273: analogamente, il nuovo Imperatore rifiutò di riconoscere ad Ottokar il possesso dei territori austriaci sui quali egli stesso accampava diritti. Nella contrapposizione, tradito da gran parte dell’Aristocrazia boema, il Re boemo fu sconfitto e costretto ad accettare le clausole della Pace di Vienna del 1276: fra esse proprio la rinuncia ai possessi austriaci in favore dell’antagonista e l’obbligo ad accontentarsi del solo territorio a Nord del Danubio come dote coniugale di Guta, figlia dell’Asburgo e promessa sposa al proprio figlio Venceslao.

La pace ebbe breve durata: i rapporti si incrinarono ancora per le interferenze imperiali nella politica della Boemia il cui Re, che l’Alighieri accusò di essere istigatore dell’assassinio di Corrado V di Hohenstaufen, si spense in battaglia combattendo l’antagonista il 26 agosto del1278 aDürnkrut.

Ottokar lasciò orfani Cunegonda, poi maritata al Duca Boleslao II di Masovia; Agnese, sposata a Rodolfo II d’Asburgo; Venceslao, che gli successe al trono boemo e polacco.

Sotto il suo governo la Nobiltàlo aveva frequentemente contrastato per il matenimento dei propri privilegi: egli, infatti, aveva non solo mutato la vecchia organizzazione feudale castellana in quella distrettuale, ma aveva anche introdotto istituzioni statuali dotate di rilevante autonomia, a partire dalla Corte di Provincia ovvero Iudicium terrae; aveva favorito lo sviluppo della Borghesia; aveva rilanciato attività economiche e culturali; aveva comunque esteso i confini del suo Regno dalla Slesia all’Adriatico.

In definitiva, l’ostilità dell’Aristocrazia ceca, concausa della sua disfatta politica e militare, non gli aliena il diritto d’accesso alla galleria dei personaggi che scrissero la storia: egli resta il più prestigioso Sovrano della sua dinastia, sia per la nota capacità di imporsi alle Monarchie europee coeve; sia come emblema delle virtù cavalleresche; sia per le doti di combattente; sia per lo slancio culturale impresso alla sua Corte, peraltro sensibile alla influenza italiana: Enrico d’Isernia fu un suo Notaio e collaborò alla stesura dei libri comunali e delle Tavole Provinciali che favorirono l’Ars dictandi.

Bibliografia