Personaggi

Pier delle Vigne

di Ornella Mariani
Pier delle Vigne
Pier delle Vigne

...Aguzza qui, Lettor, ben gli occhi al vero;
che 'l velo è ora ben tanto sottile
Certo, che 'l trapassar dentro è leggiero...

(Dante, Purgatorio, Canto VIII)

Le fonti

Nel 1865, qualche anno dopo aver edito la fondamentale Historia diplomatica Friderici secundi (Parigi 1852-1861; 6 parti in 11 tomi), Jean Louis Alphonse Huillard-Bréholles pubblicò a Parigi uno studio sulla Vie et correspondance de Pierre de la Vigne, ministre de l'Empereur Freédéric II, allegandovi anche una serie di lettere private, alcune sino a quel momento inedite ed attribuite con certezza al giureconsulto.

Tra le numerose edizioni dell'Epistolario, va ricordata quella redatta dall'illuminista Johann Rudolf Iselin, recentemente riprodotta in ristampa anastatica a cura di H. M. Schaller.

La vita

Nato forse a Capua intorno al 1190 e morto a Pisa nel 1249, Pier della Vigna ebbe modestissime origini. Studiò, tuttavia, a Bologna e nel 1220 fu chiamato nella Cancelleria Imperiale di Federico II con l'incarico di notarius.

Nel 1225 fu investito del ruolo di Giudice della Magna Curia e dal 1230, assieme a Taddeo da Suessa, fu fra le persone più vicine e care all'imperatore. Ambasciatore e Logoteta del Regno, fu arrestato a Cremona nel 1249 e trasferito nel carcere di San Miniato, ove sarebbe stato processato per il delitto di alto tradimento e di lesa maestà se, umiliato ed accecato, non si fosse suicidato prima del processo, forse per l'incapacità a sopportare l'infamia del giudizio. Aveva sposato Trotta, figlia di Roffredo da Benevento, e ne aveva avuto una figlia: Angela. Entrambe gli erano premorte.

Temi e problemi

Dove nacque davvero Pier della Vigna, il più famoso e discusso giurista del Medioevo?

In Svevia, secondo Giovanni Tritemio, Enrico Pantaleone, Corrado Gisnero e Cristofaro Besoldo.

A Padova, a parere di Amaduzzi, Bettinelli e Pignoria.

A Capua, secondo le più avvalorate ricostruzioni storiche.

A Caiazzo, stando ad una lucida ed interessante monografia di Giuseppe Faraone, stampata dall' Accademia Reale delle Scienze nel 1880.

La suggestiva tesi dell'autore fonda sull'analisi di circostanze e documenti storicamente inoppugnabili, riportati di seguito in aperto contrasto con le versioni storiche ufficiali:

a) lettere dello stesso Pietro.

In particolare, nel libro III al capo 43 è riportato il testo di una epistola indirizzata al della Vigna dal Capitolo Capuano: ...O quantum debet vobis Ecclesia! O quantum vobis civitas Capuana tenetur: quia non a civitate vel provincia laudem, sed civitati et provinciae laudis titulum acquisistis: ut iam non Petrus a Capua, sed a Petro Capua latius agnoscatur... Grates ergo vobis referimus, quod a nobis requiritis gratiam: et quod mandastis implevimus gratiose: rogantes ut Ecclesiae matris vestrae non sitis immemores, cuius vos in sacramentis ecclesiasticis ubera lactaverunt...

Il Capitolo ringrazia il Magistrato per la concessione di un qualche favore. E con l'elogio sembra stabilire che il personaggio non fosse stato onorato dall'ufficio di giudice capuano ma che avesse, invece, egli stesso onorato il la città con il suo ruolo.

Nel capo 45, apprezzamenti anche più enfatici sono contenuti in una lettera di un tal Niccolò De Rocca, di provenienza caiatina, che volle felice Capua non in quanto città natale, ma in quanto città gratificata dalla presenza di Pietro: ...Galileus ille tertia dominum sua voce negavit: sed absit quod semel abneget Capuanus. O felix vinea, quae felicem capuam tam suavis fructus ubertate reficiens, Terram laboris irradians, et remotos orbis terminos instantia tuae foecunditatis irradiare non cessas: a cuius stipite palmites non discrepant. Ex te namque prodiit hicus...

I due brani riportati dal Faraone, Regio Ispettore degli scavi e monumenti di Caiazzo e socio dell'Imperiale Istituto Archeologico Germanico, alludono ad una esclusiva presenza d'ufficio del della Vigna in Capua.

b) Il della Vigna ebbe in Capua terre e case. Una ragione insufficiente per l'attribuzione di una cittadinanza: beni e proprietà il Logoteta aveva infatti acquistato anche in Napoli, nella contrada Capodimonte, pur senza essere nato nella città.

c) Il della Vigna fu sempre definito Capuano nelle cronache coeve. Tuttavia, a parere del Faraone, l'aggettivo poteva corrispondere alla più ampia definizione di Campano, in una impropria omologazione dei termini.

d) L'individuazione in Capua di una famiglia de Vinea, il cui ultimo rappresentante Carlo morì nel 1672, non presenta nessi di riferimento fra i suoi de Vinea ed i de Vinea di Pietro.

Lo studioso anzi esclude, sulla base di tre suoi elementi d'indagine, che il Logoteta fosse nativo di Capua:

1) Petrus fu giudice della città, come deducesi da vari documenti. Non avrebbe potuto assolvervi quel ruolo, se vi fosse nato. Federico, infatti, con le Costituzioni Melfitane pubblicate nell'agosto del 1231, aveva disposto ...Accipite gratanter o populi, constitutiones istas, tam in judiciis, quam extra judicia potituri, quas per Magistrum Petrum de Vineis Capuanae Curiae nostrae Judicem, et fidelem nostrum mandavimus compilari... dopo aver interdetto ai Magistrati l'esercizio della professione nei luoghi di appartenenza natale, onde prevenire collusioni ambientali dannose per la credibilità della giustizia.

2) L'arcivescovo Jacopo Amalfitano, certamente capuano ed intimo amico di Pietro, aveva scritto: ...Una provincia genuit et una terra lactavit et incrementis non multum dispar prosecutus arrisit....Ora, se il delle Vigne fosse nato in Capua, Jacopo avrebbe scritto Una Civitas genuit.

3) Pietro medesimo, in una delle sue lettere, aveva scritto di sé: ...Excellentissimo domino suo H. illustri regi Angliae, Petrus de Vinea Apulus vester....

Perché non si era definito Capuanus?

Che senso aveva mai egli dato al termine Apulus?

Aveva voluto forse compiacere e condividere cittadinanza del suo Imperatore che, in una generica sovrapposizione geografica in Europa era designato Puer Apuliae, nella coincidenza della Puglia con l'intero corpo territoriale del Mezzogiorno italiano?

Infine, neppure è casuale che Papa Innocenzo IV, nel mandato diretto ad Andrea de Piscopo e datato tredici settembre - anno XII del Pontificato -, tacesse la provenienza del della Vigna evidenziandola, invece, nei confronti di Andrea e Pietro di Santo Erasmo, definiti capuani. Peraltro, proprio in quel secolo, era invalsa l'abitudine di distinguere i giureconsulti con l'indicazione della provenienza geografica e non del cognome: Roffredo di Benevento, Andrea di Capua, Taddeo da Suessa, per contro all'uso della indicazione della casata del della Vigna, mai chiamato Pietro di Capua.

Prende corpo, in definitiva, l'ipotesi che il portavoce di Federico fosse nato a Caiazzo.

E, a favore dell'enunciato, emergono altri dati: la annotazione in almeno otto pergamene, di ampi possedimenti di Pietro in Caiazzo. La presenza in sito delle spoglie della moglie Trotta e della figlia Angela. L'individuazione nella Piazza Maggiore della cittadina, di una casa di proprietà della famiglia dei della Vigna. Sul portale è restato a lungo leggibile lo stemma ghibellino e nel 1247, quando era Protonotario Imperiale e Logoteta del Regno di Sicilia, Pietro aveva ordinato consistenti lavori di ristrutturazione ed ampliamento. Le sue floride condizioni economiche gli avrebbero consentito un nuovo acquisto. Si deduce, invece, che la volontà di migliorare un immobile fatiscente fosse riconducibile ad una ragione affettiva: conferire prestigio alla modesta casa paterna. Ancora: in Caiazzo insiste - com'è testimoniato da atti dell'archivio Capitolare della Cattedrale cittadina, una località detta delle Vigne, non certo indicativa di un vigneto, atteso che vi si coltivava intensivamente olivo anche a quel tempo. La contrada, precedentemente ignota, aveva assunto tale denominazione nel 1247, in coincidenza del prestigio assunto dal giurista. Inoltre, i Caiatini erano sempre stati fedelissimi alla causa federiciana e si erano battuti con estremo eroismo contro i clavisegnati guidati da Giovanni di Brienne, nel 1229. Infine, mentre in Capua non si conservano molti atti ufficiali del tempo in cui Pietro era in auge, in Caiazzo ve ne sono numerosi, a riprova del suo forte legame con quella comunità.

...Non v'ha più dubbio, anzi è oggimai certezza storica, che il segretario di Federico II, il famoso Pier della Vigna sia stato cittadino di Caiazzo, quindi della provincia di Terra di Lavoro, la cui metropoli era Capua. E così si rendono chiare le tre parole del capuano Jacopo Amalfitano che, come si è detto, ricordava a Pietro che la medesima Provincia li aveva generati....

L'analisi di Faraone intriga.

E perché, in questi secoli, i Caiatini non hanno mai rivendicato la concittadinanza di Pietro, pur conservandone i documenti?

Nel 1229 Federico, entrato nella città, aveva esiliato le famiglie guelfe dei Liprando, Raimo, Melchiori, Prisco, Egizio, Plancano, Adoaldi. Con l'avvento degli Angioini costoro, reintegrati nei loro titoli, si schierarono dalla parte di Carlo e della Chiesa respingendo anche l'orgoglio della comune appartenza con Pietro, caduto in disgrazia e morto come traditore: un consolidato atteggiamento bigotto, che ha volutamente cancellato la memoria e con essa la straordinaria statura di un uomo bollato dal marchio dell'infamia, forse ...per invidia de' cortegiani per essersi elevato a tanta altezza per mezzo della sola virtù. Ed oso credere che Pier della Vigna abbia troncato la sua vita non tanto perché caduto in disgrazia di Federico....quanto per dispiacere d'aver l'Imperatore creduto alla infedeltà di lui... Sicché Pier della Vigna, sommo giureconsulto, insigne letterato e filosofo, uomo di stato sì eminente, poeta prima di dante ed inventore del Sonetto, poteva a ragione chiamar si l'uomo più dotto de' suoi tempi; siccome Federico era lo più eccellente fra gli Imperatori ed aveva virtù superiori al suo secolo. E la nobilissima idea dell'unità d'Italia, iniziata da Pietro e Federico, fecondata poscia dal divino Alighieri ed anelata per tanti secoli dalla nazione, si è veduta effettuata 'a giorni nostri... (Giuseppe Faraone, Caiazzo patria di Pier delle Vigne, Caiazzo 1880).

Non di rado, si elude l'analisi cosciente della propria insolvenza storica; della incapacità a far proprie oggettive responsabilità; della disonestà intellettuale: è quanto accade a Capaccio, ove si ricorda la protervia implacabile di un uomo che punì con inflessibile rigore una congiura ed ove si tace, invece, che quell'azione fu l'adeguato corrispettivo ad un infame tradimento.

In quella località, nella quale prevale ancora il tentativo di sganciarsi dal cronico disagio del passato, può così leggersi il toponimo di una Via delle Telline.

Bibliografia: