Personaggi

Riccardo III

di Ornella Mariani
Riccardo III
Riccardo III

Centrale alla Guerra delle due Rose, che contrappose i Lancaster agli York, fu la follìa del Re d'Inghilterra e Francia Enrico VI, sostenuto dai Somerset e Suffolks contro le pressioni di Riccardo Plantageneto e dei Warwick Neville.

Dopo alterne vicende e dopo lo scontro di Towton, ove furono battuti i partigiani della Rosa Rossa, il 28 giugno del 1461 il Parlamento si pronunciò in favore di Edoardo IV. Le manovre mirate a spodestarlo furono sventate il 4 aprile del 1471 quando, in esito alla vittoria di Barnet, egli catturò e fece assassinare il Sovrano deposto; liquidò la ribellione del traditore Warwick Neville e consolidò le proprie fortune costringendo Enrico Tudor a fuggire i Bretagna, a margine della battaglia di Tewkesbury.

Con il suo insediamento coincise l'ascesa del fratello Riccardo III Duca di Glouchester che, nel 1469, quando il Duca di Warwich era insorto contro la Corona, ancorché solo diciassettenne le si era tenuto fedele, contrariamente all'altro germano Giorgio di Clarence.

Dopo la vittoria decisiva conseguita dagli Yorkisti a Tewkesbury, il giovane Plantageneto sposò Anna Neville, figlia dello stesso Warwick e già vedova di Edoardo di Westminster, a sua volta erede di Enrico VI. Dall'unione nacque Edoardo, cui sopravvissero i germani illegittimi Caterina e Giovanni di Glouchester.

Il 18 febbraio del 1478, Giorgio di Clarence fu condannato a morte per alto tradimento. Per contro, Edoardo IV compensò la lealtà e le doti militari di Riccardo, nominandolo Governatore del Nord dell'Inghilterra. In tale veste, nel 1482, in appoggio al trono e con Alessandro Stewart, fratello di Giacomo III di Scozia, egli occupò Edimburgo e riconquistò Berwick- upon- Tweed. Ma nella Pasqua dell'anno successivo il Re si ammalò: l'aggravarsi delle condizioni di salute lo indusse a designare il fedele germano Lord Protettore del Regno e dei figli minorenni Edoardo e Riccardo, nati dalle nozze con Elizabeth Gray Woodewille, di cinque anni più anziana e già madre di due maschi di primo letto.

Il 9 aprile del 1483 il suono a morto delle campane di Westminster dette inizio alla sfortunata vicenda di Riccardo III, ultimo Sovrano York.

Il suo governo, regolato dal motto Loyauté me lie, si risolse nel solo biennio 1483 - 1485, consegnandolo alla Storia per la crudeltà e per la celebre frase: un cavallo, il mio regno per un cavallo, pronunciata a Market Bosworth ove si spense il 22 agosto del 1485.

Riccardo III III era germano minore di Edoardo IV ed undicesimo figlio di Cecilia Neville e del Duca Riccardo Plantageneto, caduto a Wakefield e già pretendente al trono quale figlio di Anna Mortimer, a sua volta figlia del Roger designato da Riccardo II alla propria successione. Nato a Fotheringay il 2 ottobre del 1452, era stato allevato nel castello di Middleham, in Yorkshire, dallo zio Conte Richard Neville: Lord Protettore e Duca di Warwick detto The Kingmaker (n.d.a.: creatore di Re) per l'influenza esercitata sugli eventi della Guerra delle due Rose, nella quale aveva concorso alla deposizione di Enrico VI ed all'insediamento dello stesso Edoardo IV.

Malgrado siano trascorsi cinque secoli dalla sua morte, la damnatio memoriae ne accompagna ancora la figura la cui ripugnanza fu alimentata dalla omonima opera di William Shekespeare, che lo descrisse gobbo; claudicante e rachitico, proponendolo incarnazione della corruzione associata alla gestione sanguinaria del potere.

A parere dei maggiori Storici contemporanei, tuttavia, quel ritratto sarebbe ben distante dal vero: quelle presunte deformità evocate a sinonimo di malvagità sarebbero sconfessate dalla imparzialità della condotta; dalla indiscussa capacità amministrativa provata dal tentativo di rafforzare lo Stato e condizionare l'edificio feudo/baronale; dal talento militare; dall'austerità della vita privata; dall'osservanza dei precetti di fede e dalla liberalità espressa anche nei confronti di Istituzioni religiose ed Enti culturali: egli, in sostanza, non solo non si sarebbe macchiato degli orrendi crimini ascrittigli, ma avrebbe attuato una politica di grande equilibrio, tentando anche di ripianare i contrasti fra York e Lancaster. Non a caso volle che, a reggere lo strascico della propria consorte all'atto della incoronazione, fosse l'irriducibile Lady Margherita Beaufort Stanley, madre di Enrico Tudor; né a caso, alla morte del proprio erede Edoardo, si astenne dal legittimare il figlio naturale Giovanni immettendo de jure nella linea di successione il figlio di suo fratello Giorgio ed evidenziando scrupolosa onestà istituzionale.

In definitiva Riccardo III, non più crudele o più ingiusto di quanti lo avevano preceduto e di quanti gli succedettero, fu un uomo del suo tempo e fu assai amato dai sudditi com'è provato dall'epitaffio scritto dalla Città di York a conclusione della battaglia di Bosworth, a smentita della ascrittagli tirannide infanticida: ... in questo giorno il nostro buon Re Riccardo venne tragicamente assassinato e annientato, a grande cordoglio di questa città...

Il Sovrano fu vittima della Storia e la sua reale colpa stette, forse, nella diretta partecipazione alla Guerra delle due Rose. In quella cruenta contrapposizione mirata al controllo del trono, si disse e si scrisse che, pur di accaparrarsi la corona egli commettesse imperdonabili delitti: il fratricidio di Giorgio Duca di Clarence; l'assassinio della propria moglie Anna di Neville e del di lei primo marito Edoardo di Westminster, Principe di Galles; l'omicidio dello stesso Enrico VI e, soprattutto l'eliminazione dei due nipotini titolari della successione al trono, ovvero il tredicenne Edoardo V ed il novenne Riccardo di Shrewsbury.

In realtà egli fu bersaglio del linciaggio del tudoriano Primate di Ely John Morton, la cui animosa faziosità avrebbe dovuto rivelare l'inattendibilità delle accuse pedissequamente riportate nella Storia di Re Riccardo III di Sir Thomas More, che gli imputò anche un processo per stregoneria intentato contro Jane Shore ed Elisabetta Woodville, ree di avergli paralizzato un braccio.

Di fatto, appena morto il fratello, Riccardo III fece celebrare una messa di suffragio; cessò la guerra con la Scozia; organizzò i preparativi per l'incoronazione dell'erede, residente col germano nel gallese castello di Ludlow; infine, alla presenza di tutta la Nobiltà del Regno, gli giurò solennemente fedeltà fissandone la formale investitura al 22 giugno.

Il 24 aprile, accompagnato dal corteo reale; da membri della famiglia dei Woodville; da una scorta di duemila uomini e dal germano minore, Edoardo V mosse verso Londra mentre lo zio, con seicento Gentiluomini, si portava a Northampton per riceverlo. Fu in questa località che, il 29 successivo egli apprese dal Duca di Buckingham Henry Stafford di un ramificato complotto in danno della vita del piccolo Re del quale, senza indugio, fece arrestare il Custode Anthony Rivers Gray ordinando anche la deportazione e l'esecuzione degli altri membri del Consiglio di Reggenza nel castello di Pontefract.

Il 4 maggio, i due Principini giunsero a Londra e furono alloggiati nella Torre, all'epoca residenza reale: l'iniziativa fu ampiamente condivisa per la diffusa diffidenza e l'avversione popolare nutrita nei confronti dei Woodville ed in particolare della Regina madre Elisabetta.

Gli eventi precipitarono l'8 giugno, quando il Vescovo di Bath Robert Stillington, già Cancelliere di Edoardo IV si presentò a Corte e chiese di essere escusso dal Parlamento per liberarsi del peso di una situazione sulla quale proprio il vecchio Sovrano, a suo tempo, lo aveva obbligato al silenzio: pochi giorni avanti al matrimonio contratto da costui con Elisabetta di Woodeville, egli aveva segretamente sposato la parimenti deceduta Eleonora Butler, figlia del Conte di Shrewsburry. Il Primate aveva personalmente officiato il rito.

Dalle dichiarazioni, vere o false che fossero, conseguiva la bigamia del Re; la nullità del legame con la Woodeville; la illegittimità della prole; la esclusione dei piccoli Edoardo e Riccardo da ogni diritto ereditario. La notizia e tutte le sue implicazioni scossero il Regno dalle fondamenta ed essendo in gioco la successione il Parlamento si riunì in seduta straordinaria nel giorno successivo per formalmente ratificare le rivelazioni del Vescovo. I lavori furono riaggiornati al 5 luglio e, nella riunione del 9 dello stesso mese di quel turbolento 1483, fu emesso il Titulus Regius: un atto col quale, esaminati i motivi che rendevano nulla l'unione di Edoardo IV ed Elizabeth Grey di Woodewille; sancita l'invalidità del connubio, celebrato in un luogo profano e senza il consenso dei Lords; proclamata la decadenza dei Principini da ogni prerogativa, il Parlamento imponeva a Riccardo, in forma di supplica, l'assunzione delle responsabilità del trono per attenuare lo sdegno di Dio abbattutosi sulla Nazione e sul Popolo inglese a causa dello scorretto comportamento di Edoardo IV e dei suoi bastards.

Confermata da un inattaccabile Decreto parlamentare ratificato da tutta la Nobiltà inglese, la designazione del Plantageneto fondava su elementi inoppugnabili: i germani maggiori di Edoardo IV erano morti; Edmondo Conte di Rutland non aveva lasciato prole e Giorgio Duca di Clarence era stato privato dei diritti civili per tradimento, con conseguente esclusione dalla linea di successione anche dei figli Margherita di Salisbury ed Edoardo di Warwick.

La designazione di Riccardo III, di fatto unico possibile erede, mirava a prevenire anche il rischio di una contagiosa insurrezione dei Lancaster. Pertanto, il 6 luglio egli fu incoronato a Westminster, ma già il 10 ebbe ragione di temere per la propria incolumità e di chiedere aiuto agli Yorkisti ed al cugino Neville. Il 20 successivo, fu sventata una congiura in danno della sua vita: capofila ne era la Regina vedova Elisabetta; complici, i suoi figli; suo fratello Lord Rever; Lord William Hastings; Lord Stanley; Sir Thomas Vaughan e il Vescovo Jhon Morton.

Lord Hasting fu arrestato per tradimento durante un'Assemblea del Consiglio reale nella Torre di Londra e giustiziato pochi minuti dopo sul Towe Greeen, in palese violazione anche dei diritti sancitigli dalla Magna Charta quale membro della Camera dei Lords. I suoi beni e le sue prerogative furono però conservati alla vedova ed alla prole. Quanto agli altri: dopo sommario processo, furono decapitati Lord Rever, il Ciambellano Vaughan e Richard Grey secondogenito della Woodville la quale, invece, scampò al massacro col primogenito Thomas rifugiandosi nella inviolabilità territoriale dell'abbazia di Westminster. Morton fu bandito dal Regno e Stanley fu perdonato, essendo il secondo marito di Margherita Beaufort. Mite pena fu infine irrogata ad una certa Jane Shore, già favorita di Edoardo IV ed elemento di contatto tra il Marchese di Dorset Thomas Grey e lo stesso Hastings: ella, anzi, fu addirittura autorizzata a contrarre nozze con l'Avvocato erariale di cui si era innamorata.

Le esecuzioni provocarono una violenta opposizione e il voltafaccia di Enrico Stafford Duca di Buckingam che, con Enrico Tudor, tentò di rovesciare la Corona. La sua condanna a morte compattò il fronte lancasteriano: il 7 agosto 1485 il Tudor sbarcò a Milford Haven nel Galles ed affrontò Riccardo III a Market Bosworth infliggendogli una pesante rotta favorita dal disimpegno di Thomas e Guglielmo Stanley e dall'astensione al conflitto attuata a sorpresa dalla retroguardia di Enrico di Northumberland.

Si vuole che, prima di battersi, il Plantageneto consultasse una veggente ricevendone un responso amaramente inequivoco: ...ove il tuo sperone dovesse colpire nella cavalcata verso la battaglia, la tua testa sarà rotta al ritorno...

Di fatto, durante la battaglia, lo sperone di Riccardo III batté sulla pietra del ponte di Bow Bridge e, quando il suo cadavere fu riportato indietro sul dorso di un cavallo, anche la testa vi urtò spaccandosi.

Prima di essere tumulato in Greyfriars Church a Leicester, il corpo fu esibito ai sudditi.

Egli non lasciò figli legittimi: dopo la precoce morte dell'unico nato, aveva designato Edoardo, figlio del fratello Clarence e nipote della Regina Anna Neville; ma, deceduta costei, aveva spostato la scelta sull'altro nipote Giovanni de la Pole Conte di Lincoln. Enrico VII Tudor, però, occupò il trono e per consolidarsi, dopo aver sposato Elisabetta di York figlia di Edoardo IV, fece annullare il Titulus Regius restituendole la dignità ereditaria.

Solo cinque lustri più tardi sul Plantageneto fiorì quella letteratura nera che lo indicò, proprio mentre a furor di Popolo veniva consacrato Re, mandante dell'assassinio dei due piccoli figli del fratello. Esecutore ne sarebbe stato, fra il 7 ed il 15 luglio del 1485, un certo Tyrrell; ma è invece evidente che se egli avesse realmente ordinato quel crimine, la Nobiltà lancasteriana non avrebbe perso occasione per aizzargli il Popolo contro e per denunciarlo come usurpatore e infanticida.

Dunque, i Principini non erano stati uccisi.

L'ipotesi è avvalorata non solo da un documento del 16 luglio del 1483, nel quale il Primate di Canterbury riferiva di averli visitati nella Torre e di averli trovati in buona salute, ma dalla mancanza di qualsiasi riferimento alla loro morte all'atto dell'invasione del Regno da parte di Enrico VII Tudor.

Solo nell'Assemblea degli Stati Generali a Tours si parlò della loro tragica fine ed è verosimile che si trattasse di mera propaganda antinglese.

In effetti quale interesse avrebbe avuto Riccardo III ad eliminarli, se un provvedimento formale del Parlamento li aveva posti fuori gioco?

Al contrario, avrebbe tratto vantaggio dalla loro morte proprio l'ambiguo Enrico VII che, dopo la vittoria conseguita a Bosworth, accusò il Plantageneto di dispotismo ma non dell'infame infanticidio imputatogli anni dopo da Thomas More e da William Shekespeare che avevano attinto al solo Giovanni Morton, condannato all'esilio per tentato regicidio. Costui, anzi, divenne Primate di Canterbury proprio sotto il Tudor che per primo entrò nella Torre e che, se non vi avesse trovato i bambini in ottima forma, avrebbe informato la Nazione ed il Parlamento.

La complicità fra i due è resa evidente dalle più recenti ricostruzioni: dal confino in Francia, Morton aveva galvanizzato la ribellione dei Lancaster e dei Woodwille pilotando una campagna di odio in danno di Riccardo III. Proprio tale circostanza ed il supporto politico dei Francesi rese possibile lo sbarco di Enrico VII in Inghilterra; ne favorì il sodalizio con i Woodwille ed i sostenitori della Rosa rossa; ne consentì l'insediamento al trono, pur senza alcun titolo dinastico; ne rafforzò l'amicizia col tristemente celebre Tyrrell; ne facilitò le nozze con Elizabeth, figlia maggiore di Edoardo IV e sorella dei due Principini la cui sorte resta avvolta nel mistero.

Di fatto, Riccardo III fu un buon Sovrano, incline alla pace ed alla riconciliazione delle fazioni in lotta.

Di fatto, nel gennaio del 1487 Elizabeth di Woodville, non più necessaria agli intrighi del coniuge, fu defraudata dei beni e rinchiusa in un convento.

Di fatto, solo allora: quando, cioè, la sua posizione era pressocché inattaccabile, Enrico fece decapitare anche lo stesso Tyrrell, scomodo e pericoloso testimone di un abietto crimine.

Era il 6 maggio del 1502.

Da allora, e solo da allora: ovvero con vent'anni di ritardo, si diffuse notizia che Riccardo III avesse soppresso gli infelici nipotini.

Tutti i protagonisti degli eventi erano morti ed il Tudor si era liberato di tutti gli ingombranti Yok.

Bibliografia: