Personaggi

Wallace William

di Ornella Mariani
Wallace William
Wallace William

Solido proprietario delle Basse Terre occidentali; nato ad Elderslie, nel Renfrewshire, verso il 1270; figlio del ricco terriero Malcom Wallace; morto il 23 agosto del 1305, egli occupa nella memoria storica degli Scozzesi un ruolo di primo piano quale ispiratore della ribellione popolare alla occupazione inglese. Le fonti riferite alla sua esistenza sono scarse: circa due secoli dopo, attingendo alla tradizione orale, Harry il Cieco scrisse che egli aveva due fratelli; che era stato istruito da due zii sacerdoti; che disponeva di una cultura ben superiore alla media del tempo; che conosceva perfettamente il latino e il francese. Il biografo, però, non si pronunciò su un suo eventuale allontanamento dal Paese né su esperienze militari contratte prima del 1297, benché una sconcertante quanto generica nota dell’agosto del 1296 evidenzi a Perth la presenza di un ladro a nome William le Waleys.

Anche il giudizio sul suo senso patriottico è ancora controverso: assassino ed avventuriero per le cronache inglesi; eroe nazionale per quelle scozzesi che giustificano la sua turbolenza come reazione all’affronto rivolto da soldati inglesi alla sua amata: tale circostanza lo avrebbe indotto all’assalto della guarnigione di Lanark, all’omicidio dello Sceriffo Guglielmo di Hazelrig e ad una difficile latitanza.
Di fatto, la Scozia di quegli anni era fortemente appetita dagli Inglesi che trovarono pretestuosa occasione per interferire nelle vicende locali, quando maturò la contrapposizione fra John Balliol e Robert Bruce per la titolarità del trono.

La querelle fu delegata proprio all’arbitrato di Edoardo I che, nel 1291, presentatosi alla testa di un formidabile esercito, appoggiando il primo, pretese l’omaggio feudale rendendo la regione uno Stato suo vassallo ed imponendole oneri tanto vessatori da indurla, nel 1295, ad un’alleanza con la Francia: la Auld Alliance, poi rinnovata da Robert Bruce nel 1326 col Trattato di Corbeil.
Nel marzo dello stesso anno, tuttavia, Balliol gli negò l’omaggio e gli Inglesi assalirono Berwick – upon –Tweed; saccheggiarono tutte le città di confine; seminarono una lunga scia di sangue ed inflissero alle truppe scozzesi la rotta di Dunbar, nel Lothian.

In quel concitato contesto fece il suo ingresso sulla scena politica nazionale William Wallace, quasi in coincidenza dell’abdizazione di Balliol in luglio. Forte del risultato conseguito, intanto, Edoardo pretese in agosto l’atto di sottomissione di circa duemila Capi locali dopo aver fatto rimuovere la Stone of Scone (n.d.a. Pietra del destino) simbolica della tradizione regia locale. L’anno successivo però Wallace, dall’interno della foresta di Selkirk, cominciò la sua rimonta a seguito di un incidente la cui fondatezza è dubbia: coinvolto in una rissa con due militari inglesi che gli avevano contestato di aver pescato di frodo, li avrebbe uccisi proponendosi campione della ribellione all’Autorità occupante.

Indipendentemente dalla fondatezza della circostanza, è certo che egli odiasse gli invasori, colpevoli della morte di suo padre poi vendicata nelle battaglie di Loudon Hill ed Ayr, ed è altrettanto certo che avesse raccolto attorno a sé un esercito di sbandati e avventurieri, autori di selvagge incursioni sul territorio e di cruente azioni di guerriglia. Sta di fatto che, pur inseguito da un ordine di arresto, William combattesse accanto a Sir William Douglas a Scone mettendo in fuga il referente inglese assegnato al controllo dell’area.
I sempre più numerosi sostenitori della rivolta, intanto, furono delusi dal compromesso proposto ad Irvine all’Aristocrazia locale dalla Corona d’Inghilterra e in agosto il ribelle si unì agli uomini di Andrew de Moray, capo di un’altra sollevazione: insieme l’11 settembre del 1297, a Stirling Bridge, pur numericamente assai inferiori, annientarono sul lato Nord del fiume, durante l’attraversamento della stretta passerella, l’esercito inglese comandato dal Conte di Surrey e da John de Warenne e composto da trecento agguerriti Cavalieri e diecimila Fanti.

Gli Inglesi avevano puntato al ponte sulla Forth, dominata dal castello di Stirling, mentre per garantirsi la ritirata Wallace si era posizionato sulle alture limitrofe, affacciate sull’ansa del fiume anche per valutare le strategie da oppore agli Arcieri scelti: i Longbowmans.
Il numero degli invasori era tre volte superiore ai resistenti, precipuamente armati di disciplina e coraggio: quando le prime linee inglesi ebbero attraversato il ponte, i Lancieri scozzesi attaccarono scendendo dal terreno sopraelevato verso la passerella di Stirling e soverchiarono rapidamente gli avversari.
Sopraffatto, Hugh de Cressingham tentò una manovra di arretramento ma fu braccato ed ucciso da Wallace, mentre Warenne si dava alla fuga a Berwick.
Restarono sul terreno migliaia di Fanti mentre i Cavalieri, condizionati dall’esiguo spazio di movimento sul ponte, non potettero effettuare la carica né soccorrere le truppe già passate.
Fu tanto granitica la compattezza della resistenza locale da indurre le pur numerose forze dell’ esercito nemico a ripiegare su Berwick, così isolando e consegnando al massacro la guarnigione di stanza a Stirling.
La Scozia era libera e Wallace, designato Guardiano del Regno, in nome di Balliol occupò tutte le piazzeforti sconfinando in Inghilterra, devastando il Northumberland e il Cumberland e, con spietata crudeltà, tentando di prendere Carlisle. A seguito della schiacciante vittoria ed in assenza del de Moray, stroncato dalle ferite riportate in campo, il 13 marzo del 1298 fu poi nominato anche Cavaliere e divenne punto di riferimento della riscossa nazionale.

Edoardo tornò in Inghilterra nella primavera dello stesso anno e, deciso alla vendetta, convocò un Parlamento a York ove, grazie all’appoggio dell’Aristocrazia, radunò un formidabile esercito: Wallace commise l’errore fatale di accettare battaglia. Le parti si affrontarono a Falkirk nel luglio del 1298: posto un gruppo di Arcieri a difesa delle posizioni, il ribelle dispose le sue forze in quattro gruppi di Picchieri che, tenendo inclinata l’arma in avanti e col calcio piantato a terra, costituivano un insormontabile ostacolo alla azione di carica della Cavalleria pesante nemica.

Le avanguardie inglesi attaccarono le sue ali, ma furono ovviamente respinte: prima di ordinare la carica, allora, il Plantageneto disordinò gli schiltrons col tiro intenso degli Arcieri che sfondarono lo spesso muro scozzese spazzandolo in una manciata di ore e distruggendo la reputazione del leggendario combattente.
Perduto, Wallace fuggì sui monti e poi in Francia, per sollecitare l’aiuto di Filippo IV mentre, a fine settembre, rinunciava al titolo in favore di John Comyn Conte di Badenoch, fratellastro di John Balliol, e di Robert Bruce.
Fu quella l’ultima battaglia dell’indipendenza scozzese fino al Bannockburn. Subito dopo, Edoardo avanzò fino a Stirling ed occupò Perth e sant’Andrea mentre nel Sud/Ovest divampava la rivolta di Bruce: si trattenne nel Nord fino al Natale del 1298 e, quando lasciò la Scozia, ne aveva il solo controllo della fascia meridionale. Intanto, dopo un timido tentativo di far liberare Balliol, Filippo IV si accordò con lui ordinando l’arresto di Wallace, che pure gli si era rivolto.

Abbandonata dalla Francia, pertanto, la resistenza cercò appoggi presso Bonifacio VIII che già aveva tentato di intervenire invitando Edoardo alla moderazione e rivendicando la propria egemonia in virtù della dipendenza romana delle Diocesi scozzesi, storicamente ostili al Primate di York. Nel luglio del 1299 la protesta papale fu formalizzata da una lettera di denuncia dei sequestri e degli arresti subìti dal Clero scozzese; della prepotenza della Corona inglese; della estorsione dell’omaggio ricevuto nel 1292: vi si puntualizzò che la Scozia non era feudo di quella Monarchia e che, anzi, solo alla Chiesa spettava l’esercizio dell’alta sovranità. Parallelamente, Edoardo chiedeva al Parlamento i mezzi per una nuova invasione.
L’Aristocrazia scozzese affidò a sostegno della causa nazionale la reggenza del Regno a John Comyn, Conte di Buchan, mentre Wallace continuava ad essere imprendibile.

Solo nella primavera del 1300, con la concessione degli Articuli super Cartas, il Plantageneto ottenne i mezzi per la nuova spedizione mirata a sottomettere almeno il Sud/Ovest. Durante tale impresa, il Primate di Winchelsea gli inoltrò lo scritto del Papa ed il Sovrano, infuriato, riunì lo Stato Maggiore a Lincoln ove si convenne la linea dura: l’Aristocrazia inglese, compatta, oppose un fermo rifiuto alla giurisdizione ecclesiale in questioni temporali.

La querelle si risolse con una tregua, ma la difficoltà ad impadronirsi della Scozia da parte degli Inglesi fu evidente: Edoardo non abbandonò il Nord, ma espose al Papa le proprie ragioni attraverso un tourbillon di favole datate a tempi preistorici e ispirategli da Goffredo di Monmouth, a proposito della conquista dell’isola da parte del troiano Bruto, che ne aveva tramandato la titolarità. Gli Scozzesi riaffermarono che la Scozia era allodio papale sfidando il Re sul terreno pseudostorico: i Giuristi locali sostenevano che quella terra dovesse il nome alla figlia di un Faraone e che gli Scoti avessero cacciato Bruto e così via.
La polemica si arenò per il conflitto apertosi fra Bonifacio e Filippo IV. Così, neppure la campagna del 1301 portò a dei risultati.

Nel 1302 fu ancora tregua, mentre procedevano le trattative Francia/Inghilterra propedeutiche alla restituzione della Guascogna e ad intese matrimoniali a carattere dinastico. La riconciliazione col nemico storico d’oltreManica consentì ad Edoardo di profittare dell’attenuata ostilità di Clero e Nobiltà e di attingere fondi dalla Carta Mercatoria per finanziare un grande esercito: sequestrato il palatinato di Durham e le terre del Primate di York, si aprì le vie del Nord e, alla fine del 1302, svernò ad Edimburgo.

La Scozia sembrò sottomettersi, a partire dal Reggente Comyn. Wallace, invece, preferì la guerra e, alla fine del 1304, disponeva di gente assai decisa alla lotta: le speranze locali furono, tuttavia, stroncate dal tradimento: vittima di un inganno tesogli dal Cavaliere John de Manteith, il ribelle fu catturato a Glasgow e consegnato al Re inglese che instaurò a Smithfield una infame parodia processuale, per poi condannarlo a morte.

William Wallace fu impiccato e poi squartato il 23 agosto a Westminster: la sua testa fu infilzata su un palo alloggiato sul London Bridge e le sue membra furono esposte a NewCastle, Berwick, Edimburgo e Perth.
Indossata la veste di Legislatore e consigliato dal Primate di Glasgow, da Robert Bruce e da John Mowbray, Edoardo convocò dieci Scozzesi e venti Inglesi per riordinare il Paese conquistato attraverso un’ordinanza ispirata a quella adottata per il Galles: tenne la regione separata amministrativamente dall’Inghilterra; la affidò al cugino e Luogotenente Giovanni di Bretagna, Conte di Richmond; la divise in quattro dipartimenti giudiziari per le quattro diverse aree (Galloway, Lothian, Basse Terre a Nord del Forth, Alte Terre); la organizzò in Contee e vi insediò nuovi Sceriffi.

Con un ultimo tentativo di forza nel 1305, l’arciVescovo Winchelsea evitò la promulgazione di una Legge che proibisse al Clero l’esportazione di denaro: in quello stesso anno ascese al soglio Clemente V, al secolo il guascone Bertrand de Goth, amico di Filippo IV: cominciava la cattività avignonese. Egli s’inchinò alla volontà di Edoardo e lo sciolse dal giuramento di rispettare la Conferma del 1297: il Re, spergiuro, sfruttando l’amicizia papale, sequestrò di nuovo i beni del Vescovo di Durham; fece sospendere Winchelsea, offrì al Pontefice le rendite di Canterbury e gli concesse l’esazione delle decime.

La vicenda indignò la Pubblica Opinione e nel 1307 il Parlamento varò il De asportatis religiosorum. Fu il Sovrano ad impedirne la promulgazione; ma il Parlamento si riunì ancora nel Nord: a Carlisle, poichè la Bella Ordinanza per il riordino della Scozia aveva sollevato una nuova insurrezione, questa volta non avendo un Re debole ed inetto come Balliol nè un ribelle coraggioso e tenace come Wallace, ma un ambizioso e ambiguo aristocratico dotato di grande abilità: Robert Bruce.

Nel 1204, fra i beni materni e quelli paterni costui aveva riunito in sé i più grosi feudi del Sud/Ovest scozzese e, pur avendo tenuto una condotta equivoca, simulando di appoggiare la politica edoardiana ma segretamente alleandosi con Lamberton, Primate di sant’Andrea e già partigiano di Wallace, aveva come competitore al trono ormai solo Comyn e contava sul sostegno del Clero locale e del Primate, che temeva di finire sotto il controllo dell’inviso Primate di York e di essere sostituito con Prelati ligi alla Corona inglese.
Forse qualche spia informò Edoardo di quell’accordo: sta di fatto che, all’inizio del 1306, Bruce per sicurezza fuggì nell’Annandale ove, nel chiostro dei Frati minori, incontrò Comyn cui chiese di unirsi per liberare la Scozia; sta di fatto che, per qualche ignota ragione, però, i due litigarono: forse era stato lo stesso Comyn a svelare al Plantageneto l’intesa conseguita con Lamberton; sta di fatto che in chiesa Bruce accoltellò il rivale e, sconvolto, fuggì per confessare l’orrendo delitto ai suoi fedelissimi: un tal Kilpatrick andò a verificare la circostanza e, trovata la vittima agonizzante, la finì sui gradini dell’altare maggiore.

Per Bruce non v’era più scampo: o Re, o traditore. Tradendo il giuramento di fedeltà ad Edoardo, il Vescovo di Glasgow e Lamberto ne appoggiarono l’incoronazione, celebrata a Scone il 25 marzo del 1306 per mano della Contessa di Buchan, sorella del Conte di Fife, cui spettava il privilegio ereditario di imporre la corona al Sovrano di Scozia: diritto discesogli dall’antenato Macduff, che aveva sostenuto Malcom contro l’usurpatore Machbeth. La Contessa fu poi arrestata dal Plantageneto e, chiusa in una gabbia di legno e posta sulle mura di Berwick, fu esposta al pubblico scherno. Presto, tuttavia, il peso della dominazione inglese sfumò: se Edoardo abbandonò ogni progetto di riconciliazione e riunì tutti i suoi partigiani contro l’irriducibile piccolo Regno, il Papa depose i due Primati e scomunicò Bruce.

Il Parlamento d’Inghilterra autorizzò la nuova campagna: fu inviato a Nord Amalrico di Valenza come nuovo Guardiano con pieni poteri, mentre l’esercito si portava a Carlisle.
Attaccato a Methven, Bruce riparò nelle Alte Terre e poi in un’isola irlandese.
Molti dei suoi seguaci e parenti caddero in mano nemica: gli Inglese procedettero con brutali esecuzioni in danno dei fratelli di Robert, del Conte di Atholl e di altri Nobili; ma la repressione fece divampare ancora la rivolta: a primavera del 1307 Robert tornò in Scozia; vendicò a Lonfon Hill la sconfitta di Methven; battè il Conte di Pembroke.

Le leve inglesi convennero a Carlisle all’inizio dell’estate: prima di muovere da Londra il Re, ormai sessantanovenne e tenuto in vita solo dall’odio, armò Cavaliere il figlio; lo obbligò a giurare eterna guerra alla Scozia ed assunse il comando generale dell’esercito, deciso allo sterminio. Il 7 luglio del 1307, però, fu sopraffatto dalla morte. Ascese al trono Edoardo II che, ricevuto l’omaggio della parte di Nobiltà ostile a Bruce, avanzò verso Nord con scarsa convinzione e poi rientrò a Londra: la guerra languì; Bruce si consolidò; la causa nazionale riprese vigore; la Corona inglese era amministrata da un Re inetto, responsabile anche della guerra civile.
Per distogliere l’attenzione dalla catastrofica politica interna, nel 1310 egli tentò una grande spedizione avanzando fino a Linlithgow e mandando nuove forze a Perth: Bruce arretrò, ma anche Edoardo tornò in patria con un nulla di fatto e, vittima di gravi contrasti interni, nel 1327 fu deposto e internato dal Parlamento nel castello di Berkeley, ove fu assassinato.

Bibliografia: