Popoli

I Variaghi

di Ornella Mariani
I territori al tempo dei Variaghi.
I territori al tempo dei Variaghi.

I Variaghi

Col termine Variag si indicarono, nei contratti di ingaggio a termine detti vara, giovani ed aitanti Uomini di stirpe vichinga provenienti dalla Svezia, normalmente celibi; capaci di usare con padronanza spada e ascia e di lavorare legno e ferro, quando necessario.

Da quel momento essi erano Varing/væring.

Si muovevano su imbarcazioni dotate di doppia prua e in grado di accogliere solo una quarantina di membri dell’equipaggio, pronti a sfidare le acque con i remi o con la vela; erano protetti dai Correligionari cazari, che avevano il controllo di Kiev ed il corso del Volga; trafficavano in ambra e pellicce, scambiandoli con gli Ebrei rahdaniti e scivolavano con estrema padronanza sui grandi fiumi, nella tensione a cercare il sole.

Puntarono alla Grecia, conservando la naturale inclinazione alla guerra e al metodo estorsivo: rissosi e aggressivi, quando irrompevano nei villaggi russi, in alternativa al rifiuto di pagare, applicavano il saccheggio.

Poi compresero che potevano vivere bene anche a distanza dalla brutalità e si offrirono agli Slavi per custodirgli le merci o per affrancarli dalla presenza cazara.

Quale che fossero le scelte fatte e a farsi, mantennero sempre la propria identità.

Così, non è chiara l’epoca in cui si prese ad indicarli come Rus’, termine la cui origine è comunissima nell’ambito indoeuropeo ed indica il colore rosso: dal rame al biondo dei capelli.

Mutuarono quel nome dall’area di Roslagen, ovvero Terra di Ros, lungo la costa e contigua ad Uppsala?

Lo estrassero dal significato proprio di Ros, ovvero cavallo, nel germanico antico?

Lo assunsero dall’idioma kazaro che in ebraico traduceva Rosc’/Ros come capobanda?

Le Cronache russe li collocano, a partire dai primi del IX secolo, nelle aree contigue alla futura Novgorod la Grande

Per il loro temperamento aggressivo e rissoso e l’attitudine allo sfruttamento delle Popolazioni autoctone, furono inizialmente osteggiati, ma tornarono legittimati dal ruolo di Paladini degli Slaveni, a servizio dei quali ripianarono le tensioni con Finnici e Baltici.

Capo di quel primo gruppo fu Rjurik che, con i fratelli Sineus e Truvor, si spartì i territori del Nord nei quali s’era già insediato un altro variago: Kvillan, il cui potere fu trasmesso al sodale Ragnvald, nello stesso periodo in cui a Turov c’era un certo Thor.

Sembra che verso l’VIII secolo, comunque, nella fascia contigua al lago Ladoga, si stanziasse l’insediamento svedese di Aldeigjuborg, i cui abitanti gli Slavi chiamarono Rus’.

In definitiva, c’erano già ceppi scandinavi promiscui a germanici che, localmente integrati, attraverso il commercio, la pirateria e il mercenariato frequentarono tutta l’area della Russia spingendosi al mar Caspio e a Costantinopoli e creando le premesse per la costituzione di una importante realtà statuale: la Rus’ di Kiev.

Il ruolo di costoro, dunque, fu cruciale alla nascita della Rus'.

Gli Storici sostenitori della Teoria Normanna Nikolaj Michajlovic e Michail Petrovic Pogodin, infatti, traendone elementi dal  Manoscritto Nestoriano, assumono che essi furono chiamati dalle Genti slave a governare quelle terre per porre fine ai conflitti locali e che la Russia era immune al contagio di fermenti sociali.

Tali ipotesi furono sconfessate da Storici nazionalisti, persuasi di una ipotesi panslava delle origini di quella civiltà.

In ogni caso, i Variaghi frequentarono intensamente la realtà bizantina dall’839, per effetto del reclutamento disposto dall’Imperatore Teofilo II poiché, malgrado la Corona trattenesse con i Rus' relazioni commerciali, alcuni di essi si erano e ancora si sarebbero resi protagonisti di devastazioni e razzie nell’860, 907, 911, 941, 945, 971 e 1043.

Nel 988, adifesa del proprio trono, Basilio II chiese Variaghi al Principe Vladimir di Kiev che, in omaggio al trattato sottoscritto dal padre dopo l’assedio di Dorostolon del 971, gliene inviò seimila: il sodalizio, sancito dalle sue nozze con la Principessa Anna Porfirogenita, sorella del Basileus, produsse l’adesione in massa al Cristianesimo ortodosso.

Nel 989 la celebre Guardia variaga: pugnace e assai abile nel maneggio dell’ascia, della spada e dell’arco, come testimoniò Anna Comnena, scese in campo sotto la guida dello stesso Basilio e, a Crisopoli, annientò il Generale ribelle Barda Foca ottenendo, per la ferocia e la lealtà esibite in battaglia, l’incarico di protezione della intera famiglia reale.

Nelle fila dei Variaghi militarono anche Russi, Svedesi, Danesi e Norvegesi che, durante la IV crociata, difesero Costantinopoli fino all’ultimo uomo.

Caduta la città nel 1204, essi si dispersero, malgrado si voglia sostenere che rinascessero nell’Impero niceno, sotto i Lascaridi o nel 1261 dopo la riconquista della vecchia capitale bizantina da parte di Michele VIII Paleologo.

Fra i più celebri Guerrieri della Guardia Variaga spicca Harald Hardråde, poi divenuto Re di Norvegia. Egli raggiunse l’Impero nel 1035 e partecipò ad otto battaglie, diventando Akolythos, ovvero Comandante dell’Esercito.

Harald Hardråde

Nacque verso il1015 aRingerike, figlio di Åsta Gudbrandsdatter e del ricchissimo Sigurd Syr e fu fratellastro di Olav II, nato dalle prime nozze della madre con Harald Grenske, discendente di Harald I di Norvegia.

La sua vita e la sua attività politica sono raccontate nell’Heimskringla, con particolare riferimento agli anni fra il 1047 ed il 1066, nei quali fu Re di Norvegia. Aveva già combattuto, appena quindicenne, nella Battaglia di Stiklestad contro il germano e contro Knud I d’Inghilterra, accampando pretese sul trono: lo scontro era avvenuto il 29 luglio del1030 a Stiklestad. Olav cadde in campo ed Harald riuscì a fuggire col favore di Rögnvald Brusason, prima di raggiungere, nel 1031, Staraja Ladoga,  nella Rus' di Kiev ove si offrì al soldo del Principe Jaroslav I, della cui consorte Ingegerd Olofsdotter era parente.

Nei tre lustri di esilio, battendosi come Mercenario, conseguì il grado di Capitano per la partecipazione alle campagne antipolacche del 1031 e ad attività belliche contro i Ciudi, i Peceneghi ed altri gruppi nomadi delle steppe.

Nel 1034, alla testa di circa cinquecento uomini raggiunse Costantinopoli ove gli fu conferito il grado di Comandante della Guardia Variaga: con quel ruolo, difese l’Impero nel Mediterraneo, in Asia Minore, in Bulgaria prima di essere coinvolto in contrapposizioni dinastiche.

Nel 1035 i Bizantini respinsero gli Arabi dall'Asia Minore: Harald li contrastò nell’Est fino all’Eufrate e, stando alle annotazioni del suo Scaldo Þjóðólfr Arnórsson, conquistò almeno otto fortezze. Si vuole poi che si spingesse a Gerusalemme e che, negli anni di regno di Michele IV il Paflagone, partecipasse anche alla stesura del trattato di pace da costui convenuto col Califfo fatimida Al Mustandir Bi- llåh, imponendo fra le clausole il consenso alla restaurazione della Basilica del Santo Sepolcro.

Certamente, in seguito, Harald condusse una spedizione in Sicilia, nel tentativo di recuperarla all’Impero e sottrarla al  dominio saraceno dell’Emirato isolano.

In quella azione, fu fiancheggiato da Guglielmo d’Altavilla detto Braccio di Ferro.

Nel 1041 la campagna cessò, ma una rivolta lombarda infiammò il territorio ed Harald riprese le armi col Catepano Michele Doceano subendo le disfatte di Olivento e Montemaggiore, inflittegli proprio dal vecchio alleato normanno.

Rientrò, allora, a Costantinopoli e fu inviato  in Bulgaria con la Guardia Variaga per sedare i torbidi animati da Peter Delyan.

Il successo conseguito sul territorio, gli valse la promozione a Spatharokandidatos.

Morto il Basileus Michele, però, esplosero conflitti dinastici fra la Basilissa vedova Zoe Porfirogenita e l’erede e nipote Michele V il Calafato: Harald ne fu coinvolto e fu arrestato con l’accusa di appropriazione del tesoro imperiale.

In realtà la sua colpa stette nell’ambizione a sposare una nipote della Sovrana che, a sua volta, su di lui aveva posto mire nuziali e che, pertanto, per rappresaglia ne dispose la cattura anche temendone la estrema fedeltà alla memoria del defunto marito.

In qualche modo egli evase: la Guardia Variaga si divise e, se parte restò fedele alla Corona, altra parte sostenne la ribellione di Harald finché, nell’aprile del 1042, Michele V fu accecato e condannato all'esilio.

In quello stesso anno, egli lasciò l’Impero e tornò a Kiev con immense ricchezze già affidate ad Jaroslav, di cui sposò la figlia Elisabetta.

Non aveva mai rinunciato al proposito di reclamare la tiara di Norvegia, in sua assenza assegnata dai Danesi al figlio illegittimo del deceduto Olav, a seguito della morte di Knud: Magnus I che, rientrato dall’esilio e cinta la tiara, era diventato anche Re di Danimarca.

Per Harald era il momento di liquidare l’usurpatore.

Nel 1045 tornò in Norvegia, costeggiando il Lago ladoga e la Neva e traversando il golfo di Finlandia e il Baltico: sbarcò a Sigtuna, all’inizio del 1046. Con Sweyn Estriddson e con la complicità del Re di Svezia Anund Jacob, cominciò a molestare le Popolazioni costiere.

Alla fine si accordarono: avrebbe diviso il trono e le immense ricchezze.

Il doppio governo, però, cessò nel giro di un anno per la morte di Magnus, che rese Harald Sovrano unico di una Norvegia pacificata.

Fondata Oslo, egli condusse una politica di pace e di prosperità economica, potenziando il commercio con Stati esteri e, nell’intento di recuperare l'espansione territoriale del tempo di Knud, tentò d'impadronirsi anche del trono di Danimarca lottando, fino al 1064, contro il vecchio alleato ed ora Re di Danimarca: Sweyn II. Non riuscendo, malgrado i successi conseguiti in campo, ad occuparla, accolse la proposta di alleanza di Tostig del Wessex che gli offrì il trono inglese, pur di sottrarlo al proprio fratello Arold II d’Inghilterra.

La coalizione razziò le coste settentrionali dell’isola ai primi di settembre del 1066 e conseguì la schiacciante vittoria di Fulford; ma Harald fu sconfitto e ucciso il 25 dello stesso mese nella Battaglia di Stamford Bridge, da una freccia alla gola.

Battaglia di Stamford Bridge

Si tende a considerarla come la conclusione dell’epopea vikinga.

La si combatté nell’Inghilterra orientale,  il 25 settembre del 1066.

Le parti in scontro non avevano previsto che, comunque andasse, solo due giorni dopo quel massacro, sbarcato nell’isola Guglielmo I il bastardo avrebbe liquidato i sopravvissuti al conflitto dinastico, prendendo possesso definitivo dell’isola.

S’era già svolto a Fulford, sotto York, un primo scontro fra l’esercito norvegese capeggiato dal Re Harald Hardråde e quello del Conte Edwin di Mercia e del Conte Morcar di Northumbria; ma, in quella giornata storica, l’urto impegnò due Sovrani poiché a misurarsi con il pugnace e leggendario Norvegese scese in campo Harold II Godwinsson.

Stando alla Cronaca Anglosassone, in quella data, il celebre ponte fu occupato da un altissimo Guerriero norvegese che, privo d’armatura, brandì a lungo e minacciosamente l’ascia intimidendo gli Inglesi. Egli tenne furiosamente la passerella per circa un'ora, lanciando di sotto quanti provavano a respingerlo e occorse molto tempo perché una lancia lo trafiggesse, quando il suo compito era stato assolto con coraggio e fierezza: doveva dare ad Harald Hardråde, al proprio primogenito Olav ed all’alleato Tostig del Wessex, il tempo per posizionarsi in formazione circolare su di un'altura e assalire il Nemico dall’alto, costringendolo a posizionarsi con il fiume alle spalle.

Si lottò con tenacia su entrambi i fronti, ma gli Inglesi riuscirono a soverchiare i Norvegesi e consentirono agli Invasori di conservare la vita, a condizione che salpassero e giurassero di mai più attaccare l’Inghilterra.

Harald era stato mortalmente colpito: sarebbe morto ad Hastings, nelle tre settimane successive anche Harold, sotto i colpi dell’irriducibile Duca di Normandia nel frattempo sbarcato in armi a Pevensey, nel Sussex.

Il 14 ottobre del 1066, l’Inghilterra voltò pagina e divenne normanna.

Edgar Ætheling

Detto Il Fuorilegge, l’ultimo membro della casa anglosassone di Cerdic, ovvero ultimo discendente della Stirpe del Wessex, Re d’Inghilterra senza essere mai stato incoronato, nacque verso il 1051 in Ungheria ove i genitori: Edward l’Esiliato ed Agatha di Kiev, si erano trasferiti dopo il matrimonio per l’espulsione comminatagli dopo la conquista dell' Inghilterra da parte di Knud II.

Morto il padre, nel 1057, Edgar fu designato successore dallo zio Edoardo il Confessore e allevato nella Corte inglese, con le sorelle Cristina e Margaret, ovvero Santa margherita.

Alla morte del Re: il 5 gennaio del 1066, però, egli fu considerato troppo giovane per poter cingere la tiara e per tutelare l'Inghilterra dalle prevedibile lotte successorie fra temibili e temuti pretendenti: il Conte di Wessex Harold Godwinson, Guglielmo I Duca di Normandia, Sweyn II Estrithson di Danimarca ed il Sovrano di Norvegia Harald Hardråde.

In sostanza, nel 1051, quando Edoardo il Confessore, privo di discendenza diretta, ignorava che il nipote Edoardo fosse ancora in vita in Ungheria, aveva promesso a Guglielmo di indicarlo al trono. Per contro, il Re norvegese fondava le proprie pretese sul patto a suo tempo intervenuto tra Knud II d’Inghilterra e Magnus I, suo predecessore scandinavo.

Il Witenagemot scelse il cognato di Edoardo: il Conte del Wessex Harold Godwinson, discendente di Etelredo I.

Il regolamento di conti fra le parti in conflitto si svolse il 25 settembre a Stamford Bridge, ove costui ebbe ragione in campo. Tuttavia, il successivo 14 ottobre, egli fu sconfitto dal Duca di Normandia ad Hastings e, colpito in un occhio da una freccia, perse la vita.

Edgar fu proclamato Re, ma non fu incoronato: si trattò di un atto simbolico voluto dall’Aristocrazia a lui amica; dal Primate Stigand di Canterbury; dal Corpo clericale e da molti Magnati delle Midlands e del Sud. Epperò, il sostegno dei Conti Edwin di Mercia e Morcar di Northumbria fu sono formale poiché, lungi dal marciare su Londra, essi arretrarono nei loro territori, mentre la Regina/vedova Edith e la Contea di Winchester salutavano l'elezione di Guglielmo di Normandia che, guadato il Tamigi a Wallingford, entrò in Londra alla fine di novembre del 1066, senza incontrare resistenza alcuna.

I Magnati, anzi, gli si sottomisero, a partire dal Edgar Aetheling che gli offrì la corona.

Guglielmo fu consacrato Sovrano nel giorno di Natale.

Prese l’Aetheling sotto la propria protezione e, nel marzo del 1067, lo portò in Normandia con il Vescovo Stigand, con Edwin e Morcar per celebrare l’avvenuto trionfo e distribuire tra le chiese della regione il tesoro depredato in Inghilterra.

Nel 1068, però, Edgar sodalizzò con la ribellione di Edwin e Moscar e riparò alla Corte di Malcom III cui offrì nell’anno successivo la mano della sorella Margherita, maturando il piano di recuperare il trono con l’appoggio del cognato e del Re Sweyn II di Danimarca che, già sbarcato sull’Humber, in lui ne vedeva il legittimo titolare.

Insieme assalirono l'Inghilterra nel 1069 ma, dopo aver pagato I Danesi perché recedessero da propositi bellici, Guglielmo sconfisse gli Scozzesi; annientò Morcar; irruppe nello Yorkshire e lo devastò fino a guadagnarsi l’appellativo di the Bastard.

Edgar restò in Scozia fino al 1072, quando Malcom firmò la pace col Re normanno alla cui morte, nel 1087, sostenne i diritto del primogenito Roberto di Normandia contro le rivendicazioni del terzogenito Guglielmo II Rufus, designato in successione dal padre.

Nel 1091, rimossi i focolai di ribellione con la sconfitta di Roberto, Edgar rientrò in Scozia. Nel 1097 tornò in Inghilterra e tramò per detronizzare Donald Bane, fratello di Malcom III.

Verso il 1098 si recò a Costantinopoli in aiuto ai Crociati nell’assedio di Antiochia.

Di nuovo in Europa, nel 1106 partecipò alla battaglia di Tinchebray: catturato, ma liberato attraverso il pagamento del riscatto da parte della Corona, si ritirò nello Hertfordshire ove si spense nel 1125 portandosi dietro il soprannome di Re perduto.

La sua morte estinse la linea maschile della famiglia di origine reale d'Inghilterra.

Bibliografia