Popoli

Khazari

di Ornella Mariani
L'impero dei Khazari.
L'impero dei Khazari.

Khazari

E’ un inquietante silenzio quello nel quale la Storia ha relegato i Khazari.

Gli studi di Arthur Koestler assumono che professassero il Giudaismo e che fossero le Genti della Tredicesima Tribù di Israele.

Le indagini di Shlomo Sand ne documentano la provenienza russa.

Confermandone la tradizione confessionile, Abraham Polak ne afferma l’uso di un idioma gotico antico assai affine allo Yddish.

Gli Storici della Russia li collocano fra le Popolazioni autoctone del Nord caucasico, ma più verosimile appare l’ipotesi dunlopiana di un legame con gli Ugri, forse anche per l’uso di una lingua di ceppo ugro-finnico e vicina all'antico bulgaro.

La tesi più accreditata insiste su una estrazione turcomanna: il termine Khazar potrebbe esitare dalla  radice turca qaz, ovvero vagabondare.

In realtà si trattò di una Confederazione di gruppi seminomadi provenienti dalle steppe dell’Asia Centrale e nei quali confluirono segmenti iranici, slavi e residui gotici della Crimea, certamente asserviti all'impero Göktürk fondato dagli Ashina e frantumato da conflitti tribali, con la conseguente formazione di realtà statuali minori sostenute da solidarietà etniche, fino alla grande migrazione verso Occidente, intorno al VI/ VII secolo d. C. . quando, sorto il Khanato indipendente di Khazaria, abbandonarono il diffuso culto del dio Tingri e attuarono una massiccia conversione all’Ebraismo.

Un dato di estremo interesse risiede nella cosiddetta Corrispondenza cazara, che ne fa risalire la discendenza a Japhet, terzo figlio di Noè, attraverso il nipote Togarmah. Citato nella Genesi, costui mise al mondo dieci figli e il settimo di essi: Kozar, avrebbe dato vita a quella etnìa dalla carnagione bianca, dagli occhi azzurri, dai capelli rossastri e dal temperamento chiuso e diffidente, che le Cronache arabe distinsero in due caste: Kara-Kazhar, o Kazari neri: Artigiani e Mercanti le cui fattezze erano decise e olivastre; Al-Kazhar, o Khazari bianchi: Guerrieri e Aristocratici bellissimi e di incarnato chiaro.

Insieme dominarono i corsi meridionali dei fiumi Dnepr, Donec e Ural e raggiunsero solo marginalmente il Lago D’Aral, creando un grande Impero il cui centro furono i territori compresi tra il Don ed il Volga, ovvero tutta l’area fra il Mar Nero e il Mar Caspio, non a caso detto Mare dei Khazari.

Si trattò, in definitiva, di una realtà statuale neutrale che, attenta alle pressioni arabe esercitate sull’Europa, confinò a Sud/Ovest con l’Impero bizantino; a Nord/Ovest con la Rus’ di Kiev; a Nord con le aree dei Bulgari del Volga; a Sud/Est con l'Azerbaijan, allungandosi sulla Via della seta e sulle rotte della Via fluviale variago/greca che collegava il Mar Nero al Mar Baltico.

Vivevano di agricoltura, ma anche dei commerci intrattenuti con Norreni, Greci, Persiani, donde un rilevante sviluppo economico e politico, oltre che l’incontro costante di Genti, Lingue, Culture e Fedi diverse.

Pur compresso fra i Musulmani ad Est ed i Cristiani ad Ovest, il khanato fu prospero dall’ inizio per il suo cruciale posizionarsi lungo i percorsi dei grandi traffici; per la generosità delle sue terre; per la capacità di mantenere, nell’autonomia, relazioni con tutti i Paesi di confine; per l’illuminato riconoscimento di libertà, prima di tutto di culto. Se ne deduce che i Giudei perseguitati a Bisanzio dagli Imperatori Eraclio, Giustiniano I, Giustiniano II, Leone III e Romano I e in Persia dai Sassanidi riparassero in Khazaria, consapevoli di potervi mantenere il diritto di culto e di svolgimento delle proprie attività, in un provvido ed esemplare piano di integrazione sociale.

L’Impero, in definitiva, si propose realtà statuale multiconfessionile e multietnica, fondata sulla tradizione della Tolleranza.

La prima capitale fu posta Balanjar, alle pendici settentrionali del Caucaso; in seguito, si scelse la città costiera Samandar; infine, si fissò ad Itil, sul delta del Volga, un articolato edificio sociale a carattere monarchico, cogestito da un Gran Kagan e da un Kagan Bek rispettivamente impegnati nell’amministrazione dello Stato e nel comando dell’Esercito.

Se nel 732 il condizionamento dell’espansione degli Arabi a Tours fu accreditato a Carlo Martello, nello stesso anno il tentativo di penetrazione delle regioni caucasiche fu respinto dai Khazari, con conseguente salvaguardia della stabilità imperiale bizantina.

Tuttavia, queste ricostruzioni lasciano domande irrisolte: chi furono quelle Genti che assunsero il Giudaismo come religione ufficiale?

Com’è che operarono una scelta così singolare, in una fase in cui era già in atto in tutto il Continente la emarginazione del Popolo ebraico?

Com’è che seppero brillare di luce propria, pur compressi fra gli Arabi a Sud/Est e i Cristiani a Nord/Ovest?

Perché scivolarono nel declino, fino ad essere non solo dimenticati, ma addirittura cancellati dalle ricognizioni delle grandi civiltà del Passato?

Per quale ragione, quanto si conosce e deduce dalla storiografia araba, ebraica, armena e bizantina; da cicli di leggende del mondo slavo; da interessanti reperti archeologici, non chiarisce la provenienza reale del Gruppo?

Dati certi datano al IX secolo, l’adozione del Giudaismo come Confessione di Stato, indicando in Bulan il primo Khan di religione giudaica e in Obadiah il Khan che diede impulso alla costruzione delle sinagoghe. Non a caso, lo Storico Ibn al-Faqih sostiene che, nel X secolo, i Khazari fossero tutti Ebrei come è confermato anche dalle inumazioni di tipo israelitico e da reperti numismatici riportanti i nomi di Zaccaria, Isacco, Obadiah, adottati dai Sovrani all’atto della consacrazione.

Altrettanto evidente appaiono la pratica di culti molto vicini a quelli descritti nell'Esodo e le relazioni con le tutte le altre Comunità ebraiche non solo contigue: si vuole che quando, verso il 900, gli Islamici devastassero una sinagoga in Persia, per rappresaglia Samuele II facesse demolire il minareto di Itil e lapidare il Muezzin e che analoga intransigenza fosse espressa durante la persecuzione di Romano I: furono allora pesantemente attaccati i territori bizantini in Crimea, malgrado due secoli avanti, condannato all’esilio, Giustiniano II riparasse proprio in Khazaria e sposasse la sorella del kagan Busir e malgrado l'Imperatore Leone III desse in moglie il figlio Costantino V Copronimo alla Principessa khazara Tzitzak.

Su alterne vicende ondeggiò anche la ostilità col Califfato: pur condizionando per anni l'avanzata araba in Europa Orientale, soverchiati numericamente i Khazari furono costretti ad arretrare nelle regioni occidentali del Caucaso, fra il Mar Caspio a Est, le steppe del Mar Nero a Nord e il Dnieper a Ovest.

Era il 758 e fu allora che, subentrati agli Omayyadi, gli Abbasidi sancirono la fine dei conflitti attraverso le nozze di una Nobile khazara col Governatore dell'Armenia e si proiettarono in una ascesa che rese tributari Slavi orientali, Magiari, Peceneghi, Burti, Unni.

Nelle aree affacciate sul Caspio si instaurò la Pax khazara.

Poi, misteriosamente il declino: la guerra con i Peceneghi; l’attenuazione delle relazioni con Costantinopoli; l’aggressione degli Alani; lo scontro con i Rus’.

Inizialmente i Khazari erano alleati di gruppi norreni dell’area di Novgorod e sembra evidente che influenzassero la politica dei Rus’, cui erano legati da traffici commerciali e dal comune diritto di navigazione sul Volga. Verso il cominciare del 1000, però, la convivenza fu turbata dai frequenti saccheggi dei Variaghi contro le città mussulmane del Sud caucasico, scaturendone una serie di lotte interne alla Minoranza islamica del khanato.

Per frenarne le conseguenze, l’Aristocrazia ebraica precluse anche ai Rus’ le rotte sul grande fiume, così stravolgendo il quadro delle alleanze.

Oleg di Novgorod, già protagonista di brutali scorrerie in Khazaria, con Sviatoslav di Kiev e con i Vikinghi/Variaghi, si dette ad una serie di incursioni ai domini imperiali col tacito assenso dei Bizantini, discendendone la rivolta di tutti i Tributari: malgrado la strenua resistenza, gli Aggressori occuparono le piazzeforti di Sarkel Tematarkha e Itil mandando in frantumi l’impianto politico khazaro in coincidenza con le persecuzioni del Basileus Romano I Lecapeno che, imponendo il Battesimo forzato, causò un grande esodo ed una sostanziale vulnerabilità nell’impianto difensivo khazaro.

Invano il Khagan Joseph adottò misure di sicurezza straordinarie: fatale alle sorti dei Khazari fu la decisione del Condottiero Pessach di attaccare Costantinopoli nel 941.

Nel 965 una grande sconfitta inflittagli ancora dai Rus’ ridimensionò lo splendore imperiale. Il Principe di Novgorod e Kiev e il variago Svjatoslav abbatterono Sarkel, sul Don, e forse devastarono Itil, così frantumando l’Impero.

I sopravvissuti, per i tre secoli successivi, resistettero sotto il controllo di vari Illetver, ovvero Capi locali affrancati dal controllo del Kaghan; ma la Khazaria, fra un conflitto e l’altro, si era ridotta a sparsi possedimenti sulle rive del Mar d’Azov e in Crimea.

Era cominciato quell’irreversibile declino, premessa alla grande Diaspora: la Popolazione si disperse del tutto nel XII secolo, sotto la polvere degli zoccoli mongoli e, integrandosi ad altri ceppi, archiviò quell’esemplare esperienza di civiltà e tolleranza religiosa che per tre secoli aveva animato l’area e che mai più sarebbe stata attuata nei territori mediorientali.

Nel 1016 la coalizione russo/bizantina occupò i residui del grande Impero e arrestarono Giorgio Zulu, ultimo Khagan.

Bibliografia