Popoli

Mongoli

di Ornella Mariani
La steppa mongola.
La steppa mongola.

I Mongoli

Premessa

Sono sostanzialmente due i documenti che consentono la conoscenza di questo Popolo che, proveniente dal Nord-Est dell'attuale Mongolia, fu portatore di una secolare civiltà fondata sul nomadismo pastorale, com’è testimoniato dalla Storia segreta dei mongoli: la più antica opera letteraria pervenutaci e dall’Historia Mongalorum di Frà Giovanni da Pian del Carmine.

L’uno è un poema di Anonimo scritto per la famiglia reale verso il 1240, forse in caratteri mongoli, benchè i testi superstiti consistano di trascrizioni in caratteri cinesi della fine del XIV secolo; l’altro, che espone l’organizzazione sociale e militare di quella etnìa, è un eccezionale elaborato medievale, la cui prima stesura fu composta nel corso del viaggio verso Karakorum.

Il Frate era partito nel1245, aquattro anni dal panico suscitato dai Mongoli nell’Est europeo: distruzione e morte avevano esaltato la loro invasione del 1241 e Bela IV d'Ungheria aveva chiamato in causa le responsabilità del Papato che, solo in quel 1245, aveva affrontato il problema affidando al Monaco una lettera per il Gran Khane Guyuk.

Il Continente non avrebbe sopportato un altro attacco e si era fortuitamente salvato dal primo, poiché la morte del Gran Khan aveva imposto agli eredi il ritorno a Karakorum; ma, oltre al terrore, la loro comparsa aveva acceso anche curiosità per questa Gente così diversa: davvero Batu Khane era sceso oltre il Danubio ed il Reno per cercare le reliquie dei suoi avi: i Re Magi?

E’ fuor di dubbio che la suggestiva tesi derivasse dal tentativo di coniugare la paura ad una analogia religiosa. Pertanto, senza nulla comprendere della loro visione sincretica e superstiziosa e certo di poterli convertire, Innocenzo IV immaginò che, in omaggio al loro rispetto perla Chiesanestoriana, i Mongoli accettassero una soluzione negoziale e investì su due spedizioni diplomatico/ missionarie: una via Persia ed una via Russia, delegandone Francescani e Domenicani che, di ritorno, testimoniarono in vari diari le proprie.

Anche il francese Luigi IX ne era attratto, investendo sulla tribù stanziale in Persia la possibilità di un fronte comune contro i Musulmani, nella crociata del 1248. Sulla base di tale possibilità, inviò due Legati al Gran Khane: i Monaci Guglielmo di Rubruk e Bartolomeo da Cremona che, nel 1253, mossero da Acri e rientrarono tre anni dopo con lettere di Möngke Khane.

Era la fase della Pax mongolica ed egli aveva mostrato attenzione alle realtà di provenienza degli Ambasciatori.

Non meno sensibili a prospettive anche commerciali furono i Veneziani: nel 1260 i Mercanti Matteo e Niccolò Polo partirono da Costantinopoli verso l'Orda d’Oro e si spinsero fino a Bukhara, a Nord della Grande Muraglia, nella residenza estiva di Khubilai Khane, restandovi un anno e visitando anche la sontuosa Pechino. Forti di solidi rapporti amicali, vi tornarono nel 1271 con anche Marco, che si trattenne al servizio del Gran Khane fino al 1292.

La via per l’Oriente era spianata e nel 1285 Onorio IV ricevette una cordiale missiva del Khane Arghun di Persia, con la proposta di un attacco congiunto ai Mamelucchi: ancorché buddista, egli era amico del nestoriano Maar Yahballah che gli faceva da ponte con l’Occidente. L’offerta, però, giunse in una stagione complessa per l’Italia del Sud: quella dei Vespri siciliani.

L'occasione di evangelizzarli era perduta: alla fine del XIII secolo i Mongoli dell'Orda d’Oro e del Khanato persiano abbracciarono l’Islam.

Restava aperta il solo possibile sodalizio col Gran Khane cinese: andò a proporlo il francescano Giovanni da Montecorvino che, nel 1294, fondò il primo Vescovado latino dell’area.

Varie testimonianze annotano la presenza di un folto gruppo missionario in zona, nella prima decade del ‘300: il Codex Cumanicus; la Relatio orientalium partium di Odorico da Pordenone; le relazioni di Giovanni di Mandeville.

Nel 1368 i Ming cacciarono i Mongoli e bandirono gli Occidentali.

I Mongoli

Dai ritrovamenti archeologici risalenti al III Millennio a. C., sappiamo che avevano caratteri antropologici generali del tipo tunguso; altezza superiore alla media e somatica con tratti poco marcati, a conferma di una possibile promiscuità col tipo paleosiberiano: pelle giallastra, capelli neri e folti, fisico robusto.

Erano noti ai Cinesi fin dalla dinastia Tang col nome di Meng-ku e, se negli annali Chin erano raccontati pericolosissimi, dagli Arabi furono definiti Tatar, a memoria del Tartaro pagano: l’Inferno.

Nell’VIII secolo erano entrati in contatto con i Khazari; con i Peceneghi; con i Cumani e con le Genti dell’Impero del Qara-Khitau, a Sud del Lago Balkash.

Fu Kabul Khane del clan dei Borjigin a piegare al suo governo le varie tribù ed a fondare uno Stato inizialmente Vassallo dei Chin. Poi, i contrasti: sotto il governo di Kutula, nel 1143, i Mongoli attaccaronola Cina, dalla quale furono espulsi nel 1161.

In origine furono stanziali nel territorio siberiano centro/occidentale fra l’area del lago Bajkal e la Manciuriaed il Tibet: erano un insieme di tribù di lingua uralo-altaica e di fede lamaista, organizzati in Aul o grandi famiglie patrilocali.

Riconoscevano alle donne ruoli e privilegi, fino ad promuoverle Consigliere dei kh?n e a consentirle l’autonoma reggenza per i figli minori.

Fondavano l’edificio sociale su classi: Nobili, Soldati, Pastori liberi, Servi, Schiavi e gruppi accomunati da consolidate parentele. Costoro costituivano unità omogenee dette aimak e, in caso di guerra, sceglievano un Capo tra i più valorosi: il kh?n.

Ai clan di provenienza aristocratica concedevano il diritto di sfruttamento di un territorio o H?sh?n e fondavano l’economia sull'allevamento di cavalli, cammelli e pecore dei quali usavano le pelli e le lane per la produzione di coperte e tappeti; per la lavorazione di tende cilindriche con tetto conico e rivestite di feltro; per l’abbigliamento, costituito da braghe e da lunga casacca trattenuta da una cintura tipica per ogni famiglia.

Tramandavano un formidabile patrimonio di miti, leggende e poemi in forma scritta già nel XII secolo ed avevano radici assai remote.

E’ certo che, dai siti d’origine si spostarono verso Sud e Ovest, per le mutate condizioni climatiche di fine glaciazione; che all'inizio del I Millennio a. C. entrarono in contatto con i Cinesi, dai quali furono definiti Barbari Kun e dai quali appresero l'agricoltura; che ad Ovest si scontrarono con genti turche; che i vari tentativi d'invasione della Cina fallirono per effetto di rivalità; che produssero massicce migrazioni verso Ovest e conseguenti fusioni con gruppi locali poi divenuti Turco/Mongoli.

Tale circostanza dette vita a due raggruppamenti tribali:

ad Ovest i Calmucchi e ad Est dell'Altaj la tribù promiscua Mongwu o Mogul, dalla quale derivò il nome Mongoli. Da essa nacque ?emujin, che unificò tutti gli aimak e assunse il titolo di Cin?iz Qan, ovvero Capo universale.

A vent’anni dalla sua morte l’immensa area orientale avrebbe accolto quattro Imperi: quello cinese, con capitale a Pechino, durato fino al 1368 quando il potere fu assunto dai Ming; il Khanato dell’Orda d’Oro, nel sud dell'attuale Russia; il Khanato Chagatai, tra Lago Aral, il Tibet ela Cina; il Khanato di Persia, sorto a margine della sconfitta dell'ultimo Califfo abbaside e la presa di Baghdad nel 1258.

Consuetudini sociali e fede

La classe dei Servi restò abbastanza stabile, mentre quella dei Nokud e Arat subì sotto Gengis un radicale asservimento all'Aristocrazia. Il processo era cominciato nel XI secolo, quando i Principi avevano ceduto ai propri Vassalli le terre e le famiglie che le lavoravano. Fu Temujin a consegnare alla Nobiltà il potere economico e a trasformarla in grandi Terrieri la cui economia fu il bestiame e la fonte di reddito il baratto. Solo molto tempo dopo, grazie agli intensi traffici sui mercati cinesi e musulmani, fu adottata la moneta la cui carta era prodotta con gli strati più interni della corteccia del gelso: le banconote erano nere e provavano la propria autenticità col sigillo del Khane.

Gengis fu un pragmatico: non attribuì mai le proprie vittorie ad elementi soprannaturali. Diceva di sé … Come vi è un unico sole nel firmamento, e un'unica potenza nel cielo, così io solo devo regnare sulla terra

Dio era estraneo ai suoi piani ed alle sue capacità di conquista.

Come i Sudditi, venerava le forze celesti, i defunti, i quattro elementi naturali,  il sole e la luna e praticava un particolare saluto ai punti cardinali.

Tale naturalismo religioso aveva come Sacerdoti i Beki che, eccitati da rullìo di tamburi e narcotici, vivevano la trance durante le cerimonie sacre.

Abbandonato l’Animismo solo dopo il VI secolo, si convertirono in parte al Buddhismo, in parte all’Islamismo e in parte davvero esigua al Cristianesimo.

Erano profondamente superstiziosi e nutrivano gran rispetto per l'acqua: tale da usarla solo per soddisfare la sete. Si ci lavava, così, raccogliendola con la bocca e spruzzandosela addosso. Analoga riverente condotta tennero per il fuoco: era proibito usare la scure nelle sue vicinanze e mischiarne la cenere con l'immondizia.

Consideravano i Morti, erano pari a deità domestiche e, come tali, protettori della famiglia. Sulle loro tombe si pregava e si offrivano offerte e cibo. Dopo averli pianti con teatralità, non pagavano tasse per un anno e, se qualcuno era ammalato, ne circondavano la casa per inibirne l’ingresso a cattivi spiriti.

Il decesso era ritenuto un viaggio cui prepararsi per tempo e con precisione: la salma, avanti alla quale venivano disposti un vaso di carne e una coppa di latte, veniva sepolta con una giumenta, un puledro e un cavallo bardato con la sella e il freno; una cesta veniva riempita di paglia, perché il defunto avesse nell'altro mondo una casa, oltre alla bestia per il latte e per la riproduzione; oro e argento completavano il bagaglio e, a fine rito, il carro su cui era avvenuto il luttuoso trasporto, veniva demolito; la tomba, infine, veniva ricoperta e nascosta da zolle perché non subisse alcun tipo di oltraggio.

Temujin e Timur

Storicamente i gruppi mongoli non furono inclini ad alleanze: restarono poco più che un insieme di clan rivali, fino alla primavera del 1206 d. C., quando un’Assemblea generale decise di eleggere un solo Capo.

Fu il ventenne Temujin, o Genghis Khane, nato tra il 1155 ed il 1167.

Dopo avere sposato Borte, figlia del Khane dei Keraiti: una tribù turco/ mongola di fede nestoriana, prese ad estendere i propri domini fino a controllare, nel 1206, tutta l'area del Gobi.

Nel Kuryltai tenuto alle sorgenti dell'Onon, proclamato Gran Khane, affermò la propria autorità sia sui clan rivali, sia sui Kereit, sia sui Naiman e, conferita unità nazionale alla sua gente, impose il Jasaq ovvero una serie di prescrizioni riferite alla condotta dei Sudditi; dotò la propria gente di un potente edificio militare fondato su rigida disciplina; attaccò, alla testa dei suoi agguerriti uomini, le civiltà distanti dalla steppa; istituì una organizzazione politica assai gerarchizzata e basata sulla mobilità: ogni Ulus era autonomo ma comunque subordinato a lui, ovvero al suo casato della stirpe aurea, derivato dalla divinità suprema Tengri.

Tutti i khan gli erano fedeli: egli li sorvegliava con un capillare sistema di Corrieri; ma l'aspetto più straordinario della sua personalità fu il talento militare e la formidabile tattica: le sue Armate, forti di arcieri a cavallo, aggredivano in silenzio, guidate solo da bandiere di diverso colore ed attuando complesse e coordinate manovre che atterrivano il nemico.

Punì con ferocia gli Avversari e fu magnanimo con gli Amici ed Alleati.

Fu con lui che i Mongoli comparvero per la prima volta sulla scena politica internazionale: il suo obiettivo era la ricchezza della Cina, allora divisa in due Stati: il Nord, sotto il dominio Jurcïn; il Sud sotto il dominio Sung.

Dopo la presa di Pechino del 1215, forse anche per la resistenza incontrata localmente, guardò verso Occidente ed in una manciata di anni condusse l’esercito fino al Caucaso, traversando l'Asia centrale e demolendo il Regno musulmano del Khw?rizm, comprensivo della Transoxiana, della Corasmia e di parte della Persia e dell’Afghanistan.

L’uso sistematico del massacro e della razzìa caratterizzò le sue conquiste: da Bukhara a Samarcanda, fino al Regno della Grande Bulgaria ma morì durante l’assalto al Regno tanguto Hsi Hsia nella Provincia cinese del Gansu.

Era il 18 agosto del 1227.

L’Impero che lasciava, era esteso dalla Siberia al Kashmir, al Tibet, al Mar Caspio, al Mar del Giappone.

La sua attività fu proseguita dal terzogenito Ögödei che, nel 1234, aggiogòla Cinasettentrionale e nel 1236la Persiaela Corea, mentre il nipote Batu invadeva Russia, Polonia e Ungheria sfondando la resistenza dei Ducati russi confederati: quando Kiev cadde, nel 1240,la Cristianitàne fu atterrita.

Ignara della lingua e delle origini di questi spietati Uomini della Steppa, li  percepì come terribili e primordiali entità sovrannaturali che in Molti, a parte gli Annali di Novgorod, collegarono al mito cristiano delle Popolazioni bibliche infernali di Gog e Magog: anticipatori dell'antiCristo.

In quegli anni, il Khan Hulagu avviò in Persia una dinastia islamizzata, che conobbe periodi di grande splendore; le tribù stanziali in Russia meridionale furono inglobate nel granDucato di Mosca, ma il Khanato dell'Orda d'Oro acquisì forza e trasformò i propri Vassalli proprio in Principi russi moscoviti.

Diversa sorte toccò al Khanato di Persia, eroso da Arabi, Turchi e Georgiani, e al Khanato del Ciaghtay, tra l'Amu Darya ela Mongolia.

In ogni caso, l’edificio politico restava ancora il più grande della Storia, con una estensione dalla Corea all'Ungheria e al Vietnam.

Nel 1241 Batu Khan occupò un vasto territorio tra il Volga e il mar Nero: fondato il nucleo dell'Orda d’Oro, scese ad Ovest attaccando Polonia, Boemia e Ungheria e annientando la più prestigiosa Cavalleria cristiana, a Liegnitz. Nello stesso anno fu eletto Guyuk che trascurò l’Europa per occuparsi della Cina, ove liquidati i Sung, insediò la prima dinastia non-cinese: gli Yuan, con Khubilai primo Imperatore mongolo/cinese.

Nel 1243, durante la reggenza della vedova del nuovo Khane, fu piegato anche il Regno selgiuchide dell'Asia Minore e durante il governo di Möngka fu distrutto il Califfato abbasside ed avviata quella conquista dell'Impero cinese conclusa da Qubilai solo nel 1276.

Con costui, che nel 1264 aveva già trasferito la capitale da Karakoram a Pechino, lo sterminato Impero cominciò a sfaldarsi: la sua autorità di Sovrano supremo fu contrastata da vari rami della famiglia e, anche quando si decise di riconoscerla, lo si fece solo nominalmente.

Di fatto, comunque, emerse in quella fase l’elemento positivo dell’invasione: l'Estremo Oriente si era collegato all'Occidente, in una sorta di continuità politica e territoriale che favorì gli scambi commerciali e l'apertura di nuovi orizzonti geografici e culturali.

La pax mongolica fu, però, di breve durata.

Dopo Qubilai, l’Impero si frammentò in khanati: quello degli Ilkhan di Persia, in vita fino al 1336; quello dell'Orda d’Oro, in Russia meridionale, declinato nel secolo XVI; quello di Crimea, sopravvissuto grazie alla protezione ottomana fino al secolo XVIII; quello degli eredi di Cagatai, sfinito da Tamerlano.

Di più: dal 1294, i Mongoli presero a dipendere dalle Genti aggiogate e l’Istituzione entrò in un vortice di rivalità per il potere: espulsi da Pechino alla metà del XIV secolo dal primo Sovrano Ming, si avviarono al definitivo declino.

Nel XIV secolo la più parte dei territori di Genghis fu riunita da Tamerlano ed ebbe come centro di riferimento Samarcanda.

Era nato nel 1336 inuna tribù karaunas ed era figlio del Capo dell'ulus.

Di grandissimo acume e talento militare, sfruttò le rivalità tra tribù e le debolezze dei Khane e, con una politica assai aggressiva, occupò la Transoxiana nel 1369.

Un anno più tardi, assunse il titolo di Grande Emiro e,  grazie alle nozze con la Principessa Saray Malik Katun, discendente di Gengis, divenne kürgen, o genero imperiale.

Fatta della magica capitale un nodo cruciale della Via della Seta fra realtà greca ed indiana, organizzò Enti di Stato come i periodici kuryltai e trasformò l’area in una piazza di fermenti culturali e artistici.

Per sei lustri condusse campagne militari in ogni direzione, travolgendo intere città: all'inizio del XV secolo il suo Impero si estendeva dal mar Caspio al Caucaso, al lago Aral, all’area tra il Syr-Darya e l’Indo.

Gli resistevano solo gli Ottomani mentre, tesi a condizionare l’avanzata turca,  gli Europei guardavano ai suoi mercati: il Re di Francia, il Principe bizantino Giovanni ed il Podestà genovese di Galata gli inviarono Legati sollecitando un sodalizio in funzione antiturca.

Tamerlano accettò, contando sulla possibilità, tramite Venezia e Genova, di impadronirsi della Flotta che gli mancava: nel 1402 annientò i Turchi ad Ankara e, divenuto padrone dell'Anatolia, rifiutò di sottomettersi a qualsiasi governo occidentale fino a rivendicare la discendenza da Gengis e ad attaccare a Smirne gli Ospitalieri di Rodi, espellendoli ed aggiogando i centri di Chio e Focea.

Enrico III di Castiglia spedì più Delegazioni, ma l’Emiro ora guardava al colosso cinese, la cui storia sarebbe stata forse altra se i suoi piani non fossero stati stroncati dalla morte, nel 1405.

I Turchi ripresero l’avanzata su Costantinopoli.

Dei vecchi edifici mongoli sopravviveva solo il Khanato dell'Orda d'Oro, mutuante il nome dalla Dinastia d'Oro di Batu.

La sua capitale era a Saraj, sul Volga: aveva assoggettato anchela Finlandiama, se riuscì a resistere ai colpi di Tamerlano, crollò per effetto della riscossa russa di Ivan III il Grande.

Bibliografia