Popoli

Sassoni

di Ornella Mariani
Carlo Magno sottomette Vitteking
Carlo Magno sottomette Vitteking

Nel 476, anno cruciale per le sorti dell’intero continente europeo, l'Impero romano cominciò a sgretolarsi sotto l’affondo barbaro dando fine alla civiltà antica ed inizio al Medio Evo, con l’avvicendarsi di personaggi di rilievo tali da produrre una radicale trasformazione degli ordinamenti politici, sociali, religiosi, economici e demografici delle Province dell’Occidente: da Teodorico ad Alboino, nella cornice della Guerra Gotica, della Prammatica Sanzione e dello Scisma Acaciano.

La scena fu dominata dallo scontro di Franchi e Visigoti, implosi sotto la pressione basca, e dalle attività degli Ostrogoti che, capeggiati da Odoacre, dopo una guerra lampo contro i Vandali, marciarono sull’Italia proprio mentre i Persiani si inoltravano fino a Nicea.
Dopo un travaglio durato tre secoli, nell’a. D. 771, il panorama politico internazionale fu occupato da un Sovrano giovane, ambizioso e leale alla Chiesa.

Chiamato a confrontarsi con gli enormi problemi riferiti alla considerevole estensione del suo Regno, egli si distinse per la difesa del Papa dai Longobardi e dell’area pirenaica dai Musulmani; ma la sua potenza fu fortemente condizionata dalle continue incursioni dell’aggressivo Popolo sassone, cui oppose una rigorosa attività militare.

Era Carlo Magno che, legittimati incendi, saccheggi e stupri delle sue truppe, decise di sottrarre anche la fede a quella gente irriducibile distruggendogli il santuario pagano di Irminsul.
La più celebre sede di culto della bellicosa tribù era ubicata ad Externsteine, nella foresta di Teutoburgo, ove ancora insiste un complesso di rocce forse di origine meteoritica a protezione dell’adorato idolo che le asce caroline abbatterono, provocando una guerra spietata della durata di circa sei lustri e contrassegnata da indicibili orrori e dall’obiettivo finale della cristianizzazione. L’efferatezza del grande Socrano indignò anche il Consigliere di Palazzo Alcuino di York: … come ha detto Sant'Agostino, la Fede è atto di volontà, non d'obbligazione. L'uomo può essere condotto alla Fede, non esservi costretto: bisogna mandare in Sassonia sapienti Missionari istruiti dall'esempio degli Apostoli, che siano predicatori e non massacratori e predoni …
Chi erano, allora, i Sassoni?
Stanziali nell’area circoscritta fra il Weser, l’Eider e l’Elba, erano Germanici il cui nome significò letteralmente Gente di spada.
Insediati nel Nord del continente, a partire dal III secolo avevano preso ad espandersi e, con gli abitanti dello Jutland, fra il V ed il VII secolo avevano conquistato quasi tutta l’Inghilterra sterminando i Celti ed estendendo la sfera d’influenza su circa mille km distribuiti lungo il Mare del Nord e divisi tra Paesi Bassi, Belgio e Francia: era quella Gallia Belgica di cesarea memoria, dalla quale nell’VIII secolo esercitarono il controllo della fascia settentrionale della Germania.
Citati per la prima volta dal Geografo greco Claudio Tolomeo, verso il V secolo si erano aggregati a quella enorme massa emigrata in Britannia assieme a Juti, Angli e Frisoni e non erano mai scesi a patti con gli Imperatori romani che, invano, avevano tentato di assoggettarli come Federati.
Professavano il culto di Wotan, Doran e Irmin ed avevano al centro dell’interesse comunitario il rispetto della famiglia: la più potente era quella degli Aeten che, nel V secolo, aveva portato alla ribalta il giovane e coraggioso Théoderic, strenuo difensore dei boschi, della foreste e delle radure sacre. A parere dello Storico anglosassone Beda il Venerabile, che ne raccontò intorno al 730, i Sassoni erano dediti precipuamente all’agricoltura; erano divisi in tribù confederate, con al vertice un’Assemblea comune; avevano un edificio sociale strutturato in quattro classi: Nobiles, deputati anche a funzioni sacerdotali; Liberi, ovvero Guerrieri/Contadini; Liti, ovvero gente plebea con libertà limitata; Servi.

Avevano come nemici gli Angli, che attaccarono e piegarono nello Yutland prima di dedicarsi al consolidamento delle frontiere minacciate da Turingi e Franchi, la cui ostilità fu attenuata da una accorta lungimiranza diplomatica fondata su contratti matrimoniali.
Aspra era, invece, la contrapposizione con i Danesi che arrembavano sistematicamente le coste. Sfruttando le rivalità fra genti scandinave, proprio Théoderic li aveva aggrediti assieme ai Geati, occupandone le isole. All’atto della sistemazione dei nuovi confini ed in coincidenza con la richiesta di aiuto degli Sveoni nel conflitto con i Norvegi, egli aveva perso il figlio Odo ma non la lucidità per assicurare al proprio Popolo il controllo anche di quella regione, attraverso la cruciale battaglia di Vastergotland.
Nel 492, l’intervento del carismatico Capo sassone fu ancora invocato in Scandinavia, quando Norvegi e Geati avevano attaccato gli Sveoni ed imposto il loro dominio sull’intera Norvegia. L’ultima guerra, durata quattro anni, era stata combattuta nel 499 tra Geati e Danesi ed era coincisa con la Grande Rivolta vichinga: tre anni più tardi Theoderic si era spento ed il Consiglio dei Grandi Clan aveva designato alla successione il figlio omonimo quattrenne.
I circa due secoli successivi erano trascorsi senza eventi di rilievo, finché Carlo Magno aveva assunto la guida del Popolo franco: la montante potenza dei Sassoni; la loro tensione espansionistica, espressa con insistenti incursioni in territorio carolino; la ferma e tenace resistenza alla cristianizzazione motivarono il suo intervento.
Fra il 772 ed il 778, egli condusse una guerra spietata, conclusa nel 797 con l’annientamento della più parte della popolazione e l’integrazione coatta dei superstiti alle consuetudini franche.

Proprio nel 772, Carlo abbatté anche l’Irminsul: il Grande Pilastro che legando il mondo materiale e spirituale, univa cielo e terra.
L’elemento, il cui nome era mutuato dalla venerazione dell’antico Dio Irmin, era rappresentato da una quercia o comunque da un gran palo di legno con in cima una immagine sacra.
Privando quella ardita e irrequieta tribù dei suoi riti, Carlo intendeva aggiogarla ed evangelizzarla, come indica una incisione del XII secolo che rappresenta un albero piegato dal peso della Croce da cui veniva deposto Cristo, ad esaltazione della vittoria del Cristianesimo sul Paganesimo.
La reazione fu parimenti brutale: demolito il cenobio di Fritzlar, i Sassoni saccheggiarono la Diocesi di Büraburg, ove nel 723 si era insediato il missionario Wynfrith, ovvero san Bonifacio che, impegnato proprio ad affermare presso le genti germaniche del Nord la superiorità del Dio cristiano, in danno dei Catti aveva già abbattuto un albero dedicato a Thor erigendo una cappellina col suo legno; conferendo all’area un gran prestigio religioso e culturale; elevando Büraburg a prima sede vescovile tedesca, ad Est del Limes germanico/retico. 1)
Il conflitto esplose con terribile violenza e mise in luce il talento militare del leggendario Duca di Sassonia Witteking, nato verso il 730 e morto in concetto di santità il 7 gennaio dell’810.

Consegnato alla Storia come alfiere delle libertà politiche e confessionili del suo Popolo e sposato a Geva di Westfold, figlia del Sovrano danese Goimo I e sorella dei Re Ragnar e Sigfrido, col sostegno di Vendi e Frisoni egli aggredì un’Armata franca nelle foreste del Suntelgebirge. Nel massacro caddero il Camerario Adalgiso, il Connestabile Gilone, centinaia di Cavalieri, quattro Conti e venti Ufficiali.
Carlo Magno visse quell’azione come una intollerabile sfida e si dette ad una orrenda rappresaglia, a margine di un’Assemblea tenuta a Worms.
Di fatto, il suo risentimento risiedeva nel rifiuto dei Sassoni ad ancora corrispondere il tributo annuo imposto a suo tempo da Pipino il Breve. Così, ancora nel 772, invase il territorio nemico e, alla testa di corpi scelti, alla confluenza del Weser con l’Aller e più propriamente sul campo di Verden, imbottigliò la Fanteria barbara e ne fece strage.
Circa cinquemila prigionieri ribelli furono portati al suo cospetto e, quando rifiutarono di abiurare Wotan e di aderire alla fede di Cristo, furono decapitati. La immane carneficina durò tre giorni e tre notti risolvendosi in un eccidio fra i più drammatici del Medio Evo e lasciando una macchia incancellabile sulla coscienza e sulla figura del cattolico Sovrano franco che, passato al giudizio della Posterità come Macellaio dei Sassoni, ordinò l’ulteriore esecuzione di massa deportando i superstiti in Neustria ed Aquitania.

Non a caso, ancora Alcuino di York scrisse: ...se il facile giogo e il leggero fardello di Cristo fossero stati predicati agli ostinati sassoni con la stessa insistenza con cui venivano riscosse le imposte o si pretendevano durissime penitenze anche per peccati lievi, essi non si sarebbero probabilmente sottratti al battesimo…
La campagna di aggressione, sospesa solo durante l’invasione italiana, fu ripresa con fermezza nel 774 quando, oltrepassato il Reno, gli eserciti carolini puntarono a Nord e sconfissero a più riprese quella gente: ogni anno, per i tre successivi, Carlo invase la Sassonia per stroncarne qualsiasi tentativo di resistenza. Nel 776 egli irruppe ancora sul territorio per vendicare la distruzione della fortezza di Eresburg: Witteking si rifugiò presso i Dani, mentre il Quartier Generale franco si insediava a Karlstadt e veniva convocata a Paderborn una Dieta che proclamasse l’annessione ufficiale della Sassonia al Regno franco.
Nell'estate del 779 Carlo Magno conquistò Ostfalia, Angria e Vestfalia e nella dieta di Lippspringe smembrò il distretto in Contee e Ducati; tuttavia, nel 780 una nuova ribellione contagiò la regione e, pur impegnato nell'assedio di Saragozza, egli tornò per brutalmente reprimerla. Nel 782, però, mentre attendeva alla campagna contro i Sorbi, ancora guidati da Witteking i Sassoni lo annientarono sul Süntel e, quando il Sovrano era acquartierato a Minden, scesero in campo ed in armi anche le donne. Fra esse spiccò Fastrada che, figlia di un Aristocratico, nel 785 divenne quarta moglie del Re franco.
La repressione s’inasprì: le genti non convertite furono esiliate e la fermezza carolina fu espressa ad Eresburg da uno Statuto d'occupazione detto Capitolare Sassone. In esso si cedevano a Coloni francesi le terre sottratte ai resistenti.
Le relazioni fra i due Popoli in lotta mutarono nel giorno di Natale di quel 785 ad Attigny, quando Witteking ed altri Nobili accettarono di essere battezzati.

Il Capitolare Sassone

Dopo la resa di Witteking e l’eccidio di quattromila e cinquecento Sassoni, Carlo Magno attuò in danno dei sopravvissuti la sistematica deportazione in Francia, assegnando le loro terre a Coloni franchi. Così, nel Natale del 785 il Duca, con un manipolo di fedelissimi, si presentò ad Attigny e accettò di essere battezzato: da quel momento, e dopo anni di cruenti conflitti, la spietata conquista della Sassonia era un fait- accompli sancito dal Capitolare, consistente di una sorta di storicizzazione dello stato permanente di assedio.
Il Papa festeggiò l’evento e le sue implicazioni politiche e religiose: da quel momento, il Condottiero sassone fu posto fuori scena e trovò alloggio nella sola memoria del suo Popolo.
Fiorirono intorno al suo ricordo moltissime leggende e le sue ossa produssero miracoli tali da indurre a celebrarlo ed onorarlo come Santo, malgrado non mancassero ancora nel 792, nel 797, nel 798, nel 799 dure proteste e rivolte contro il Dio ed il Re dei Cristiani. Pertanto, nell’804, vaste aree della Sassonia in particolare settentrionale furono private dei loro residenti.
O sottometterli o eliminarli: fu questo l’obiettivo perseguito dal Sovrano franco in danno di quelle genti. Di fatto, pur se interrotta da periodi di tregua, la guerra durò ben trentadue anni e cessò solo quando l’immenso territorio germanico fu definitivamente annesso all’Impero.
Ai Sassoni fu sottratta, in definitiva, quella identità nazionale sacrificata sull’altare dello sviluppo dell’edificio carolino, nodale alla sopravvivenza politica dell’intero Occidente.
Carlo, che al ribelle fece da padrino in omaggio alle doti umane ed al talento militare, gli fece dono di quel reliquiario d’oro arricchito da pietre e perle ed attualmente custodito nello Staatliche Museeum di Berlino: il biondo Duca, invece, deposta la bipenne, si dette alla fondazione di chiese e fu soprannominato Vitichindo il Benedetto.
La sua fama enfatizzò l’elemento religioso del conflitto franco/sassone, la cui ferocia anticipò gli orrori delle Crociate contro l'Islam e contro gli Stati pagani dell’Est come la Lituania: di fatto, l’evangelizzazione dei Sassoni fu un’operazione militare regolata dal terrore e dalla atrocità delle stragi avallate dalla Chiesa romana, che incoronò nel Re franco il Campione, il paladino e l’alfiere della fede.
Tuttavia, dopo anni di lutti e sangue, pur sottomessa e sottoposta ad una sorta di stato di assedio permanente, la Sassonia non ebbe pace: nel 792 fu pervasa da una nuova ondata di insofferenza, anche per la onerosità delle imposte della decima pretese dal Clero. I Vestfali insorsero contro la Signoria locale a causa del reclutamento forzato nella guerra agli Avari e nell’anno successivo ad essi si unirono Ostfali e Nordalbingi.
L’ultima sollevazione di quella irriducibile gente avvenne nell'804, quandi i Nordalbingi furono confinati in massa in Neustria e le loro terre furono assegnate al Re degli Abodriti.
Così il Biografo di Corte Eginardo sulla conclusione del conflitto: … La guerra, durata cotanti anni, si chiuse infine con l'adesione alle condizioni offerte dal Re, le quali furono la rinuncia ai loro costumi religiosi nazionali e all'adorazione dei demoni, l'accettazione dei sacramenti della fede e religione cristiana, e l'unione coi Franchi in unico popolo…
Turbolenti furono anche gli anni 797, 798 e 799, conclusi nell’804 col massiccio trasferimento di gruppi del Nord ed in particolare della Nordalbingia.
In definitiva, fra una pausa e l’altra, la guerra franco/sassone durò oltre sei lustri e cessò solo quando l’enorme territorio germanico fino all'Elba fu parte dell’Impero carolino: i Sassoni, espropriati anche della identità etnica, furono annientati e sacrificati in omaggio all’edificio imperiale, elemento dominante nella formazione politica dell'Occidente poiché, attraverso quella campagna di sterminio, Carlo Magno prevenne anche il rischio delle invasioni da Est.
Fra il 797 e l’802, le leggi speciali furono attenuate e, per enfatizzare la riuscita evangelizzazione, lo Jus sassone fu codificato nella Lex Saxonum, accompagnata dalla fondazione dei Vescovati di Paderborn, Brema, Münster, Minden, Verden e Osnabrück.
L’ultimo tentativo indipendentista fu vanamente attuato tra l’841 e l’845 dagli Stellinga: letteralmente Compagni di Lotta.
Mmembri di un movimento insurrezionale composto da Frilingi e Lazzi: le due classi più basse dell'ordinamento sociale, essi profittarono delle contrapposizioni esplose all’interno del Regno fra gli eredi di Ludovico I e, appoggiati militarmente da Lotario I che in cambio pretendeva il supporto alle proprie ambizioni al trono della Francia orientale ed aveva promesso di dare a ciascuno la possibilità di scegliere tra la legge vigente e la tradizione storica precedente, ebbero come obiettivo l’abbattimento del regime carolino, la restaurazione del paganesimo e dell’antico edificio sociale e l’abolizione della Lex Saxonum, fino al rilancio della consuetudine giuridica orale.
Alla vigilia della rivolta, gli Edeling (n.d.a.: Nobili) erano divisi in due consorterie: i sostenitori dell'unità imperiale ed i fiancheggiatori di Ludovico il Germanico nella invasione dell'Alemannia dell’839. Morto Ludovico il Pio, costui aveva sollevato il Leader Banzleib della casa Hattonide dai propri incarichi, garantendosi l’appoggio delle famiglie sassoni Ecbertiner e Bardonids e così inducendo Lotario a rivolgersi ai ceti popolari.
Gli eventi sono testimoniati dagli Annales Xantenses di Gerward, dagli Annales Bertiniani di Prudentius di Troyes, dagli Annales Fuldenses di Rudolf di Fulda e dall'Historiae di Nitardo.
Sostanzialmente concordano nel sostenere che in tutta la Sassonia gli Schiavi si sollevassero contro i padroni e usurpassero il nome di Stelling, macchiandosi di atti gravi in danno della Nobiltà. La Storiografia moderna, tuttavia, ritiene non attendibili tali fonti quando riferiscono di una sollevazione di soli Liberti e quando indicano gli Schiavi come soggetto attivi e fondanti del movimento.
Sta di fatto che, indipendentemente dalla faziosità dei resoconti, Lotario e il figlio omonimo ne incontrarono a Spira i Leader, insieme a parte dell’Aristocrazia locale, alla fine dell’841 mentre Ludovico il Germanico marciava contro i Liberi sassoni che stavano cercando di opprimere i loro legittimi Signori e li annientava, definitivamente liquidandoli.
La Storiografia moderna ha evidenziato le analogie tra la Rivolta degli Stellinga e la precedente resistenza a Carlomagno alla insurrezione dei Contadini della Senna soffocata dalla Nobiltà nell’ 859 e alla ribellione dei Liutizi del 983, a sostegno del paganesimo slavo.
L’evento fu comunque per lungo tempo oggetto di indagine dei Marxisti della Germania dell’Est che si divisero in due gruppi: da una parte quelli che negli Stellinga individuarono Schiavi spinti dai debiti ad affrancarsi dalla propria condizione, dall’altra quelli che invece vi videro Uomini liberi tesi a contrastare la Feudalisierungsprozeß, ovvero la feudalizzazione della Germania.
Nel Tardo medio evo i Sassoni si estesero alla Germania orientale dando vita al Regno ed alla dinastia di Sassonia, dall’806 al 918, e poi allo Stato di Sassonia dopo il 990.
La loro vicenda rappresenta senza dubbio la pagina più vergognosa della storia di Carlo Magno: sollevato dagli angusti confini nazionali, egli aveva conferito alla propria autorità una dimensione teocratica ed ecumenica asservendo anche la Chiesa nell’asserita difesa e tutela della Cristianità. Il suo obiettivo era, tuttavia, la sola conquista del mondo ed il conseguimento di quel potere che, privo di precedenti, fu poi vanificato dai suoi inadeguati eredi.

Note:

*Limes germanico-retico
è un insieme di presidi di frontiera: castella o turres o stationes o mura protette da vallo, erette dai Romani a protezione del territorio delle Province della Germania superiore e della Rezia e, più precisamente, l’area compresa fra il Reno ed il Danubio e detta Agri decumates.

Bibliografia: