Popoli

Visigoti

di Ornella Mariani
I Visigoti.
I Visigoti.

I Visigoti

Popolo di origine germanica della Tribù dei Goti, fu tra quelli che, per oltre due secoli, ricoprì un ruolo determinante nello scacchiere europeo, dopo aver fornito, nel 476, un congruo contributo alla crisi irreversibile e al conseguente crollo dell'Impero Romano d'Occidente.

Il nome gli fu assegnato da Cassiodoro, che lo mutuò dal termine Wisi, ovvero Nobili; ma essi furono conosciuti anche come Westgoten, o Goti dell’ Ovest, mentre quelli stanziali nell’area fra il Don e il Dnepr furono detti Ostgoten, ovvero Goti dell’Est.

La loro autonomia risale a dopo la metà del III secolo, quando occuparono la Dacia sul confine nord/orientale dell'Impero Romano e sulla riva sinistra del Danubio, ovvero tra Moldavia e Valacchia, ove furono condotti da Atanarico ed ove entrarono in contatto con i Capitolini.

Era il 369: l'Imperatore romano Valente li sconfisse, ma gli concesse una pace favorevole.

Parte di essi, allora, erano pagana d’ispirazione mitologica germanica; altra parte era già convertita al Credo ariano e faceva capo a Fritigerno.

Di fatto, ebbero due Capi e, quando gli Unni, giunti in Europa, piegarono gli Alani e aggiogarono gli Ostrogoti, premendo sui confini e occupando le terre visogotiche, il gruppo guidato da Atanarico arretrò in Transilvania.

La circostanza indusse molti a schierarsi con l’altra tribù che implorò l'ammissione in territorio romano e persuase l’Imperatore ariano Valente ad autorizzare il guado del Danubio e ad abitare la Mesia, previo impegno a servire nell’esercito capitolino, una volta riconosciutogli il diritto di cittadinanza.

Era il 376.

Anche gli Ostrogoti erano intanto entrati nei confini imperiali; ma la scarsità di risorse e la limitatezza del territorio presto produsse ostilità: dopo la clamorosa vittoria sui Romani ad Adrianopoli, ove Valente morì, i Goti invasero la Tracia e saccheggiarono i Balcani inoltrandosi fino alla Grecia e, alla fine, perdendo la guerra.

Nel 381, Atanarico negoziò la pace con Teodosio I e fece della sua Gente l’alleato ufficiale di Roma, ottenendo un’autonomia completa: il trattato fu  ratificato nel 382 tra la Corona e il nuovo Capo Fravita ed ebbe vigenza fino al 395.

I Visigoti restarono in Mesia fino al 390, quando il ventenne Principe Alarico, della dinastia dei Balti, li guidò con Unni ed altre tribù della sponda sinistra del Danubio nell'invasione della Tracia.

Nel 391 Teodosio I intervenne personalmente, ma rischiò di perdere la vita in un agguato sul fiume Maritza.

Nel 392, il Condottiero fu fermato dal Generale Stilicone; ottenne il perdono imperiale e il rinnovo della vecchia intesa; tornò in Mesia: alla battaglia del Frigido, il 5 settembre del 394, egli guidò l'avanguardia dell'esercito del Sovrano ma, il 17 gennaio del 395, morto costui, Stilicone ricacciò nella loro Provincia i Barbari che non versarono più il tributo annuale dovuto a Roma.

La pace veniva così infranta, favorendo la ripresa delle ostilità.

Il sacco di Roma e l’avanzata in Gallia

Nel 395, i Visigoti guidati da Alarico invasero Tracia, Macedonia e Tessaglia, dove furono fermati da Stilicone, Reggente dell'Impero d'Occidente per conto del minore Onorio. Tuttavia, l'Imperatore d'Oriente Arcadio intimò a lui il rientro in Occidente e al proprio esercito il ritorno a Costantinopoli, lasciando a difesa della Grecia un contingente al passo delle Termopili che i Barbari occuparono, per poi spingersi in Beozia e Attica.

Preso il Pireo e Atene, essi puntarono su Eleusi e vi abbatterono il tempio di Demetra, interrompendo definitivamente le celebrazioni dei Misteri Eleusini: nel corso del 396, tutto il Peloponneso fu conquistato e Corinto, Argo, Sparta conobbero la brutale violenza visigota.

Nel 397, Stilicone li espulse dall'Arcadia e li circondò ad Elice ma, ancora una volta richiamato per una rivolta in Africa, si alleò con loro contro l'Impero d'Oriente consentendogli di ritirarsi sulle montagne verso il Nord dell'Epiro dove Arcadio, nel 399, gli offrì denaro e conferì ad Alarico l’incarico di Magister militum dell'Illiria.

Fu la pace, nella cui cornice il Sovrano si consolidò e riarmò la sua Gente che, nel 401, passando da Gemona, condusse verso Milano toccando Aquileia.

Fermato a Pollenzo nel 402 da Stilicone, ebbe da Onorio la conferma della nomina, a condizione di lasciare la Penisola.

Usciti dall'Italia, i Visigoti vi tornarono ancora nel 403, assediando Verona ove il Generale li sconfisse ricacciandoli in Epiro, dopo aver rinnovato il patto di alleanza contro l'impero d'Oriente. Tuttavia, abbandonata l'Illiria, essi si insediarono tra il Norico e la Pannonia restandovi fino al 23 agosto del 408, data della morte di Stilicone.

Verso il 409, vennero nuovamente in Italia e, per ottenere contributi e una Provincia in cui stabilirsi, cercarono un’intesa con l’Imperatore trincerato a Ravenna finché, delusi, irruppero su Roma e, il 24 agosto 410, la sottoposero a tre giorni di sacco. Con un ricco bottino, compresa la Principessa Galla Placidia, sorella di Onorio, mossero verso Sud per inoltrarsi in Africa, granaio dell'impero; ma una tempesta affondò le loro navi. Costretti a riprendere le vie del Nord, essi furono trattenuti in Calabria dalla morte di Alarico e, solo nella primavera del 412, superato il Monginevro, furono in Gallia stabilendosi fra Provenza e Aquitania.

Inizialmente, Ataulfo appoggiò l'usurpatore Giovino; poi sodalizzò con Onorio cui avrebbe consegnato il rivale esigendo rifornimenti, terre ed oro in cambio della liberazione di Galla.

Di fatto, quando l’Imperatore non onorò i patti, egli attaccò Marsiglia; occupò Narbona, Tolosa e Bordeaux e trattenne la Principessa sposandola nel gennaio del 414 e con lei avviando una politica di fusione fra Goti e Romani. Il generale Flavio Costanzo, però, bloccò i porti gallici e lo obbligò a arretrare prima a Narbona e poi, oltre i Pirenei, nell’area tarraconense.

Nel 415 fu ancora tentata una spedizione in Africa, ma di nuovo l’Armata navale barbara fu distrutta da una tempesta nelle acque di Gibilterra.

Il Regno visigoto

Morto Ataulfo, il nuovo Re Walia trattò la pace col Generale Flavio Costanzo: in cambio di seicentomila misure di grano e dell’area aquitana dai Pirenei alla Garonna, quale Foederato dell'Impero, combattuti i Vandali, Alani e Suebi che, nel 406, si erano insediati nella Provincia d'Hispania, avrebbe ceduto le zone recuperate e liberato Galla Placidia.

Formando il primo nucleo del futuro Regno, egli pose Corte a Tolosa.

Fra il 416 e il 418 i Visigoti liquidarono i Vandali Silingi e annientarono gli Alani che, rinunciando a eleggere il successore del defunto Re Addac, accettarono di porsi sotto l’asdingo Gunderico, Rex Vandalorum et Alanorum; ma, quando si accinsero ad attaccare Asdingi e Suebi in Galizia, Costanzo li richiamò in Gallia consentendogli di stanziarsi nella Valle della Garonna.

La concessione fu consolidata dal contratto di hospitalitas e la scelta dell’area come sede stanziale visigota fu dettata da ragioni strategiche: si trattava di un territorio cerniera fra Spagna e Gallia Nord/occidentale, ove montava la sete autonomista dei Bagaudi.

Nel 425 i Barbari si spinsero fin sotto le mura di Arles, ma furono respinti da Ezio che li ricacciò nelle Province assegnategli. Da allora fu la pace, malgrado l’infruttuoso tentativo di rioccupare a sorpresa la città nel 430 e di assediare Narbona dal 436 al 437. Fu, anzi, varata una accorta politica matrimoniale: nel 442, una delle figlie di Teodorico sposò Unerico, figlio del vandalo Genserico e nel 448 un'altra figlia fu impalmata dallo svevo Rechiaro, cui fu consentito nel 449 di estendere i confini in Lusitania e Betica.

Fu poi la minaccia unna di Attila a riconsolidare l’alleanza visigoto/romana: nel 451 costui lasciò la Pannonia con circa mezzo milione di uomini; guadò il Reno nel giorno di Pasqua ed invase la Belgica, marciando su Orléans ove il l’alano Sangibano lo avrebbe accolto; ma Ezio e l'alleato Teodorico lo precedettero e gli Unni ripiegarono verso Est.

La battaglia decisiva avvenne ai Campi Catalaunici, ove alla fine Ezio ed i Goti di Teodorico I, che perse la vita, e poi del figlioTorismondo eletto in campo, indussero gli Unni a ritornare nei loro territori. Costui continuò la politica nazionale paterna, nell’ideale d’indipendenza da Roma; aggiogò gli Alani dell’ area di Orléans e tentò invano di assoggettare Arles, ma fu assassinato nel 453 dai fratelli Teodorico e Federico su suggerimento del Generale romano.

Nel 455, i Visigoti riuscirono a far eleggere Imperatore Marco Mecillio Avito, Magister militum della Gallia, già Precettore di Teodorico II che, l’anno successivo, con gli alleati burgundi e sul fiume Orbigo, annientò Rechiaro per avere attaccato le Province Betica, Cartaginense e Tarraconense; lo catturò e lo giustiziò, favorendo l’elezione di Aiulfo.

Cominciava l’espansione spagnola.

Nel 457 deposto e assassinato Avito, i Visigoti non riconobbero la sovranità di Maggioriano e, entrati nel narbonense, assediarono Arles. Solo nel 458, piegati all’autorità del nuovo Imperatore, giunsero ad una pace di tre anni.

Nel 460, Teodorico II aiutò il suebo Remismondo nella guerra civile contro Fromaro, in cambio della conversione all’Arianesimo e nel 462, morto Maggioriano, su consiglio di Ricimero l'Imperatore Libio Severo cedette a Teodorico la Settimania: il confine del Regno visigoto a Nord era stato portato alla Loira e quando si tentò l’ulteriore ampliamento, attraverso un esercito comandato da Federico, il Magister militum Egidio liquidò l’azione sconfiggendo i Barbari e uccidendone il Capo nel 463.

Due anni dopo, Teodorico II consolidò l'alleanza con gli Svevi dando in moglie al loro Re Remismondo, una figlia; tuttavia, nel 466 parte della Nobiltà, che riteneva inutile il sodalizio con i Romani pur avviati al declino, organizzò una congiura e, col consenso del fratello Eurico, lo fece strangolare.

Una volta Sovrano costui, non riconosciuto dall’Impero, cercò invano un'alleanza con i Vandali di Genserico e con i Suebi. Allora, interrompendo le relazioni con gli Svevi, i Visigoti si dettero ad una terribile una guerra raccontata da Idazio: nel 468, li respinsero in Galizia e avanzarono in Gallia dove, a Bourges, nel 470, sconfissero i Britanni di Riotamo e ampliarono i confini nel Nord, fino al limite del territorio dei Franchi, perché sconfitti dal Comes Paolo. Proseguendo nella valle del Rodano, occuparono Arles e nel 470 vi annientarono l’Armata dell’Imperatore d'Occidente Antemio. Poi, occuparono l'Aquitania, assediando l’alverna Clermont strenuamente difesa da Ecdicio, figlio di Avito.

Nel 475, grazie all'intervento del Primate di Ticinum, si riconciliarono con l'Imperatore d'Occidente Giulio Nepote ma, in cambio della restituzione della Provenza, lo obbligarono a riconoscere la loro autonomia sulla regione compresa tra la Loira, il Rodano, i Pirenei ed i due mari, oltre che sui territori iberici conquistati.

Conseguenza della pace fu che Clermont si arrese e, quando l'Impero Romano d'Occidente crollò, ritenendo decaduto il trattato del 475 i Visigoti invasero la valle del Rodano ed occuparono tutta la Provenza burgunda, comprese Arles e Marsiglia.

Nel 477 tentarono l'invasione dell'Italia, ma furono bloccati da Odoacre. Nello stesso anno, con garanzia dell'Imperatore d'Oriente Zenone, ottennero la Provenza a condizione di non riaprire ostilità con l’Italia.

Nel 481 un tentativo del Re franco Clodoveo di entrare nei loro domini fu frustrato da Eurico, che tenne a bada anche i Sassoni.

In seguito, il Sovrano pacificò le fazioni in contrasto e, nel 475, pretese l’indipendenza da Roma. Tra il 466 e il 480, emanò l’omonimo codice elaborato dal Ministro Leone di Narbona e autenticato dal Cancelliere di Corte Aniano, integrandolo poi con la Lex Romana Visigothorum promulgata da Alarico II: la più ampia legislazione secolare dell'Europa occidentale, base del Diritto spagnolo medievale.

Il nuovo e debole Re Alarico II, nel 486 cedendo alle pressioni del franco Clodoveo, gli consegnò il Governatore romano del Nord della Gallia Siagrio, rifugiato a Tolosa dopo la Battaglia di Soissons.

L’evento aprì la guerra del 494, che si inasprì nel 496 per la conversione dei Franchi e che durò diversi anni: nel 502, si giunse ad una pace fondata sull'uti possidetis e, da quel momento, fu ripresa la politica espansionista.

Piegati i ribelli Bagaudi di Tarragona, con l’esecuzione del loro Capo Burdurello, nel febbraio del 506 la Corona visigota promulgò il Breviario alariciano, ancora redatto da Aniano: vi si riconosceva, in danno degli Ebrei, l’ ufficialità della confessione cattolica.

Il documento fu premessa alla alleanza dinastica di Alarico con l’ostrogoto Teodorico, di cui sposò la figlia Teodegota.

Nel 507, alla testa di Franchi Salii e Ripuari e di contingenti burgundi, Clodoveo marciò su Poitiers: i Visigoti erano nei pressi di Vouillé in attesa degli alleati, impegnati in Italia dai Bizantini. Alla fine, lungi dal ritirarsi, Alarico II si decise a combattere e fu sconfitto e finito dal Re franco: la dominazione visigota in Gallia cessava di fatto.

La successione fu sofferta: Teodorico appoggiava il nipote Amalrico; la Nobiltà propese per Gesalico, figlio illegittimo di Alarico.

Il conflitto con i Franchi continuò: Tolosa fu arsa e i Burgundi occuparono Narbona.

Il nuovo Re, allora, passò i Pirenei e si stabilì a Barcino rendendola capitale del Regno.

Tra il 508 ed il 510, le truppe ostrogote guidate dal Generale Ibbas irruppero in Provenza e Settimania, per contrastare l’invasione franca: la guerra cessò con la rinuncia all’assedio di Arles, difesa dal Generale ostrogoto Tulum.

Nel 511, morto Clodoveo, anche la città di Rodez tornò ai Visigoti.

Tra il 510 ed il 512, esplose la lotta tra Gesalico e Teodorico che, fatto eleggere il novenne Amalarico, ne assunse la reggenza e, per quindici anni, tenne le redini del Regno.

Nel 526, morto il nonno, Amalarico si accordò col cugino Atalarico e, per scongiurare il pericolo franco, sposò Clotilde, figlia di Clodoveo. Tuttavia, nel 531, Childeberto I di Parigi invase la Settimania e conquistò Narbona.

Amalarico fu assassinato a Barcellona dai suoi stessi uomini e la sua morte pose fine alla dinastia dei Balti che, da Alarico I, avevano regnato sui Visigoti ininterrottamente per circa centotrentacinque anni.

Verso la metà del VI secolo, la Monarchia visigota entrò in crisi: almeno due Re: Teudiselo e Agila I, furono assassinati e in varie regioni si verificarono rivolte. Della situazione profittò Giustiniano I, occupando parte della costa iberica meridionale e assumendo il controllo dei commerci sullo stretto di Gibilterra.

Con Atanagildo e il trasferimento della capitale a Toledo, il Regno sembrò recuperare sicurezza, ma fu Leovigildo a rendere lo Stato fra i più potenti e prosperi d’Europa varando importanti riforme monetarie; riconquistando i territori dichiaratisi autonomi nella prima metà del VI secolo; prendendo definitivamente la Galizia ai Suebi; conquistando gran parte degli avamposti bizantini, pur fronteggiando le ribellioni animate nel Sud dal figlio Ermenegildo che aveva abiurato l’Arianesimo e abbracciato il Cristianesimo ortodosso.

Fu sconfitto nel 584.

Il periodo di pace del Regno di Leogivildo e poi di Recadero fu ancora interrotto sotto Liuva II, Viterico, Gundemaro e Recaredo II, tutti assassinati.

Qualche successo militare si ebbe solo con Suintila, che riuscì ad espellere i Bizantini nel 629.

A Recesvindo va ascritta, invece, una discreta produzione legislativa integrata poi da Wamba e comunque in grado di influenzare i Fueros locales.

Verso il 710, con la morte di Witiza, si ebbero violenti scontri per la successione fra Roderico, nel Sud, e Agila II nel Nord.

Alcune Fonti assumono che fu proprio questo Sovrano, prima di morire, a trattare con i Musulmani l’invasione del Regno; altre sostengono che fu Agila II. Di fatto, i Mori traversarono lo stretto di Gibilterra; occuparono Toledo; uccisero Rodrigo nella Battaglia del Guadalete, in una avanzata inarrestabile: presa Saragozza, entro il 713, tutta la penisola iberica era aggiogata.

Molti Nobili si rifugiarono nelle Asturie e, uno di essi: Pelayo, già Ufficiale di Roderico, essendo riuscito nel 722 a respingere l’attacco islamico nella Battaglia di Covadonga, fu acclamato Re.

Attorno a lui prese corpo una tenace resistenza che, nei secoli successivi, dette vita a vari Regni cristiani nel Nord della Spagna.

Regno di Toledo

L'ostrogoto Teudi divenne Re dei Visigoti e, come primo atto trasferì la capitale da Narbona a Barcino poiché i Franchi avevano occupato quasi tutta la Settimania.

Penetrati in Cantabria, nel 532 costoro si erano annessi un piccolo territorio nella zona di Béziers e Childeberto I, riunitosi al fratello Clotario I, invase la Navarra; prese Pamplona e assediò Saragozza.

Allora Teudi respinse gli Invasori sui Pirenei e, alleato degli Ostrogoti, sodalizzò anche con i Vandali di Gelimero da cui, nel 534 ottenne Ceuta, caduta in mano bizantina nel 542.

Nel 541, Clotario I e Childeberto I attaccarono i Visigoti e assediarono invano Zaragoza. Fu forse allora che la capitale del Regno fu spostata da Barcino a Toledo ove, nel novembre del 546, furono emanate nuove leggi.

Nel 550, i Visigoti tentarono di completare l'aggiogamento della Betica, governata fin dai tempi di Maggioriano da Nobili ispano/romani; ma davanti a Cordova, nel primo scontro contro gli Andalusi, l'esercito reale fu sconfitto e Agila I perse un figlio e il tesoro reale.

La disfatta fu attribuita a una punizione divina, a seguito della profanazione della tomba del martire Arcisclo e della manifesta ostilità verso i Cattolici.

Il Re arretrò dalla Betica e si rifugiò nella lusitana Merida subendo, nel 551, varie insurrezioni di Vasconi, Profittando della situazione, il visigoto di Siviglia Atanagildo, pretendente al trono, insorse ma, riparato a Malaga, ultima sua roccaforte, vi fu sconfitto e si spostò a Cordova.

La guerra civile riprese e, nel 554, stando a Sant'Isidoro di Siviglia, egli ottenne l'aiuto bizantino del Generale Liberio, inviato da Giustiniano I.

Altri Cronisti sostennero che costui appoggiasse l’antagonista; tuttavia, l’occupazione di Siviglia rende plausibile l’ipotesi che Atanagildo si accordasse con gli Orientali, cedendogli Andalusia e Murcia.

Agila fu ancora sconfitto a Siviglia e confinato a Merida, mentre Atanagildo e i Bizantini espandevano i propri territori.

Giustiniano assunse grande potere nella penisola iberica.

Liberio varcò i confini definiti con Atanagildo.

Agila fu assassinato a Merida nel 555 da Visigoti della sua stessa fazione che, così, avrebbero avuto libertà d’azione contro l'Usurpatore e la possibilità di far fronte comune con Atanagildo, già nel 554 riconosciuto Re.

I Bizantini tennero la parte di Betica conquistata.

Atanagildo gli cedette Andalusia e Murcia, per l'aiuto del 554; condusse una prudente politica di tolleranza con gli Ibero/romani cattolici; portò la guerra nei territori occupati dagli Orientali.

Il conflitto durò circa tredici anni: nel suo perdurare, i Visigoti lottarono anche i Franchi in Settimania, i Vasconi nei Pirenei e gli Svevi in Lusitania e Galizia.

Malgrado le vicissitudini, il Re consolidò il potere dando splendore alla sua Corte e sposando le figlie Brunilde e Galsuinda a Sigeberto I di Austrasia e Cariberto di Neustria, nel 566, stando ai resoconti di Gregorio di Tours e Venanzio Fortunato.

Nel 569 l’austrasiano Sigeberto I e il burgundo Gontrano invasero la Settimania e assediarono Arles.

Il nuovo Re Liuva I tenne il governo della provincia Tarraconense e affidò al fratello Leovigildo, associato al trono, le Province Cartaginense, Lusitania e Betica visigota. Costui, poi, mantenne unito il Regno iberico contenendo gli attacchi bizantini; subendo nel Nord incursioni dei Vasconi Baschi, dei Cantabrici e degli Asturiani; negoziando con Giustino II una tregua; definendo un'alleanza in funzione antisveva, sfociata in un attacco al Re Teodemaro; conquistando Palencia, Zamora e León e, traditi i patti, attaccando nel 570, le stesse Province bizantine: Malaga, Medina/Sidonia e Cordova.

Quando nel 573, Leovigildo restò Regnante unico, nominò i figli, Ermenegildo e Recaredo I Duchi di Narbona e Toledo e aggiogò tutti i territori fino alla Braganza, spingendosi ala frontiera sveva.

Nei due anni successivi, si verificarono varie rivolte di Nobili vessati dalla Corona: in Cantabria, nelle Asturie, e a Toledo il Sovrano condusse orrende rappresaglie e completò la conquista dell’area galiziana di Orense e dei monti Orospeda, al confine dell’Impero bizantino, sollevando ribellioni a Valencia, in Settimania, in Catalogna e in valle dell'Ebro.

Leovigildo ed il secondogenito impiegarono due anni per sedarle e nel 578 attaccarono gli Svevi costringendo il Re Miro ad una tregua biennale.

Malgrado fossero in costante conflitto con l’Oriente, i Visigoti ne mutuarono le forme di amministrazione del territorio, il cerimoniale e il conio.

Antisemitismo visigoto

Il maggiore dei due fratelli: Ermenegildo, nel 579 sposò la Principessa franca Ingunda, figlia di Sigeberto I d'Austrasia. Presto esplose all’interno delle famiglie un conflitto religioso: per evitare problemi con i Franchi, nel 580 Leovigildo spedì il figlio a governare Siviglia, Provincia della frontiera bizantina. Per le pressioni della moglie cattolica e del Vescovo Leandro di Siviglia, egli abiurò l’Arianesimo suscitando la ribellione della Betica.

I Cattolici lo proclamarono Re ma le gerarchie ecclesiali censurarono la rivolta e lo dichiararono Usurpatore.

Leovigildo mandò Legati a sollecitarne la sottomissione ma il ribelle, lungi dal cedere, chiese l'aiuto di Svevi e Bizantini e nel 580 convocò a Toledo un Sinodo di Vescovi ariani che sancì l’adesione a quella confessione attraverso la sola imposizione delle mani e ordinò ai Sudditi cattolici l’immediata adesione. Alla violenta opposizione oppose una massiccia persecuzione che portò all'abolizione dei privilegi alla Chiesa romana, al bando e all’assassinio di gran parte del suo Clero.

Nel frattempo, col favore di Merida e Caceres, Ermenegildo si era rafforzato e aveva battuto due vote i Lealisti.

Contagiati dalla rivolta della Betica, erano insorti anche i Baschi: nel 581, Leovigildo li sconfisse e, pagata con trentamila monete d’oro la neutralità dei Cattolici bizantini, assediò Siviglia e ne sconfisse l’alleato suebo Miro.

Ermenegildo riparò a Cordoba.

Nel 584, fu arrestato, perdonato e esiliato prima a Valencia e poi a Tarragona, dove fu assassinato il 13 aprile 585 dal Duca Sigeberto, forse per ordine del suo stesso genitore. In quell’anno Andeca usurpò la corona sveva ad Eborico.

Leovigildo gli dichiarò guerra e lo sconfisse a Portucale e a Bracara, annettendo la Galizia; facendone una ulteriore Provincia visigota ed aprendo un conflitto con i Franchi, lungo i confini settentrionali del Regno.

Conversione al cattolicesimo

Secondo Giovanni di Biclar, nel 587 il nuovo Re visigoto Recaredo abbracciò il Cattolicesimo. Molta Nobiltà lo imitò, soprattutto nelle zone contigue a Toledo, mentre altre regioni insorsero: la Settimania si appellò a Gontrano che, prima fece un'incursione e fu battuto; poi, inviò il suo Luogotenente Desiderio, in appoggio ai ribelli. Tuttavia Recaredo li sconfisse. Una seconda rivolta anti-cattolica insanguinò la Lusitania e fu rapidamente sedata.

Nel III Concilio di Toledo, organizzato dal Vescovo cattolico Leandro, nel 589, si stabilirono i principi del nuovo Credo: il Re giurò fedeltà con una dichiarazione solenne conclusa da una omelia di Leandro: la Homilia de triumpho ecclesiae ob conversionem Gothorum. La nuova istituzione religiosa si dimostrò subito intollerante: conversione forzata degli ebrei e estirpazione dell'eresia ariana nel Regno.

I Visigoti tentarono invano di espellere dalla penisola iberica i Bizantini. Alla fine, con la mediazione di Gregorio Magno, fu concordato con l'Imperatore Maurizio di mantenere lo status quo.

Viterico tentò di restaurare l’Arianesimo ma, nell'aprile del 610, fu assassinato dalla fazione aristocratica dei Cattolici.

Il nuovo Re Gundemaro continuò la politica amicale con Teodeberto II d’Austrasia e Clotario II di Neustria, contro Teodorico di Burgundia.

Dal 1° luglio del 612, poi, il Sovrano Sisebuto rilanciò la Lex Romana di Alarico II, forte di ampie restrizioni in danno degli Ebrei.

Già Recaredo I aveva introdotto l'obbligo di battezzare i figli di coppie miste, ma ora si passò ad autentiche persecuzioni: nel 616, fu ordinata la conversione in massa e, quanti si fossero rifiutati, sarebbero stati espropriati dei beni.

In migliaia si rifugiarono nel Regno dei Franchi.

Sisebuto domò le rivolte basche e proseguì la guerra ai Bizantini iniziata da Gundemaro; verso il 616 conquistò Malaga e, sconfitto due volte il Generale Asario, accolse la richiesta di pace dell’Imperatore Eraclio I a condizione di poter annettere tutte le Province orientali, rinunciando solo alla Provincia atlantica occidentale. Confermata poi l’ostilità a Teodorico II, aprì relazioni col longobardo Adaloaldo.

In quegli anni, i Visigoti ripresero la lotta con i Bizantini, che ancora occupavano la zona costiera della Betica: prima manovrarono nell’area da Gibilterra a Cadice; poi, terminandola nel 629, condussero una vittoriosa campagna nell'Algarve, ricacciandoli in Nordafrica e riunificando la Penisola iberica.

Il grande sogno fu però realizzato da Suintila: consolidata l'autorità reale, divise il Regno fra il figlio Recimiro, la moglie Teodora ed il fratello Geila; ma l’opposizione fu energica ed egli dovette soffocare duramente varie congiure.

Tra il 631 ed il 633, vi fu una rivolta nel Sud/Ovest della penisola iberica, Betica e Lusitania: la guidava un tale Iudila, noto per due monete coniate rispettivamente a Merida e Granada, con la scritta Iudila Rex, ma che non è menzionato nell’elenco dei Sovrani visigoti.

In materia religiosa, in omaggio alle richieste diIsidoro di Siviglia, il Re vietò le conversioni imposte, ma non consentì ai Convertiti con la forza il ritorno al culto di origine.

Con i successori di Suintila, Chintila e Tulga i Vescovi del Regno aumentarono l’ascendente sulla Corona e di fatto guidarono il governo in direzione dei propri interessi.

Furono convocati a Toledo il V Concilio nel giugno del 636 e il VI Concilio nel giugno del 638: fu stabilito che il Sovrano dovesse essere Nobile e mai Chierico o Straniero; furono fissate le pene per le congiure contro il trono; fu deciso che le proprietà acquisite nella legalità da un Re non potessero essere confiscate dal successore; fu emanata una legge di veto, a quanti battezzati con rito cattolico, di risiedere entro i confini del Regno, conseguendone conversioni forzate ed esili.

Il clima d’instabilità fu aggravato da rivolte in Settimania e Gallaecia, iniziate dopo la deposizione di Suintila.

Rafforzamento dell’autorità centrale

Il 30 aprile del 642, il settantanovenne Chindasvindo capeggiò una rivolta a margine della quale fu eletto Re, secondo il canone n° 75 del IV Concilio di Toledo. Duro e determinato, piegò Clero e Nobiltà ordinando circa settecento esecuzioni per solo sospetto di complottismo. Nel VII Concilio di Toledo del 16 ottobre del 646, estese i provvedimenti anche al Clero; eliminò ogni opposizione; restaurò la Monarchia ereditaria associando al trono il figlio Reccesvindo e conseguì la reputazione di benefattore: assistito dal Vescovo Braulio di Saragozza, elaborò un Codice valido per i Visigoti e per gli Ibero/romani, riunendo le Leggi della Lex Romana Visigothorum e quelle di Leovigildo. Promulgato nel 654, fu detto Liber Judiciorum o Lex Reccesvindiana.

In quell’anno, sedata la ribellione di Froja, che fu sconfitto e arrestato, Reccesvindo convocò l'VIII Concilio di Toledo in cui fu codificato il Canone elettivo approvato nel IV Concilio.

Il 21 settembre 672, morto anche costui, parte della Nobiltà visigota riunita a Valladolid chiamò al trono l’anzianissimo Wamba e, poiché la scelta fu contestata dall’Aristocrazia di Nîmes e di Narbona, egli si fece consacrare dal primate di Toledo, proponendosi primo Re barbaro consacrato d’Occidente.

Wamba riorganizzò militarmente lo Stato e rese più ferma l'obbligatorietà del servizio militare per Clero e Nobili, con una legge del 673 aggiunta al Codice di Reccesvindo: quanti si fossero rifiutati di prestare servizio nell'esercito avrebbero perduto i diritti civili; lottò i Vasconi; intervenne in Settimania contro il Duca Paolo, autoproclamatosi Re a Narbona con l’appoggio del merovingio Re dei Franchi Childerico II; consigliato dal Primate Giuliano di Siviglia e deciso ad annientare la religione ebraica, ordinò il prelievo forzato dei bambini di quella etnìa per imporgli battesimo e nome cristiano.

Verso il 680, a causa delle sue Riforme fu deposto, costretto ad abdicare ed a cedere il potere al ribelle Conte Ervige, appoggiato dal Metropolita di Toledo Giuliano II, che lo unse Re: il XII Concilio di Toledo, contro i suoi appelli, legittimò l'usurpazione.

Ervige diminuì alcune imposte e ne abolì altre; revocò le tasse imposte da Wamba; continuò la politica persecutoria in danno degli Ebrei: dal 1º febbraio del 681 dette dodici mesi di tempo ai non Convertiti per farsi battezzare e nel 682 modificò alcune norme del Liber iudiciorum, che da allora fu detto Codice di Ervige.

Il successore, Egica modificò le norme ereditarie per il mantenimento del trono alla sua famiglia e varò ulteriori iniziative antiebraiche, ratificate dal XVII Concilio di Toledo.

Nel 698, il Califfo omayyade Abd al-Malik ibn Marwan designò Governatore del NordAfrica il Generale yemenita Musa bin Nusair, che completò la conquista dei territori berberi e potenziò la Flotta per sottrarre le Baleari ai Bizantini. Succeduto al padre nel 702 e consapevole delle tensioni create dalle persecuzioni, Witiza richiamò gli esuli e gli rese i beni espropriati. L'inizio del suo Regno coincise con la celebrazione del XVIII Concilio di Toledo, ma poco si conosce della sua attività politica. E’ noto che associasse al trono il figlio Agila II, cui aveva assegnato le Province Settimania e Tarraconense.

Verso il 708, vi fu un tentativo d’invasione degli Arabi di Ifriqiya che il Sovrano contenne, come contrastò anche quello bizantino di entrare in Penisola iberica dalle Baleari.

Quando egli si spense e il figlio gli successe nel 710, non tutta la Corte lo riconobbe e la parte dissidente elesse il Duca della Betica Roderico che, dovette affrontare anche il Clero partigiano di Agila.

Egli sconfisse il rivale che, con i fratelli Omundo e Artavasde e lo zio Vescovo Oppas, abbandonò Toledo e riparò in Nord-Africa.

La regione, convertita all'Islam, era governata dal Wali Musa ibn Nusayr.

Agila II si recò dal Governatore cristiano Giuliano di Ceuta, portatore di sentimenti di vendetta nei confronti dell'Usurpatore, che avrebbe violentato la bellissima figlia Florinda, e ne ottenne l'appoggio di Musa. Costui incaricò il wali berbero di Tangeri Tariq ibn Ziyad di fornirgli truppe e preparare l'invasione del Regno visigoto.

La conquista araba

Gli Arabi/berberi attraversarono lo stretto di Gibilterra nella primavera del 711: il 30 aprile, mentre Roderigo domava a Pamplona una rivolta basca aizzata da Agila II, le forze di T?riq occuparono la rocca e la città di Algesiras proseguendo per Cordova e sconfiggendo i Visigoti di Bencio, mentre il Re, in un mese di marcia forzata, raggiungeva la valle del rio Salado ed il lago Janda, vicino al Medina-Sidonia.

La battaglia decisiva, detta Battaglia del Guadalete, si combatté dal 19 al 26 luglio presso Cadice e si concluse con la disfatta di Roderigo.

Stando ai resoconti delle cronache arabe, i Visigoti furono passati a fil di spada e gettati nel fiume.

La vittoria musulmana fu resa possibile dal supporto di molti nemici del Re, in particolare il Vescovo Oppas, fratello del defunto Witiza, e spianò la via alla occupazione araba della Penisola Iberica.

Agila fu incoronato a Toledo ma i Musulmani, appoggiati dagli Ebrei, lo costrinsero a rifugiarsi al Nord. Egli incontrò il Condottiero Tariq ibn Ziyad che, non potendo confermargli la sovranità, lo rimandò al wali Musa ibn Nusayr, Emiro yemenita e Governatore del Nordafrica. Costui, a sua volta, ne rimise le sorti al Califfo omayyade di Damasco al-Wal?d I ibn ?Abd al-Malik.

Sempre nel 712 lo stesso Musa sbarcò in Spagna alla testa di diciottomila uomini e, sprezzante delle richieste di Agila, conquistò Siviglia e Merida; poi, giunto a Toledo, gli propose di riconoscersi suo vassallo, con l’impegno a restituirgli i beni.

Il Visigoto accettò e abdicò; ma i suoi delusi partigiani della Tarraconense elessero Re Ardo, mentre gli Omayyadi inglobavano Betica, Lusitania e parte della Galizia e della Cartaginense.

Il nuovo Re non poté arginare l’invasione della Tarraconense: Musulmani ed Ebrei piegarono la resistenza nel 717 a Girona e a Empúries. Entro quell’anno, tutta la Nobiltà gota arretrò in Settimania.

Nel 720, Ardo si ritirò a Narbona, assediata nel 721: vi perse la vita e la regione che, unita ad al-Andalus nel 725, divenne araba.

Forse un tal Pelayo avviò la Reconquista della Spagna nel 718, battendo gli Omayyadi a Covadonga e dando vita al Regno delle Asturie nel Nord: prima realtà politica cristiana della Penisola iberica dopo il collasso visigoto. I sopravvissuti, opponendosi alla confessione islamica, fuggirono nel Regno dei Franchi, dove in seguito giocarono un ruolo cruciale alla nascita dell'Impero di Carlo Magno.

Tavola degli eventi principali

395: Inizio del Regno di Alarico I.

401: Invasione visigota dell’Italia.

402: Sconfitta inflitta ai Visigoti nella Battaglia di Pollenzo, dal Generale Stilicone. Ad essa seguirà a Verona nel 403 un altro scontro che spingerà i Barbari verso l'Illiria. In questo anno, la capitale dell'Impero passa da Milano a Ravenna.

410: Messa a sacco Roma, essi si avviano verso l’Africa; ma la loro Flotta affonda ed il loro Re Alarico I muore a Cosenza, succedendogli il cognato Ataulfo.

412: I Visigoti risalgono la penisola e puntano alla Gallia.

415: Col Re Walia, ottengono da Roma l’Aquitania e la condizione di Federati.

416: Entrano in Spagna e sconfiggono Vandali ed Alani.

418: Ottengono da Roma la conferma dello status di Federati.

429: Ezio è nominato Comandante dell'esercito dell'Impero d'Occidente.

451: Il Re unno Attila invade la Gallia, ma è battuto da Ezio nella battaglia dei Campi Catalaunici. Al conflitto partecipano, a sostegno dei Capitolini, i Franchi e i Visigoti di Teodorico I che cade in campo.

456: Il Re degli Svevi Rechiaro è ucciso dai Visigoti, che si estendono sulla Penisola Iberica.

457: Avito diventa Imperatore con l’appoggio di Teodorico II.

468: Disfatta degli Svevi in Lusitania, che diviene parte integrante del Regno visigoto.

470 E’ emanato il Codice di Eurico.

475: I Visigoti controllano ora il Sud-Ovest della Gallia e la Penisola Iberica, tranne la sveva Galizia. L'Imperatore Giulio Nepote accorda ai Vandali le aree conquistate.

476: Mentre Odoacre depone Romolo Augustolo, ultimo Sovrano romano d'Occidente, Eurico conquista il Sud della Gallia fino ai confini con l'Italia e si consolida in Spagna.

477: I Visigoti tentano l'invasione dell'Italia, ma vengono condizionati da Odoacre. Si conviene un trattato garantito dall'Imperatore d'Oriente Zenone che riconosce la Provenza ai Visigoti e l'Italia a Odoacre.

506: La chiesa ariana visigota tiene un sinodo e Alarico II tenta un riavvicinamento con i Cristiani conciliari. Nello stesso anno il Re promulga la Lex Romana Visigothorum, ispirata dal Codice teodosiano.

507: Alarico II cade nella battaglia di Vouillè contro i Franchi di Clodoveo I, alleati ai Burgundi di Gondebaudo. I Visigoti perdono buona parte della Gallia e sono respinti verso la Penisola Iberica, dove trasferiscono il Regno e fissano capitale provvisoria a Barcino, prima di scegliere Narbona.

508: L'intervento dell’ostrogoto Teodorico il Grande nel Sud della Gallia respinge Franchi e Burgundi a Nord, conservando Provenza e Settimania: egli assume la reggenza per il nipote minore Amalarico.

525: Teodorico arresta il Papa che non riesce a mediare tra Visigoti e Bisanzio.

533: I Visigoti sconfiggono sui Pirenei i Franchi.

541: I Franchi vengono ancora respinti a Saragozza.

545 La capitale visigota viene spostata a Toledo.

554: Inizia il Regno di Atanagildo, alleato con Bisanzio contro il predecessore Agila I.

585: L’ariano Leovigildo conquista il Regno degli Svevi nel Nord/Ovest spagnolo.

587: Recaredo I abiura l'Arianesimo e abbraccia il Credo niceno.

589: Il Sovrano impone quella fede ai sudditi, al concilio di Toledo e archivia l’Arianesimo.

612: Sisebuto inasprisce le sanzioni contro gli Ebrei attraverso la Lex Romana di Alarico II.

629: Suintila è primo Re visigoto di Totius Spaniae.

654: Reccesvindo promulga un codice ispirato ai Fueros, già elaborato dal padre Chindasvindo, con l'aiuto di Braulio Vescovo di Saragozza. La Lex Reccesvindiana, o Liber Judiciorum, sostituì la Lex Romana Visigothorum e il Codice di Leovigildo con un ordinamento unico più affine al vecchio Jus romano che a quello ermanico.

672: Re Wamba è consacrato dal Primate di Toledo.

681: Il Conte Ervigio subentra a costui.

687: Inizio del Regno di Egica.

694: Comincia la politica antisemita.

698: Il Califfo omayyade ?Abd al-Malik ibn Marw?n, nomina governatore del Nord Africa il generale yemenita Musa ibn Nusayr, che completa la conquista dei territori berberi e si accinge a conquistare le Baleari, possedimento bizantino.

709: Deposizione di Witiza da parte di Rodrigo e guerra civile.

711: Invasione islamica e fine del Regno dei Visigoti dopo la Battaglia del Guadalete.

717: Re Ardo abbandona Barcellona e si ritira in Settimania.

721: Caduta di Narbona.

725: I Musulmani berberi, detti Mori, assumo il controllo dell’area iberica.

Bibliografia

P. Heather: The Goths

H. Livermore. Orígenes de España y Portugal

E. A. Thompson. Los godos en España

L. Montecchio, I visigoti e la rinascita culturale del secolo VII