Popoli

Wandili

di Ornella Mariani
I Wandili
I Wandili

Wandili

Detti anche Vandali, erano una tribù della Germania orientale affine a Burgundi, Goti e Longobardi.

Dopo una prima stanzialità nei territori tra il bacino dell’Oder e della Vistola, sotto la pressione di altre genti locali, scesero verso Sud; contrastarono e aggiogarono la Popolazione celtica dei Oboi e si insediarono nei territori di Slesia e Boemia, dando vita alla Confederazione dei Lugi, comprensiva di Burgundi, Rugi e Silingi.

Nel suo Germania, Tacito li raccontò dediti al culto del dio Tuitone.

Nella Historia Langobardorum, Paolo Diacono sostenne che, una volta in contatto con il suo Popolo, essi cambiassero il proprio nome: … Usciti dunque dalla Scandinavia, i Winili, sotto la guida di Ibore e Aione, giunti in una regione chiamata Scoringa, vi si fermarono per alcuni anni. In quel tempo Ambri ed Assi, condottieri dei Vandali, incalzavano con la guerra tutte le province vicine. Imbaldanziti dalle molte vittorie, mandano ai Winili messaggeri: che paghino i tributi ai Vandali o si preparino a combattere...

Sta di fatto che nel II secolo, all’interno della grande massa germanica, si verificarono mescolanze etniche che produssero anche mutamenti politici: Marcomanni, Quadi, Naristi, Cotini, Iagizi, Buri, sotto la spinta delle Genti orientali, adottarono sistemi sociali più evoluti riunendosi in coalizioni di tipo socio/militare e intervenendo sul limes renano/danubiano.

La trasformazione fu indotta anche dal confronto con la cultura imperiale romana, nella sua globalità: lingua, armi, organizzazione.

Alla fine, in mancanza di spazi da occupare, la violenta presenza di altre Gruppi migranti come Goti e Sarmati, costrinse quelli confinanti con l’Impero ad assalire le Province renano/danubiane.

Capofila dello sfondamento delle frontiere romane furono i Wandili, distinti in Asdingi, Silingi e Lacringi.

La prima prova di un loro scontro con l'Impero fu fornita da Cassio Dione Cocceiano e dalla Historia Augusta e si collocò nella fase delle Guerre marcomanniche, nel perdurare dei governi di Marco Aurelio, Lucio Vero e Commodo: gli  Asdingi mossero verso Sud/Est, guidati dai Re Raus e Raptus che  convennero il patto di stanziarsi a Nord/Est della Dacia, nel bacino carpatico.

La loro sconfitta impose ai Vandali di fornire Uomini armati all’Impero in qualità di Alleati, anche in seguito al decesso di Marco Aurelio nel 180; tuttavia, a far data dal 213/214, si registrarono ulteriori incursioni in Dacia e Pannonia inferiore e, intervenendo di persona, l’Imperatore Caracalla chiese il sostegno marcomannico.

Nel 248, i Vandali devastarono la Mesia inferiore a sostegno di una scorreria dei Goti, cui era stato negato il contributo annuo promesso da Gordiano III.

L’invasione fu contenuta dal generale Decio Traiano a Marcianopoli.

Nel 270, mentre l'Imperatore Aureliano era a Roma per ricevere dal Senato i pieni poteri, con Sarmati e Jagizi, essi irruppero ancora sulle sguarnite Province di Pannonia superiore e inferiore, ma furono annientati; costretti alla pace; obbligati a rientrare nelle loro terre nord/danubiane e a dare in ostaggio i figli, oltre ad un contingente di Cavalleria ausiliaria di duemila uomini.

Nel 276, s’inoltrarono ancora sui territori imperiali, assieme a Lugi e Burgundi e due anni più tardi fu, l'Imperatore Probo a sconfiggerli in Rezia, ove si erano insediati con altre tribù germaniche ribelli.

Al termine degli scontri furono accordate le stesse condizioni concesse ai Lugi ma, quando le tradirono ancora, i Romani presero anche il loro Condottiero Igillo.

Nel 281, reduce dall'Oriente, Probo li trasferì in territorio romano assieme a  Bastarni, Gepidi, Grutungi; ma le intese furono nuovamente violate.

Dopo varie scaramucce, nel 335, guidati da Visimar, i Vandali stanziali nella regione compresa tra il Marisus e il Danubio si batterono con i Goti di Geberico e ne furono sconfitti. I superstiti chiesero a Costantino I di essere ammessi nei territori dell' Impero e, stabilitisi in Pannonia, vi restarono tranquilli per oltre quarant'anni …obbedendo alle leggi dell'Impero come gli altri abitanti della regione….

Furono, pertanto, considerati Foederati e assolsero la funzione di cuscinetto fra l'Impero e le tribù della pianura sarmatica.

Nel 374, l’assassinio del Capo dei Quadi Gabinio da parte del Prefetto del Pretorio delle Gallie Massimino, infuriò tutto il fronte barbaro che si vendicò saccheggiando il territorio romano/danubiano: mancò poco che fosse catturata anche Flavia Massima Faustina Costanza, figlia di Costanzo II.

Dopo una fase di faticosa tregua, verso il 400 i Vandali Asdingi lasciarono la Pannonia alla ricerca di nuove terre: nel 401, già convertiti all'Arianesimo, irruppero in Rezia.

Non è escluso che, nel405, l'esercito gotico di Radagaiso, comprendesse anche Vandali Asdingi, Alani e Quadi.

Li sconfisse Stilicone sotto Fiesole.

L'anno successivo, con Alani e Suebi, essi presero a spostarsi lungo il limes a Nord delle Alpi, vicino ad Augusta, e si riunirono ai SIlingi con i quali raggiunsero il Reno ed affrontarono i Franchi.

Federati dell’Impero, costoro ne proteggevano i confini e avrebbero avuto ragione degli invasori, se essi non fossero stati rincalzati dagli Alani: a margine della vittoria, però, il capo vandalo Godigisel cadde in campo a Treviri.

Fu il caos.

Con le tribù di Asdingi e Silingi si scatenarono sul territorio gallico anche Svevi, Alani, Burgundi ed Alemanni ma, mentre questi ultimi si stanziavano in loco, i Vandali entrarono in Penisola iberica nel 409 quando, forse con la complicità del Governatore romano locale Geronzio, mirante ad istituirvi uno Stato autonomo, per oltre due anni si dettero a orrori d’ogni sorta.

Il Cronista Idazio raccontò che nel 411 occuparono la Galizia, mentre gli Alani prendevano la Lusitania e i Silingi la Betica, tutti traendo le Popolazioni locali in schiavitù.

L’intera Spagna, tranne l’area romano/tarraconense, fu occupata e lo Storico Procopio racconta che gli furono riconosciuti lo status di Foederati e un terzo delle proprietà imperiali, in cambio del giuramento di fedeltà.

I Vandali in Penisola iberica

A Godigisel successe il figlio Gunderico che guidò gli Asdingi oltre il Reno; rase al suolo Magonza; attraversò la Gallia e raggiunse i Pirenei lasciandosi alle spalle una scia di sangue e morte e riversandosi nella Gallia narbonense.

L’invasione ebbe una forza d’urto di enorme portata: per due anni le Genti vandale degli Asdingi, Silingi e Svevi e quelle non germaniche degli Alani devastarono le prospere campagne della regione e, occupata la Spagna, pretesero ed ottennero nel 411 il riconoscimento della conquista; lo status di Foederati e un terzo delle proprietà dell’Impero.

La pace, tuttavia, ebbe breve durata: nel 416, alla testa di un formidabile esercito, il Re visigoto Walia si presentò a nome dell'Imperatore a liberare la regione e in due anni annientò i Vandali Silingi. Il loro Capo Fredbal fu catturato e deportato a Ravenna e i superstiti si unirono agli Asdingi.

Fu, poi, la volta degli Alani il cui Re, nello stesso anno, morì in campo.

In cambio della protezione, allora, i suoi offrirono la corona al vandalo Gunderico: Rex Vandalorum et Alanorum.

Prima di attaccare i Suebi e gli Asdingi, Walia fu convocato in Gallia dal Generale Flavio Costanzo cui consegnò le Province recuperate di Betica, Lusitania e Cartaginense, ricevendo il consenso a insediare il suo Popolo nella valle aquitana della Garonna.

Nel 420, i Romani respinsero i Vandali in marcia contro i Suebi, arretrati sui monti asturiani e sulla Cordigliera cantabrica, e li confinarono in Betica, ove erano stanziati in precedenza i Silingi. Due anni dopo, però, guidati da Gunderico, essi batterono gli Imperiali; conquistarono vari porti iberici e si dettero alla pirateria attaccando,nel 425, le Baleari e la Mauritania mentre crollavano gli ultimi due avamposti romano/ iberici del Sud: Cartagena e Siviglia.

A Gunderico, morto nel428 aSiviglia, successe Genserico, figlio illegittimo di Godigisel, Re dei Vandali Asdingi, vissuto all'ombra del fratellastro Gunderico e dotato di grande talento politico e militare: egli accrebbe la ricchezza della sua Gente in Betica e decise di conquistare l’Africa romana, distante dagli attacchi romano/visigoti.

Nel volgere di un anno, liquidati i Suebi che avevano invaso la Lusitania, imbarcò a Julia Traducta il suo Popolo puntando alla Mauritania in rivolta, forse chiamato dal Generale capitolino Bonifacio, in contrasto col Generale Felice e con l’Imperatore Valentiniano III: terminata la traversata, conquistò Cesarea; occupò la Numidia nel 430; sconfisse i Romani asserragliati a Cirta e a Ippona.

L’Imperatore Teodosio II inviò una legione comandata da Aspar a supporto di Bonifacio, ma nel 431 Genserico assunse il completo controllo dell’area.

I Romani intensificarono le operazioni militari e, il 1° gennaio del 434, Aspar divenne Console di Cartagine.

La guerra sfiancò le parti inducendole a negoziati: il trattato di pace siglato ad Ippona l’11 febbraio del 435 riconobbe ai Vandali lo status di Foederati, ma non la formale cessione del territorio.

Genserico, tuttavia, si comportò come un Sovrano autonomo; destituì il Clero ortodosso ostile all’Arianesimo; autorizzò la pirateria razziando, con i Berberi, le coste siciliane; il 19 ottobre del 439 prese Cartagine; ridusse in schiavitù il Sacerdozio cattolico e la Nobiltà locale, confiscandogli i beni; s’impadronì di parte della Flotta navale romana d'Occidente e, nel 440, condusse brutali incursioni nel Mediterraneo devastando anche Sardegna, Corsica e Baleari.

Nel441, asupporto degli Occidentali, Teodosio II inviò un’Armata ma, quando a rincalzo dei Vandali si mossero Persiani ed Unni, essa rientrò a Costantinopoli.

Il Regno vandalo in Africa

Nel442, L'Imperatore d’Occidente Valentiniano III scese a patti con Genserico e, in cambio della restituzione della Mauritania, gli riconobbe autonomia e sovranità sulle terre conquistate: Numidia Cirtensis, Zeugitana e Byzacena.

La migrazione dei Vandali cessò: Cartagine divenne capitale del nuovo Regno e Genserico approvò una datazione che partiva dal 19 ottobre 439, data della presa della città.

Per i successivi trent'anni, malgrado le frequenti scorrerie nel Mediterraneo, le relazioni con l’Impero furono amichevoli.

In definitiva Genserico fu personaggio/chiave dell’ultimo periodo di vita dell’Impero romano d’Occidente e, in pochi anni, trasformò un insignificante e violento Popolo germanico in una delle più prestigiose Potenze del Mediterraneo.

Il potere conseguito dal Sovrano, dotato di rilevante genio politico e talento militare, è testimoniato dalla proposta avanzatagli nel 442 dal visigoto Teodorico I che, aprendo relazioni diplomatiche in chiave antiromana, offrì una propria figlia in sposa a suo figlio Unerico.

Il connubio fu sabotato dal Generale Ezio: con l’accusa di volerlo avvelenare, Genserico rispedì al padre l’improbabile nuora, con naso ed orecchie recise.

L’avvenimento spianò la via ad una più costruttiva ipotesi: le nozze dell’erede con una delle figlie di Valentiniano ma, benché poi sfumate, le relazioni tra l’Impero e il Regno vandalo restarono buone fino al 455.

Il 16 marzo di quell’anno, Valentiniano III, responsabile dell'assassinio di Ezio, fu a sua volta giustiziato dai partigiani di costui.

Non riconoscendo l'usurpatore Petronio Massimo, Genserico dichiarò decaduto il trattato di pace e salpò verso l'Italia.

Sbarcati a Porto e fiancheggiati da Guerrieri mauri, i Vandali marciarono su Roma.

Lungi dal combatterli, il sedicente Imperatore tentò la fuga ma fu ucciso da un Soldato della sua guardia.

Papa Leone I chiese che la città e i suoi atterriti abitanti fossero risparmiati: Genserico accolse l’appello e, contrariamente all’assunto storico, onorò l’impegno non consentendo eccidi, né devastazioni; rispettando le chiese e si limitandosi a spogliare il palazzo imperiale e a deportare Licinia Eudossia, vedova di Valentiniano; le figlie Placidia e Eudocia, che in seguito sposò Unerico;  Gaudenzio, figlio di Ezio, e vari Notabili capitolini ridotti in schiavità a Cartagine.

Il 9 luglio di quello stesso anno, fu Imperatore d’Occidente Avito a cercare invano il sostegno dell’Imperatore d'Oriente Marciano, per una campagna congiunta contro i Vandali: all’inizio del 456, Genserico si alleò con i Suebi di Rechiaro e, mentre costui invadeva i territori imperiali tarraconensi, attaccò le coste calabresi e siciliane. Tuttavia, ad Agrigento nel 456, fu sconfitto dal Generale Ricimero che annientò definitivamente la Flotta barbara.

Nel 458, anche il tentativo di formare in Gallia una coalizione anti/romana con Burgundi e Visigoti fallì, perché l'Imperatore Maggioriano, dopo averla sventato, superò i Pirenei; marciò su Saragozza e su Cartagena e, in maggio del 460, entrò in Mauritania.

Le richieste negoziali di Genserico, furono opposte dalla devastazione dell’area e dall’avvelenamento dei pozzi ma, quando i Vandali riuscirono a impadronirsi della Flotta capitolina ancorata a Illici Augusta, Maggioriano accettò l’armistizio.

Rientrato in Italia, morì a Tortona combattendo Ricimero il 7 agosto del 461.

Tra la fine del 463 e l’inizio del 464, ancora in guerra con l'Impero per il mancato riconoscimento dell’Imperatore Libio Severo e per il mancato accoglimento della richiesta di elevare al trono Anicio Olibrio che, avendo sposato Placidia, era genero di Unerico, Genserico si accordò con il Console della Gallia settentrionale Egidio per invadere l'Italia; ma la morte di costui vanificò il progetto e le relazioni tra Vandali e Impero restarono tesissime.

Nel467, l'Imperatore d'Oriente Leone I investì Antemio della tiara imperiale d’ Occidente e incaricò il Governatore dell’Illyricum Marcellino di attaccare Cartagine. L’iniziativa non riuscì e un risentito Genserico prese a devastare le coste dell'Illiria, dell’Epiro, della Grecia e di Alessandria d’Egitto.

Nel 468, il suo Regno fu obiettivo dell'ultimo sforzo militare dei due Imperi: mentre i Vandali venivano sconfitti in Tripolitania da Generali bizantini e perdevano la Sardegna per mano di Marcellino, il Sovrano aggredì a sorpresa l’Armata nemica di  Basilisco a Capo Bon.

Parallelamente Marcellino, pronto a salpare per Cartagine, fu assassinato da un suo subalterno.

Genserico restò padrone assoluto del Mediterraneo occidentale fino alla morte, regnando su un territorio dallo Stretto di Gibilterra alla Tripolitania.

Nel 474 concluse la pace perpetua con l'Impero romano d’Oriente; consentì a Zenone di riscattare  prigionieri e schiavi; accordò libertà di culto agli Ortodossi; permise la nomina di un nuovo Vescovo a Cartagine.

Per contro, nel 476 ebbe confermato il possesso di tutta la Provincia d'Africa, le Baleari, la Corsica, la Sardegna e la Sicilia.

Si spense il 25 gennaio del 477 ottantasettenne, lasciando un orgoglioso ricordo nel suo Popolo: aveva concesso diritto di fede ai Cattolici, ma aveva preteso che i collaboratori abbracciassero l’Arianesimo e aveva sollevato dalle tasse i Ceti deboli, oberando le ricche famiglie romane e il Clero.

Gli successe il figlio Unerico, inizialmente, tollerante anche nei confronti di quanti professavano il Credo niceno. In seguito, egli prese a perseguitare i Manichei prima di rendere difficile la vita anche ai Vandali convertiti cui confiscò i beni e irrogò la pena dell’esilio.

La contraddittoria politica si spinse al punto che, dopo aver consentito, il 1° febbraio del 484, un Concilio tra Vescovi ariani e cattolici, il 24 successivo emanò un decreto di veto di esercizio delle funzioni al Clero cattolico e di esproprio dei suoi beni, ceduti al Sacerdozio ariano. Ai Funzionari regi di fede ortodossa sottrasse la carica e decretò che, in danno di chi non avesse professato l’Arianesimo entro il 1º giugno successivo, sarebbe stata emessa la dichiarazione di eresia con ovvie conseguenze.

Le migliaia di persone insorte contro il provvedimento e sopravvissute a torture ed esecuzioni, furono deportate in Corsica, morendovi di stenti.

Il 23 dicembre primo Re dei Vandali e degli Alani, Unerico morì di peste e gli successe il nipote Gutemondo.

In quegli anni in cui, i più potenti rivali di costui: Visigoti, Ostrogoti e Bizantini erano presi da lunghe e sanguinose guerre, il Regno vandalo si avviava al declino.

Le vessazioni anticattoliche si attenuarono: nel 487, la più parte delle chiese ortodosse fu riaperta e il Clero esule rientrò.

Profittando del conflitto tra Odoacre e Teodorico, i Vandali tentarono di occupare la Sicilia donde nel 491 furono respinti dagli Ostrogoti che, da quel momento, non versarono più il contributo corrisposto dal 476 per il possesso dell'isola.

La decadenza

A Guntemondo successe l’imbelle fratello Trasamondo.

Sotto il suo governo, il Regno subì continui attacchi di Berberi e Mauri che erosero moltissima parte del territorio: anche la cruciale Leptis Magna fu saccheggiata e distrutta.

In politica interna, tuttavia, pur manifestando ostilità al Cattolicesimo, non attuò i metodi brutali dello zio, limitandosi a esiliarne il Clero.

Fatta un'alleanza con gli Ostrogoti, nel500 inseconde nozze, Trasamondo sposò Amalafrida, sorella di Teodorico: ella portò in dote la sicula Lilibeo e l'estremità occidentale della Sicilia.

Il sodalizio vacillò verso il 511, quando i Vandali sostennero il Re visigoto Gesalico, figlio illegittimo di Alarico II, considerato da Teodorico un usurpatore dei diritti di Amalrico, figlio legittimo proprio di Alarico II.

A Trasamondo successe il cugino sessantenne Ilderico che, primogenito di Unerico e Eudocia, aveva trascorso circa otto lustri a Costantinopoli, al seguito della madre ripudiata, e aveva mantenuto stretti rapporti con Giustiniano, al governo per conto dell'Imperatore Giustino I.

Non fu amato: lungi dal professare l’Arianesimo, egli si era convertito al Cattolicesimo e, peraltro, era disprezzato per la conclamata omosessualità. Ilderico richiamò gli esuli; restituì le chiese agli ortodossi; permise la nomina di un nuovo Vescovo cattolico a Cartagine; favorì la conversione di molti Vandali, suscitando la reazione della Nobiltà vandala e di Amalafrida, vedova di Trasamondo.

La ribellione si risolse in un massacro e l’arresto dell’ex Regina indignò Teodorico che, nel 526, allestì una Flotta per vendicare l'insulto; ma morì prima di salpare.

Ilderico delegò al cugino Hoamer le operazioni belliche necessarie a contrastare le insurrezioni dei Mauri, ormai padroni della Mauritania Tingitana, della Mauritania Sitifense, della Numidia meridionale e, dal 525, della Mauritania Cesariense esclusa Cesarea.

Nei suoi sette anni di governo subì molte sconfitte da parte berbera e perse la Tripolitania.

Nel 530 un colpo di stato lo depose e sostituì col cugino ribelle Gelimero, cui Giustiniano I intimò invano di insediare al trono l’usurpato: al rifiuto, siglata la pace con i Persiani, nel 532 dichiarò guerra ai Vandali, avvantaggiandosi della neutralità degli Ostrogoti e del conseguente uso delle basi siciliane; della rivolta del Governatore vandalo di Sardegna; dell’appoggio della Popolazione romana d’Africa.

Nell’estate del 533, comandati da Belisario, i Bizantini sbarcarono a Caput Vada e soverchiarono la resistenza locale.

Il 13 settembre, nella battaglia di Ad Decimum i Vandali furono annientati.

Il Generale marciò su Cartagine, capitolata il 15 ottobre, facendovi solenne ingresso con la moglie Antonia.

Il 15 dicembre si combatté lo scontro definitivo nella battaglia di Ticameron: cadde in campo Tzazo, fratello di Gelimero, e i tesori del Regno furono acquisiti dai vincitori che occuparono Ippona e tutto il territorio nemico.

Nel marzo del 534, sul monte Pappua, Gelimero si arrese.

Secondo Procopio di Cesarea, parte della Popolazione vandala fu deportata a Costantinopoli: il Regno vandalo fu liquidato e il suo Sovrano esiliato in Galazia.

I Bizantini accorparono all’Impero anche Sardegna, Corsica e Baleari e nel 548, sedate anche le ribellioni berbere e maure, la nuova Provincia d'Africa era pacificata.

Bibliografia

A. Saitta: Profilo di 2000 anni di storia - Giustiniano e Maometto